Organizzare un viaggio, che sia di piacere o di lavoro, in Israele (Figura 1) significa pensare, oltre al mezzo da utilizzare per giungervi e dove alloggiare, anche ai mille conflitti che sono in corso e a come cercare di starne lontano - a meno che di professione non si faccia il giornalista "dal fronte". Quali conflitti? Ad esempio quello "infinito" con la Palestina e quello con l'Iran,  il cui Presidente Ahmadinejad non esita a lanciare invettive contro lo Stato di Israele: "Sradicatelo!".

Esiste però anche il "caso di successo" Israele in campo economico. Tra il 1990 e il 2000 il tasso di crescita medio annuo del Pil israeliano (Figura 2) si attesta intorno al 6%, contro il 2,8% delle economie avanzate e il 6,1% delle economie asiatiche di nuova industrializzazione. Negli ultimi anni si registra una flessione culminata nel 2009 (-0,1%) a cui sta seguendo una lenta ripresa, che proietta i dati del 2010 a un più "rassicurante" 2,4%.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro (Figura 3), se da un lato non vi sono state grosse variazioni per il reddito pro capite negli ultimi anni, dall'altro si può registrare una notevole erosione del tasso di disoccupazione nel medio periodo (-20% tra il 2003 e le proiezioni del 2010), contro un incremento nel breve (+39% tra il 2008 e il 2010).

La composizione del Pil israeliano è simile a quello delle economie più sviluppate: i Servizi - specie quelli finanziari e per l'impresa - rappresentano il 65% del Pil, contro il 32% dell'Industria e il 3% dell'Agricoltura (Figura 4).
Sono proprio i servizi alle imprese insieme a una forza lavoro ad elevato livello di istruzione e politiche ad hoc (leggasi ad esempio i quasi trenta incubatori hi-tech), a favorire da un lato la nascita e lo sviluppo di start up e dall'altro l'insediamento di nuove e importanti  imprese provenienti dall'estero.

Alcuni esempi? Microsoft, Cisco, Motorola, Intel, HP, Siemens, General Electric, Philips Medical, IBM e Google. Mentre tra quelle israeliane ricordiamo tra le altre la Teva Pharmaceuticals, uno dei maggiori produttori di farmaci generici al mondo, che ha recentemente acquisito per 3,6 miliardi di euro Ratiopharm, uno dei leader europei nel settore, e per 7,4 miliardi di dollari l'americana Barr.

Come accennato, una delle ricchezze maggiori di Israele è la qualità del proprio capitale umano. Ecco alcuni dati: tasso di alfabetizzazione pari al 97,5%, maggior numero al mondo di laureati pro capite specie nelle discipline tecnico-scientifiche; maggior numero di pubblicazioni scientifiche e di brevetti pro capite. Inoltre, Israele occupa il terzo posto per numero di imprenditori pro capite, è il secondo mercato per venture capital (in rapporto al PIL) dopo gli Stati Uniti, detiene il record mondiale del rapporto fra pil e ricerca e sviluppo (4,6 %). Qualche anno fa si definiva Israele come una delle più avanzate knowledge economies a livello globale e la "nuova Silicon Valley". Quest'accostamento è in parte oggi già superato poiché all'Information Technology si è aggiunta la nuova realtà dell'Energy Technology, le energie rinnovabili, tra cui il fotovoltaico.

 

 

Relativamente al commercio internazionale, Israele evidenzia un saldo positivo, anche se in flessione nell'ultimo anno (Figura 5). Gli Stati Uniti sono il principale Partner commerciale, Paese verso cui sono indirizzate un terzo delle esportazioni e da cui importa - in termini di valore - il 12% delle merci (Figura 6).
A seguire Belgio, Hong Kong, Cina Svizzera e Germania.

L'interscambio con l'Italia (Figura 7) è oggi in rallentamento dopo un periodo di crescita nel medio periodo: tra il 2006 e il 2008 +13% per le esportazioni (Figura 8) e +22% per le importazioni (Figura 9).
Tra i principali prodotti di interscambio commerciale, per quanto riguarda le importazioni dal nostro Paese il 31% deriva da prodotti chimici e il 23% da coke e prodotti petroliferi.
L'Italia esporta principalmente macchinari (17%), prodotti in metallo (12%), coke e prodotti petroliferi (12%).

Una nota positiva riguarda la Borsa, visto che l'Indice Tel Aviv sta tornando ai massimi livelli di fine 2007, mostrando da maggio 2009 una crescita costante        (Figura 10).

Tra i problemi di Israele vi è l'inflazione che si è attestata nel 2008 oltre il 4,5% per poi scendere al 3,6% nel 2009.
Il dato è particolarmente rilevante se si tiene conto del fatto che questa rilevazione viene effettuata in un periodo di recessione economica. Hanno principalmente inciso alcune decisioni governative: introdurre l'applicazione dell'imposta sul consumo d'acqua, aumentare l'IVA di un punto percentuale (dal 15,5% al 16,5%), l'imposta sulla benzina e sulle autovetture di nuova immatricolazione.

Altro problema, specialmente per un'economia come quella Israeliana votata al commercio internazionale visto il ridotto mercato interno, è il rafforzamento nell'ultimo anno dello shekel nei confronti di dollaro (+9,5%) ed euro (+5,5%), considerato eccessivo per le ovvie ripercussioni sull'export israeliano (Figura 11).

Per concludere, se non sarà così semplice almeno per il momento realizzare il "sogno" del Presidente del Consiglio Berlusconi di vedere Israele nell'Unione Europea, più facile potrebbe essere assisterne l'ingresso nell'OCSE. Tuttavia, non si registrano ancora sostanziali passi in avanti nella pacificazione dell'area, condizione necessaria per l'investitura.

Alla risoluzione dei conflitti Israele dovrà dare risposta entro dicembre 2010, e non più entro maggio come inizialmente previsto. Il segretario generale dell'Organizzazione Gurrià ha infatti posticipato la decisione definitiva sull'entrata di Israele nell'OCSE di qualche mese. Sarà sufficiente questo slittamento per la risoluzione dei conflitti nei territori?

                                              Rocco Paradiso

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