Devi comprare casa, ma non hai un euro né alcuna garanzia? No problem, l'erogazione del mutuo sarà comunque immediata: siamo in Irlanda!
O perlomeno, così avveniva fino a pochi anni fa quando il mercato immobiliare era "drogato", le banche concedevano mutui al 100% - anche senza garanzie - e il governo e i mass media spingevano a comprare.

L'Irlanda ha avuto almeno fino al 2007 uno sviluppo con tassi di crescita al di sopra della media dell'Area Euro, disoccupazione ai minimi storici, benessere - il reddito pro capite ha toccato quota 47.000 euro - consumismo, investimenti immobiliari. Poi, però, qualcosa è cambiato e oggi, dopo anni di pace sociale, i lavoratori sono tornati in piazza a manifestare il malcontento diffuso e le preoccupazioni circa il futuro.

L'attuale situazione irlandese è da imputare soprattutto all'esplosione della bolla immobiliare, favorita dal rapido aumento dei redditi e dalla disponibilità di finanziamenti a basso costo erogati appunto nel periodo più florido dell'economia irlandese. I prezzi degli immobili - fortemente sovrastimati durante il periodo di boom - hanno subito un calo notevole. E naturalmente aumentano le aziende insolventi nel settore edilizio (e non solo).

L'esplosione della bolla immobiliare ha portato il sistema bancario ad essere fortemente sottocapitalizzato e al default Anglo Irish Bank, terzo gruppo bancario del Paese. La ricapitalizzazione del sistema bancario ammonterebbe ora a circa 50 miliardi di euro (poco meno di un terzo del PIL), di cui  25 - 35 miliardi utilizzati per Anglo Irish Bank. Per supportare il sistema bancario i costi fiscali necessari saranno notevoli. Ciò ha spinto Standard&Poor's, Moody's e Fitch a peggiorare il rating sovrano dell'Irlanda da AA- ad A+ (Figura 1).
Ed  al momento è una ipotesi non remota che le autorità irlandesi debbano chiedere aiuto a FMI e Unione Europea per affrontare e concludere queste operazioni con successo.

Il debito pubblico ha naturalmente subito una forte impennata (Figura 2) a partire dal 2007, tornando a livelli di circa 12 anni fa.
A livello internazionale si denota una certa "diffidenza" rispetto alle operazioni di salvataggio del Paese. A fine settembre l'Irlanda ha collocato 1,5 miliardi di euro di debito pubblico contestualmente a quanto hanno fatto altri due Paesi che navigano in "acque mosse", Grecia e Spagna. Tra i tre Paesi l'Irlanda ha fatto fatica poiché ha dovuto fare impennare i rendimenti delle obbligazioni: i titoli a 4 anni sono stati collocati a un tasso medio di 4,8% (da 3,6% dell'emissione di agosto 2010) e quelli a 8 anni del 6% (contro il 5%).

Il Prodotto Interno Lordo ha fatto "il passo del gambero" dopo avere raggiunto i massimi storici nel 2007 (Figura 3): l'arretramento ha infatti portato il pil ai livelli del 2005, come per l'Italia. Il Fondo Monetario Internazionale, nel recente World Economic Outlook  di ottobre, ha previsto una limitata ripresa a partire dal 2011 (Figura 4).

L'inflazione, che in Irlanda negli anni passati era aumentata ad un ritmo maggiore rispetto agli altri Paesi dell'area dell'euro, si è progressivamente ridotta, per effetto della contrazione della domanda interna, dell'aumento della disoccupazione e della diminuzione dei prezzi internazionali di alimentari ed energia. Da gennaio 2009 l'inflazione risulta negativa e almeno per il 2011 secondo le previsioni del FMI dovrebbe restare tale.

La disoccupazione nel Paese è aumentata fino a superare il 13%
(Figura 5). La fiducia è in calo - aumenta la propensione al risparmio - visto che l'attesa è di un ulteriore aumento della disoccupazione nei prossimi 12 mesi.
Se a questo aggiungiamo gli ultimi dati relativi alla produzione manifatturiera che ha visto ridurre il livello di attività (a settembre la prima contrazione dopo sette mesi positivi) , si affaccia lo spettro della stagflazione, "malattia economica" derivante appunto da un calo della produzione e un calo generalizzato dei prezzi.

 

 

 

Per quanto riguarda il commercio internazionale (Figura 6) si hanno alcuni segnali incoraggianti: nel terzo trimestre del 2010 le esportazioni - che costituiscono il 50% del Pil - di beni (in particolare prodotti farmaceutici e chimici) e di servizi hanno registrato il record storico a livello trimestrale. Il commercio internazionale irlandese è fortemente legato alle oscillazioni euro/dollaro rispetto a quei Paesi europei il cui interscambio maggiore avviene nell'"arcipelago" dell'area Euro. Gli USA (Figura 7) infatti sono il principale cliente, assorbendo il 21% dell'export totale, e sono uno dei principali fornitori (17%), dopo la vicina Gran Bretagna (35%).

Dai dati ufficiali dell'Ufficio Centrale di Statistiche (CSO) l'Italia risulta all'ottavo posto sia per il lato esportazioni (con una quota di mercato del 3%) che importazioni (la quota è del 2%). L'interscambio bilaterale (Figura 8) nel 2008-2009 ha subito un drastico ridimensionamento rispetto solo a qualche anno fa: nel 2005 è stato di 5,5 miliardi di euro contro i poco più di 2 nel 2010. Quali i settori colpiti per l'export italiano? Naturalmente quelli legati al comparto "edilizia abitativa" come gli apparecchi ad uso domestico (-53%) e i mobili (-57%). In generale si è comunque assistito a una pesante contrazione in tutti i settori.

Gli Investimenti Diretti Esteri sono stati e potrebbero essere per il futuro uno dei principali traini dell'economia irlandese. L'Irlanda è infatti passata da nazione quasi priva di manifattura locale e da un limitato spirito imprenditoriale a uno dei maggiori esportatori pro capite al mondo. La maggior parte degli IDE in Irlanda proviene da imprese USA: secondo i dati dell'agenzia governativa IDA, nel 2008 su un totale di 1000 multinazionali presenti in terra irlandese, 464 erano statunitensi.
I settori in cui operano maggiormente sono l'Information Technology, il farmaceutico, il sanitario, con un'attenzione crescente negli ultimi anni a quello dei servizi.

Perché tanto interesse da parte degli investitori internazionali nei confronti dell'Irlanda? Il Paese offre una serie di vantaggi fiscali quali un regime favorevole dell'imposta sui profitti societari (l'aliquota è del 12,5%, una delle più basse al mondo), l'esistenza di finanziamenti per progetti di investimento in loco, crediti di imposta al 25% per nuove attività di ricerca e sviluppo, una legislazione favorevole per la tutela dei brevetti intellettuali.

Inoltre, il Paese offre una buona qualità della vita, un ambiente ricettivo e favorevole agli affari e la disponibilità di forza lavoro giovane (Figura 9), di madre lingua inglese, qualificata e produttiva che ha saputo sviluppare delle competenze nelle discipline tecnico scientifiche così da incontrare le esigenze delle imprese straniere. La popolazione irlandese è tra le più giovani d'Europa con oltre il 33% della popolazione sotto i 25 anni e il 21% tra 0 e 14. Attenzione, però. Molti di questi stanno emigrando in cerca di una nuova vita, delusi dalla triste parabola che ha colpito la "tigre celtica".

In conclusione, l'Irlanda si trova indubbiamente in difficoltà e la ripresa non sembra essere così vicina. Appare però credibile pensare che l'apice più basso della parabola si sia già toccato e che lentamente si stia riprendendo la strada della crescita. Le prospettive di superamento della crisi a livello globale e la conseguente ripresa dei commerci internazionali risultano essere fondamentali per un Paese che ha nelle esportazioni una quota importante del Pil. Oltre a ciò saranno determinanti le forza straniere in terra irlandese: gli IDE potranno essere la chiave di svolta. Ma se la crescita in passato è stata decisa e rapida, oggi la ri-nascita sarà non priva di incertezze e lenta. La tigre irlandese procederà a passo da tartaruga.

                                              Rocco Paradiso

                                                                            

 

 

 

 

 

 

 

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