"Il più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo": così i vertici dell'impresa energetica italiana Eni definivano, alla fine della rovente estate 2015, una scoperta in grado di mettere in ebollizione le acque del mare nostrum.
Si tratta di Zohr, il giacimento gigante di gas naturale che le trivelle di Eni hanno scoperto nelle acque egiziane, a 1450 metri di profondità nel blocco di mare denominato Shorouk (Figura 1). Una sezione di acque su cui Eni detiene il permesso al 100%, dopo che la vittoria in una gara internazionale competitiva del gennaio 2014 ha portato all'accordo con il Ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS).
E l'importanza della scoperta sta nella quantità di idrocarburi che Zohr conserva: i suoi 100 chilometri quadrati di estensione, infatti, conterrebbero un potenziale stimato di 850 miliardi di metri cubi di gas (5,5 miliardi di barili di petrolio equivalenti).
Una stima che cresce già nelle prime settimane di settembre, quando l'AD di Eni, Claudio Descalzi, annuncia la scoperta di un secondo giacimento al di sotto di quello principale, che conterrebbe altre risorse, come petrolio e condensati.
Un annuncio che sa di vittoria per l'azienda italiana, presente in Egitto dal 1954 e primo operatore internazionale nel paese nel 2014, con una produzione di idrocarburi pari a 206.373 barili di petrolio equivalenti al giorno (Figura 2). L'ENI è anche il primo produttore internazionale del continente e trae dall'Africa oltre la metà della sua produzione totale di greggio e gas naturale. E proprio l'Africa (Figura 3 e Figura 4), secondo il World Energy Outlook 2014 pubblicato da IEA (International Energy Agency), supererà la Russia entro il 2040 (Figura 5) diventando il primo esportatore di gas nel mondo.


Un annuncio che tuttavia ha rallegrato anche il governo egiziano, sempre più incapace di domare la crisi energetica che negli ultimi anni ha colpito il paese. Infatti, il disordine politico e sociale degli ultimi anni, così come la concessione, da parte dei governi che si sono succeduti, di ingenti sussidi alla popolazione hanno spinto l'aumento della domanda di energia , malgrado un leggero calo dal 2014, in un paese che già da tempo era il maggior consumatore di gas naturale del continente africano (Figura 6).
All'aumento dei consumi si è aggiunto il calo della produzione interna - altra conseguenza dei disordini iniziati nel 2011 – e il paese, un tempo esportatore, si è visto costretto a importare sempre più risorse energetiche con costi altissimi. Una situazione che ha inoltre innalzato il debito nei confronti delle imprese straniere, divenuto presto una ulteriore 'spada di Damocle' sul bilancio del paese.
E così, la produzione di gas naturale dell'Egitto, che fino a pochi anni fa era il secondo produttore del continente africano, è diminuita costantemente tra il 2009 e il 2013 (Figura 7), mentre a settembre del 2014, secondo quanto riportava il quotidiano egiziano 'Ahram Online', le esportazioni di gas naturale erano calate dell' 81,4% rispetto all'anno precedente. Una perdita netta di circa 80 milioni di dollari per le casse del Cairo in un solo anno (18,1 milioni di dollari contro i 97,1 milioni di dollari del settembre 2013).

Una situazione che la scoperta di Eni potrebbe aver capovolto, rendendo l'Egitto la maggiore potenza energetica della regione mediterranea (Figura 8). Non è un caso, di conseguenza, che il Cairo stia spingendo per iniziare la produzione già dal 2017, sebbene le stime di Eni siano più caute. Una volta a regime, il gas prodotto da Zohr dovrebbe coprire il 65-70% della produzione egiziana, inondando il paese di 70-80 milioni di metri cubi di gas al giorno.
Una prospettiva, questa, che spinge il governo egiziano a definire al più presto i canali di esportazione per la preziosa risorsa: il Cairo infatti dovrà a breve vagliare la possibilità di connettersi con gasdotti direttamente a Cipro, e  raggiungere attraverso l'isola il mercato europeo, o in alternativa di utilizzare il gasdotto già esistente con Israele.
E sebbene Descalzi auspichi la creazione di uno hub energetico del Mediterraneo che coinvolga i tre paesi, diverse perplessità rimangono sulle possibilità che i giacimenti di Israele e Cipro entrino effettivamente in funzione. Da un lato, infatti, difficoltà interne nella scena politica israeliana e alcuni contrasti internazionali stanno impedendo lo sfruttamento del maxi giacimento Leviathan, mentre analoghe dinamiche stanno inibendo la produzione del giacimento Afrodite nelle acque di Cipro.
Secondo diversi analisti, l'attivazione del maxi giacimento egiziano potrebbe sbloccare l'impasse produttiva negli altri due paesi del Mediterraneo orientale.

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