La crisi strutturale che sta affliggendo l'Europa ha colpito a sorpresa anche l'Olanda, paese da sempre gravitante nella sicura orbita della potente vicina Germania, membro fondatore della Comunità europea e uno dei pochi nel continente a poter contare su una valutazione di "tripla A" grazie alla sua disciplina di bilancio, peraltro messa ora in parte in discussione.

La crisi, politica ed economica, ha portato alla caduta del governo Rutte, prima appoggiato e poi scaricato dal partito razzista e xenofobo del PVV. In soli due giorni, con il supporto di tre partiti minori, una nuova coalizione, guidata dallo stesso Rutte,  ha deciso una pesante manovra da 14 miliardi, necessaria per portare il deficit di bilancio dal 4.6% al di sotto del 3% richiesto da Bruxelles, presentandola  alla Commissione Europea entro la scadenza di fine Aprile.

Ma la notizia che ha destato maggiore curiosità e che dà la misura di come in Europa non ci siano più certezze sotto nessun aspetto, è stata l'annuncio del prossimo divieto per i non residenti di acquistare droghe leggere nei rinomati coffee shop del paese, un provvedimento che certo non aiuterà l'economia e che pone interrogativi su termini tanto di moda quali liberismo e liberalismo.

L'economia olandese è tuttora prospera e aperta e tradizionalmente, da secoli, dipende in gran parte dal commercio estero. Sue caratteristiche principali sono solide relazioni industriali, disoccupazione e inflazione moderate, un debito pubblico sotto controllo e un importante ruolo di hub all'interno dei sistemi di trasporto europei.

Storicamente, dal 1989 al 2011, il PIL è cresciuto a un'invidiabile media annuale del 2,47%, con un picco del 5,8% nel Dicembre 1999, mentre la crisi mondiale ha colpito con puntualità nel 2009 ( -4,8% nel Giugno) e fa sentire tuttora il suo peso. Gli ultimi due trimestri, infatti, hanno fatto registrare valori negativi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente,  in modo non dissimile da quanto è avvenuto in Italia (Figura 1).

Tale caduta è da mettere in relazione con il rallentamento della crescita della produzione industriale, la cui variazione ha avuto segni negativi nell'ultimo trimestre del 2012 e che anche ora è prossima allo zero, forse a causa di un cattivo posizionamento di alcune grandi società olandesi. 

Gli ultimi dati resi noti dalla World Bank stimano il PIL pro capite a 26.558 dollari USA nel 2010 (Figura 2), in lieve calo rispetto al record storico del 2008, ma il valore, calcolato in base alla parità di potere d'acquisto, sale a 42.255 dollari USA nello stesso 2010. Una cifra considerevole, che pone il paese al diciassettesimo posto nella classifica mondiale stilata dalla CIA, ma preceduta solo da Norvegia, Stati Uniti e Svizzera se si considerano i paesi occidentali più importanti (l'Italia è al 45° posto…).

Non altrettanto entusiasmanti sono però i dati più recenti sul saldo dei conti pubblici del paese, che, dopo anni con valori anche positivi, è ora decisamente in rosso.
Il debito pubblico è salito oltre i valori usuali, come in gran parte dei paesi europei, raggiungendo il 63,7% nel 2011
(Figura 3).  Dal 2010, inoltre, il deficit di bilancio del governo oscilla intorno al 5% del PIL.

La bilancia commerciale olandese (Figura 4) è in ripresa dopo un brusco calo nella seconda parte del 2011, con un saldo positivo nel Gennaio 2012 di 4,1 miliardi di euro. L'interscambio di merci, come detto, rimane la vera e propria anima di questo piccolo (16,6 milioni di abitanti nel 2010) ma industrioso paese, per un valore complessivo di circa due terzi del PIL. L'Olanda è il quinto più grande esportatore di gas naturale ed esporta inoltre soprattutto prodotti alimentari e agricoli; grazie all'elevata meccanizzazione, l'agricoltura olandese fornisce infatti grandi surplus che possono essere destinati all'industria alimentare ed esportati
(Figura 5). I Paesi Bassi sono al terzo posto al mondo per valore delle loro esportazioni agricole.

Le importazioni d'altra parte riguardano principalmente macchinari, attrezzature per i trasporti, prodotti chimici, carburanti e vestiario. Il principale partner è sempre l'Unione Europea, a cui sono rivolte il 75% delle esportazioni, con Germania, Belgio, Francia e Regno Unito  ai primi posti, e da cui proviene il 56% delle importazioni, per il resto dipendenti da Cina e Stati Uniti, oltre che dalle ex colonie con le quali i rapporti sono tuttora stretti, anche se non facili.

Il Suriname è indipendente dal 1975 e da anni crea notevoli problemi di politica estera, mentre nell'ottobre 2010, in seguito a referendum, le Antille Olandesi si sono divise: le isole di Bonaire, Saba e Sint Eustatius (isole BES) sono diventati comuni a statuto speciale dei Paesi Bassi, mentre Curaçao e Sint Maarten hanno ottenuto lo status di nazioni costitutive del Regno, con una propria Costituzione e un Parlamento, ma sotto il potere della Regina.

L'inflazione è in tendenziale aumento dal 2010 (Figura 6), attestandosi al 2,4% in Aprile e, per quanto contenuta, è pur sempre sensibilmente superiore a quella di un anno fa (1,5 %).

Destano forse più preoccupazione l'andamento della disoccupazione
(Figura 7), che è cresciuta fino all'attuale 6%, un valore doppio rispetto a quello di dieci anni fa, e, in particolare, il livello del debito privato, il più alto in Europa.
Si calcola che l'olandese medio sia indebitato per circa il 250% del suo reddito, in seguito al crollo del mercato immobiliare e al costo della sanità che in Olanda, dopo la riforma del 2006, è un sistema a gestione privata e non più pubblica, basato sull'obbligo per ogni cittadino di assicurarsi contro gli infortuni e le malattie, attraverso l'acquisto di un'assicurazione sanitaria privata base.

Il paese dovrà comunque risolvere anzitutto la crisi politica, prima che la situazione degeneri nell'ingovernabilità come è accaduto al vicino Belgio, ma anche a Italia e Grecia.

La crisi sta infatti facendo salire il debito a un ritmo molto regolare e molto allarmante: 2-2,5 per cento all'anno. Tale andamento è probabilmente dovuto alla riduzione delle entrate fiscali determinata dalla crisi stessa e all'aumento delle uscite dovute al sistema di sicurezza sociale (sussidi a una disoccupazione in aumento).

La nuova coalizione  del Partito Popolare (VDD), vincitore delle ultime elezioni, con i protestanti del ChristenUnie, i verdi del GroenLinks e i liberal-democratici del D66 dovrà affrontare probabilmente la seconda recessione in tre anni nel paese. I provvedimenti più discussi e impopolari sono l' aumento dell'imposta sui consumi dal 19% al 21%, la sospensione di una serie di esenzioni fiscali sui mutui, una nuova tassa sui conti bancari, il blocco dei salari dei dipendenti pubblici e delle forze dell'ordine, un aumento delle tariffe delle già costose assicurazioni sanitarie e l' incremento dell'età pensionabile, cavallo di battaglia di molti governi europei in questo periodo.

Anche qui, dunque, la cura seguirà il modello italiano e la campagna elettorale per le prossime elezioni di settembre sarà dominata dai temi economici, con la parola magica "crescita" ripetuta come un mantra per esorcizzare lo spettro del downgrading da parte delle agenzie di rating.

Sapranno gli olandesi, amanti delle biciclette ma abituati alle pianure, pedalare anche in salita?

                                                   Luca Deaglio

                                              

 

                                            

                                          

                              

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