Le auto inglesi, come si sa, tengono la sinistra e hanno la guida a destra. Per 10 anni, dal 1997 al 2007, il primo ministro Tony Blair, leader di un partito di sinistra, elemento fondante della socialdemocrazia europea, ha guidato a destra: venuto al potere sull'onda del maggior cambiamento di opinione per oltre 100 anni non ha abolito le riforme favorevoli al mercato introdotte dai conservatori della Signora Thatcher, ma anzi ha continuato sulla medesima strada, semmai con qualche correzione che tenesse conto degli intessi dei ceti più poveri.

Per conseguenza, nel Regno Unito si è continuato a vendere di tutto a quasi ogni possibile compratore straniero: aeroporti e acquedotti, famose squadre di calcio, celebri marchi automobilistici e società di telecomunicazioni, imprese di fibre ottiche come la Marconi e grandi produttori di sigarette come Gallaher. Si sono però sviluppati banche, borse, fondi di investimento, fondi pensione, società assicurative. Anche per la scelta di puntare sulla sterlina e non adottare l'euro entrando nell'Unione Monetaria Europea, Londra è tornata a essere il centro finanziario del mondo (carta tematica), i capitali arabi e russi non si fidano troppo degli Stati Uniti e passano di preferenza di qui per andarsi a investire nell'economia globale. Si stima che l'"industria finanziaria" nelle sue varie sfaccettature, impieghi in Gran Bretagna oltre due milioni di persone, il che fa la maggiore attività economica del paese. Secondo National Statistics, l'ente statistico nazionale, il valore aggiunto dei servizi economici e finanziari è aumentato di quasi il 20 per cento tra il 2003 e i primi mesi del 2007 (!)

Si aggiungano le cosiddette "industrie creative" (pubblicità, design, informazioni, giornalismo, musica, televisione, spettacoli) e si comprenderà perché il settore dei servizi si stia ormai avvicinando ai tre quarti del prodotto interno lordo (Figura 1).  

L'agricoltura, efficiente e meccanizzata, copre poco più della metà dei bisogni alimentari del paese impiegando meno dell'1 per cento degli inglesi. Molti settori della  tradizionale industria mineraria e manifatturiera (carbone, acciaierie, automobili, eccetera) si sono fortemente ridimensionati o non esistono più. Siamo di fronte a una struttura economica molto moderna. Una delle conseguenze è che mentre il pil cresce sotto la spinta delle attività immateriali, le emissioni inquinanti diminuiscono per effetto della riduzione delle attività industriali più "sporche" (Figura 2). Tutti, o quasi tutti, trovano lavoro e la disoccupazione si riduce (Figura 3) a minimi storici.

Tutto bene, dunque? Qualche nuvola c'è. I servizi sociali sono stati ridimensionati, critiche piovono su sanità pubblica e scuole pubbliche; le tensioni etniche sono fortissime specie in alcune aree urbane e la capacità di integrazione degli immigrati è stata chiamata in causa dagli attentati alla metropolitana di Londra di due anni fa; le disuguaglianze di redditi e prospettive di vita sono aumentate; in Scozia fiorisce il separatismo. La posizione filo-americana di Blair e l'invio di un consistente contingente militare in Iraq hanno incontrato un malcontento crescente. Di fronte alla prospettiva di perdere le prossime elezioni, il partito laburista ha esercitato pressioni sempre più forti sul suo leader e alla fine Tony Blair, l'uomo di sinistra che ha guidato a destra, ha deciso di lasciare. Forse alla Gran Bretagna ora servirebbe un leader di destra che guidasse a sinistra, che potrebbe essere il nuovo leader conservatore, David Cameron; per ora, comunque, il potere è passato a Gordon Brown, ministro dell'economia dell'era Blair che potrebbe esser chiamato il suo "braccio sinistro", in quanto molto più sensibile alle istanze ugualitarie della base del partito. La "svolta" non si è fatta attendere: ritiro di una parte consistente del contingente militare britannico dall'Iraq e progetti per l'introduzione di un'imposta sugli stranieri che sempre più usano Londra come una sorta di paradiso fiscale.                                                 

                                                 Mario Deaglio 

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