Dagli incendi alle urne elettorali

La Grecia classica era una terra di Dei ed eroi, di pastori e marinai; la Grecia moderna non ha più né Dei né eroi ma sta vivendo da un decennio un periodo di consistente crescita economica, che, se non la riporterà agli antichi fasti, le dovrebbe permettere di raggiungere, quanto meno, un livello di sviluppo compatibile con gli standard dell'Unione Europea, a cui aderì già nel 1981.

Essendo sostanzialmente un paese di isole e montagne, dove su quasi undici milioni di abitanti ben cinque vivono ad Atene o a Salonicco, le difficoltà ad  uniformarsi ad uno stile di vita più europeo non sono state poche, al punto che, nei primi anni successivi all'entrata nell'allora CEE, il PIL pro capite addirittura scese per un breve periodo, invece di salire come di solito avviene per i nuovi membri, spesso destinatari di generosi aiuti.

L'economia greca appare comunque in buona salute, con un prodotto interno lordo che si è assestato al 4,3% nel 2006 (Figura 1) e una crescita del reddito pro capite fra le migliori in Europa. L'inflazione, attualmente al 2,5% (Figura 2), è in lenta ma costante discesa, pur rimanendo ancora sopra i livelli dell'area Euro.

A dispetto del motto nazionale "libertà o  morte", la scena politica greca è curiosamente dominata dalle due famiglie Caramanlis (destra moderata) e Papandreu (sinistra), che - se si esclude il buio periodo della dittatura militare (1967-1974) -  da quarantacinque anni si alternano al potere. Le elezioni del 16 Settembre 2007 si sono inserite in questo copione, contrapponendo il partito conservatore Nuova Democrazia di Kostas Caramanlis ai socialisti del Pasok di George Papandreu. Caramanlis, premier uscente e facile vincitore delle elezioni del 2004, che interruppero undici anni di governo socialista, si è imposto con circa il 42% dei voti contro il 38,5% del rivale, un risultato che gli assicura una maggioranza buona, ma inferiore alle sue attese.

Sugli esiti elettorali hanno certamente influito i disastrosi incendi boschivi, in parte di origine dolosa, dell'estate appena trascorsa, che hanno provocato più di sessanta morti e devastato vaste zone del Peloponneso, lambendo la stessa Atene, nonché la villa al mare del Primo Ministro. Come sempre accade in questi casi, sono finiti sotto accusa la lentezza e l'impreparazione dei soccorsi e l'inadeguatezza delle successive misure per fronteggiare l'emergenza.

Al di là della fondatezza delle critiche (la Grecia ha il più vasto parco di aerei anti-incendio del sud Europa), la situazione è degenerata soprattutto a causa dell'eccezionale siccità nella zona, ennesima anomalia climatica foriera di disastri, e del forte vento che ha alimentato le fiamme causando il più grave disastro boschivo dell'ultimo secolo nel paese.

Il premier, intenzionato a far dimenticare la gestione approssimativa dell'emergenza in vista della consultazione elettorale, ha voluto indennizzare ognuno degli abitanti delle zone più colpite con tredicimila euro in contanti.

La mossa l'ha premiato solo in parte e molti voti, sia a destra che a sinistra, si sono indirizzati verso i partiti minori, come i Verdi e il partito xenofobo di estrema destra, che per la prima volta è entrato in Parlamento.

Caramanlis è stato probabilmente danneggiato anche dal grave scandalo finanziario della vendita sovrapprezzo di bond ai fondi pensione statali che, sempre in Agosto, ha indignato la Grecia.

Pur in un quadro che necessita di modernizzazione nella produzione industriale (Figura 3 e Figura 4) e nel mercato del lavoro e di snellimento burocratico, le riforme per il controllo della spesa pubblica sono state apprezzate a livello europeo e il vasto debito, accumulato sotto il governo socialista per le ingenti spese sociali e militari, è in calo (per la prima volta il deficit è sceso sotto il 3% dall'adozione dell'Euro).

Segnali positivi vengono dal settore dei servizi in rapida crescita, dalla liberalizzazione dei mercati finanziari e dalle esportazioni nel sud-est europeo; le Olimpiadi del 2004 sono state un punto focale nella crescita del paese e i suoi effetti benefici non si sono esauriti, come si temeva.

Gli strati sociali più deboli sono altresì stati pesantemente colpiti da queste stesse riforme, al punto che circa il 20% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. In merito a questa situazione l'attuale governo ha previsto l'istituzione di un fondo di coesione in aiuto di 500.000 greci indigenti che riceverebbero fino a mille euro all'anno dallo stato.

Per quanto riguarda la politica estera, i problemi più scottanti sono  rappresentati dai rapporti con la Turchia, (soprattutto nell'annosa questione di Cipro, lontana da una soluzione) e con la vivace area balcanica, dove la Grecia si pone come leader economico.

Il premier riconfermato dovrà ora mostrare di saper gestire un paese che aspira ad essere moderno, senza far ricorso a provvedimenti populistici e controllando le proteste di quella parte di popolazione di sinistra che, come in Francia e in Italia, mostra una crescente difficoltà a riconoscersi negli esponenti della sua parte politica.

                                                   Luca Deaglio 

 

 

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