Il Kenya è considerato uno dei più affascinanti paesi africani (vedi Carta tematica); la parte occidentale rientra nella macroregione dei Grandi Laghi e comprende la Great Rift Valley, una fossa tettonica che attraversa l’Africa per oltre 5000 km da nord fino al Mozambico, la cui diramazione etiope-keniana è ritenuta da alcuni la culla dell’umanità dalla quale la razza umana mosse per popolare il mondo. All’interno si innalzano degli estesi altipiani (che raggiungono i 5199 metri del monte Kenya, seconda cima dell’Africa), terra d’origine dell’etnia Kikuyu oggi al potere, nonché dei formidabili corridori che spesso dominano le gare di atletica di fondo e mezzofondo. A est, dopo aver attraversato splendidi parchi e riserve naturali, dove ebbero origine i safari, si raggiunge la costa sull’Oceano Indiano, divenuta negli anni un’ importante zona turistica, celebre per l’enclave italiana di Malindi e il porto di Mombasa.

E’ un paese che vuol essere vetrina di democrazia e di prosperità in un’Africa troppo spesso dilaniata da tensioni etniche, un esempio di come il raggiungimento dell’indipendenza (vedi Cronologia) possa dar vita a una società stabile politicamente e con rapporti quasi pacifici fra le 43 tribù presenti nel suo territorio.

Purtroppo i risultati delle elezioni presidenziali di fine 2007, nelle quali il presidente uscente Mwai Kibaki ha battuto il rivale dell'opposizione Raila Odinga di misura, ottenendo così un nuovo mandato quinquennale, hanno scatenato violenze nel paese mostrando al mondo che le difficoltà keniane sono ben lungi dall’essere risolte. Fra accuse di brogli e reciproche incomprensioni, i due leader sono riusciti a innescare antiche rivalità etniche, usate per camuffare lo scontro politico. Il risultato è stato micidiale: i Luo e altre tribù minori, sostenitrici dell’Orange Democratic Movement (ODM) di Odinga, hanno dato vita a un’insurrezione, contenuta a stento nella capitale Nairobi, ma presto degenerata nell’interno del Kenya. I Kikuyu, il più grande gruppo etnico, legati al Party of National Unity (PNU) di Kibaki, sono stati oggetto di una selvaggia caccia all’uomo, che ha causato circa mille vittime, oltre a un numero imprecisato di sfollati che tuttora cercano di sfuggire alla rabbia degli avversari.

In realtà frizioni fra le due etnie si ripetono quasi dopo ogni consultazione elettorale, ma la violenza in questo caso è stata così repentina da evocare lo spettro del vicino Rwanda.

Il buon senso e le mediazioni della comunità internazionale sembrano aver placato le manifestazioni più virulente, ma la situazione è tuttora ad alto rischio. Non essendo il Kenya la potenza economica favoleggiata (il reddito pro capite è di circa 1.200 dollari, fra i più bassi al mondo), questa situazione rischia di avere serie ripercussioni su un paese comunque ancora povero, malgrado anni di stabilità politica. Gli investimenti esteri sono inferiori a quelli diretti verso altri stati africani, le risorse naturali non sono particolarmente ricche e il settore manifatturiero deve fronteggiare la concorrenza asiatica.Il turismo è un settore sempre più importante (Figura 3), con entrate che nel 2007 sono state stimate in 945 milioni di dollari.

La crescita del PIL  nel 2007, il 6,3% in più rispetto all’anno precedente (Figura 4), sembrerebbe indice di un paese in buona salute, ma in realtà tutti gli altri indicatori economici sono al di sotto della media degli altri stati sub-sahariani, benché proprio nel 2007 siano ripresi, dopo una lunga pausa legata ai timori sulla corruzione, i finanziamenti di IMF e Banca Mondiale. L’inflazione è ancora molto alta, anche per gli standard africani (Figura 5). L’agricoltura resta di primaria importanza (caffè, tè, grano…) e contribuisce per circa un quarto al PIL, ma il 2007 è stato un anno difficile, a causa della siccità, soprattutto nelle zone centrali.

Lo scudo e le lance guerriere raffigurate nella bandiera nazionale sono ora pericolosamente reali: la situazione politica pare dominata dal caos, altri scontri tribali meno pubblicizzati minano la pace e il tasso di diffusione dell’HIV è fra i più alti al mondo. La stessa Malindi, porzione di paradiso africano plastificato, sterilizzato e sorvegliato ad uso degli occidentali, è stata proprio di recente teatro dell’omicidio di un giovane italiano a scopo di rapina. Il fatto che il padre del candidato democratico alle elezioni presidenziali statunitensi Barack Obama sia di origini keniote non è altro che una nota di colore in questi giorni cupi.

                                                   Luca Deaglio

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