Esteso per 3,3 milioni di kmq - dieci volte l'Italia - e secondo Paese più popoloso al mondo dopo la Cina con più di 1,2 miliardi di abitanti, l'India (Figura 1) è la prima democrazia al mondo e un gigante per dimensioni, popolosità e potenzialità.

La fotografia attuale vede l'India - nonostante una crescita del Pil per il 2011 pari al 6,9% - in una fase di relativo rallentamento: la crescita del Pil
(
Figura 2) registrata nell'ultimo quadrimestre del 2011 è pari a 6,1% (a prezzi costanti), inferiore, seppur di poco, rispetto alle previsioni (6,3%) e peggiore performance a decorrere dal secondo trimestre del 2009.
Tali "numeri" per il 2011 sono in netta controtendenza rispetto alle previsioni ben più rosee che il Primo Ministro Manmohan Sing aveva effettuato ad aprile (9%).

La produzione industriale (Figura 3) ha subito una frenata alla fine del 2011, facendo segnare ad ottobre -5% (i settori più colpiti sono stati quello minerario e il manifatturiero con -7,2% e -6%), anche a causa di una politica monetaria piuttosto aggressiva (cioè fortemente orientata al rialzo dei tassi d'interesse) da parte del Paese. L'indice ha ripreso vigore negli ultimi mesi del 2011, recuperando poi nei primi mesi del 2012.
Infatti, trainato dalla produzione manifatturiera (+8,5%), il valore enucleato di gennaio 2012 lascia ben sperare (+6,8%,  ben oltre le attese degli analisti che avevano stimato la crescita in +2,1%). Sono dati molto volatili, buon segnale sì, ma è ancora presto per sostenere una definitiva inversione di tendenza tanto più con una crescita globale così debole.

Come la produzione industriale, anche il commercio internazionale (Figura 4) è oggi in lieve ripresa in seguito alla contrazione del 2009. Infatti dopo una costante crescita di circa il 30% su base annua (in valori monetari) tra il 2003 e il 2008 che ha portato il valore complessivo a circa 520 miliardi di dollari, si è assistito a una brusca frenata di quasi il 20% nel 2009 per poi recuperare quota nel corso dei due anni successivi, 2010 e 2011. Il valore finale raggiunto è pari a circa 735 miliardi di dollari pari al 140% del valore pre - crisi.  

Lo "scatto" più interessante è avvenuto tra il finire del 2010 e i primi sei mesi del 2011 quando il valore dell'export è quasi raddoppiato.
A cavallo con il 2012 si è avuta una contrazione piuttosto consistente (-20%), mitigata dall'inversione di tendenza dei primi mesi del 2012. 

I principali prodotti importati sono minerali energetici (idrocarburi), pietre e metalli preziosi (gli indiani sono i più accaniti acquirenti d'oro) e macchinari, mentre sul versante esportazioni prodotti petroliferi, metalli preziosi, macchinari e prodotti chimici. I principali partner commerciali sono Europa (12%), Cina (10%) e Stati Uniti (7,5%) mentre l'Italia detiene appena l'1,5% dell'interscambio indiano.

Risulta quindi evidente come il deficit commerciale sia andato crescendo nel tempo passando da un saldo quasi zero nel 2000 a circa 140 miliardi di dollari nel 2011, con una prospettiva di consolidamento sostanziale per l'anno in corso. Il rapporto deficit commerciale / Pil si attesta nel 2001 al 7% dopo avere toccato nel 2008 il 10%.

 

 

Il deficit della bilancia commerciale è uno dei fattori che inibisce la risalita della rupia nei confronti del dollaro. La rupia, infatti, (Figura 5) ha subito in quest'ultimo anno un forte deprezzamento nei confronti del dollaro a causa di un aumento significativo della domanda della valuta americana, in seguito anche alla crisi del debito in Europa. La Reserve Bank of India è intervenuta sul finire del 2011 con una serie di interventi - acquistandone una grande quantità - che hanno sul finire del 2011 calmierato il cambio. La tendenza però per il 2012 è di nuovo al rialzo.

La stessa Banca Centrale è dovuta intervenire negli ultimi anni più volte per cercare di frenare un pericoloso elemento di squilibrio: l'inflazione
(Figura 2). Nel corso del 2010, la Banca Centrale ha di fatto innalzato il proprio tasso di riferimento 13 volte per affrontare il problema. L'indice dei prezzi al consumo è comunque oggi a livelli più rassicuranti di quelli del 2010 quando raggiungevano circa il 17%, anche se restano generalmente alti i prezzi dei generi alimentari specialmente di olio da cucina e latte. Il governo indiano si pone come uno degli obiettivi primari quello di "limare" ancora quasi un punto percentuale per giungere al 6%.

Alcuni sforzi sono stati compiuti per migliorare lo stile di vita della popolazione anche se non sono ancora sufficienti. Basti pensare che l'India (Figura 6) vede sì sensibilmente migliorare il proprio Indice di sviluppo Umano nel 2011, anche se comunque resta al 134° posto su 187 Paesi e peggiore se confrontato con quello degli altri Paesi Brics. L'indice di Sviluppo Umano, come si evince dal grafico di sinistra, le cui dimensioni analizzate sono salute, educazione e standard di vita, è direttamente proporzionale con la spesa che ogni Paese sostiene per la spesa sanitaria, ed evidentemente l'India non spende abbastanza in questo senso.

Se confrontiamo alcuni indicatori specifici indiani in particolare con la vicina Cina,  notiamo come, l'aspettativa di vita in India è di 64,4 anni, mentre in Cina di quasi dieci anni di più (73,5), la mortalità infantile è del 50 per mille in India, del 17 in Cina, gli anni di istruzione in media sono in India 4,4, in Cina 7,5, il tasso di alfabetizzazione è in India pari a 2/3 della popolazione, in Cina è del 94%, al livello dei Paesi Occidentali.
Uno dei problemi più gravi per l'India è una ampia percentuale di bambini che sono ancora vittime della denutrizione (alcuni dati parlano del 50% dei bambini) e alla carenza di sostegno medico: solo a 2/3 dei bambini sono stati somministrati i vaccini-base (contro difterite, pertosse e tetano). In Cina questi problemi sono quindi, e di molto, mitigati.

In conclusione quindi l'India è come un enorme elefante che si sta facendo largo e che corre - non senza zoppichii - a braccetto  con il dragone cinese verso la via della crescita.
La corsa è frenata dalla miseria, dalla malattia e dai ritardi strutturali del Paese che si possono trasformare però in enormi opportunità di investimento anche per gli investitori stranieri.
È interesse sia degli uni che degli altri che l'Elefante possa rafforzare i propri "piedi d'argilla" e correre spedito verso la via dello sviluppo.

                                              Rocco Paradiso

 

                                        

 

                                            

                                          

                              

Commenti

Comments are now closed for this entry