Il 2 ottobre è stata dichiarata dalle Nazioni Unite la giornata mondiale per la non-violenza. Quale ricorrenza ricorda questa data? La nascita del Mahatma Gandhi che vide la luce nel 1869 in una nazione colonizzata dalla Gran Bretagna.

Oggi l'India è la più vasta democrazia del mondo governata da un'altra Gandhi, Sonia, politica indiana di origini italiane. Che Paese è l'India oggi?
Ecco qualche numero. È estesa 3,3 milioni di kmq, ha 1,1 miliardi di abitanti (circa 1/6 della popolazione mondiale), un tasso di crescita medio del Pil negli ultimi 5 anni dell'8%, ma anche tassi di disoccupazione e di inflazione annui che si aggirano  intorno al 7%, e la bilancia commerciale in rosso per circa 80 milioni di dollari.

E ancora: 2/3 della popolazione trova sostentamento dall'agricoltura e 1/4 della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Il reddito pro capite indiano è sì aumentato negli ultimi anni e si attesta oggi intorno ai 3.000 dollari (Figura 1), ma  i livelli sono ancora molto lontani non solo dalle economie avanzate ma anche dai Paesi Emergenti.

L'economia indiana è a dir poco eterogenea: dalla tipica agricoltura dei villaggi alle coltivazioni più moderne, dall'artigianato alle industrie più diverse fino ai servizi per le imprese. Se è vero che anni addietro ci si insediava in India per i bassi costi, oggi lo si fa per la qualità delle risorse umane e le conoscenze tecniche, specialmente in alcuni settori trainanti tra cui quello dell'Information Technology.

Bangalore sta fiorendo, al punto di essere definita come "Silicon Valley dell'India", "Fashion Capital dell'India" e così via. Il distretto di Bangalore conta 6 milioni di persone ed è la sede per 10.000 imprese; inoltre Bangalore è la quinta città più grande dell'India e quella che cresce al ritmo più sostenuto dell'Asia.
Qui lavorano circa 150.000 ingegneri IT , contro i circa 120.000 della Silicon Valley; qui le grandi multinazionali della tecnologia hanno stabilito i loro quartieri generali e i loro laboratori più moderni (Intel, Texas Instruments, Cisco, Samsung, Microsoft ad esempio); ed è proprio qui che oltre un terzo del lavoro di sviluppo software delle multinazionali USA viene svolto.

Su queste basi, l'India ha costruito un intero sistema in grado di accogliere e sviluppare forme di out e International sourcing sempre crescenti, dalla semplice catalogazione di dati fino, come detto, alla progettazione, sviluppo e manutenzione del software. Nelle forme più evolute questa industria comprende anche i cosiddetti IT enabled services, i servizi fruibili attraverso il web globale. Quella che inizialmente si configurava come l'esternalizzazione di attività circoscritte è diventata gradualmente un fenomeno che ha riguardato interi processi: il Business process outsourcing (Bpo). Diffusissimi inoltre i call center di società occidentali, e back office di banche e assicurazioni.

E il settore secondario? Si sta consolidando, frutto soprattutto degli accordi con partner esteri che hanno delocalizzato e investito proprio qui per i motivi descritti in precedenza: semplificando bassi costi e altissima specializzazione del personale.
Alcuni esempi? Finmeccanica ha da poco annunciato che saranno fatti nuovi importanti investimenti nel sito produttivo del partner Tata per assemblare un nuovo modello di elicottero. Fiat Group Purchasing, divisione Fiat dedicata all'acquisto di forniture, ha in programma l'acquisto di 1 miliardo di dollari di componentistica auto nel 2010, contro quella prevista per il 2009 pari a 450 milioni di dollari. E ancora FIAT ha lanciato a giugno la Grande Punto prodotta nel grande stabilimento congiunto Tata Motors.

Non solo produzione in India, bensì anche distribuzione. Ad esempio Oviesse, marchio del gruppo Coin che fattura circa 800 milioni di euro l'anno, intende aprire 190 store in cinque anni nel Paese Asiatico. I principali marchi della gioielleria mondiale, quali Bulgari e Cartier hanno qui aperto negozi, poiché i consumi sono in forte crescita.
E, naturalmente, potremmo andare avanti.

 

Il settore primario, che ha visto diminuire nel corso degli anni il proprio peso sul PIL nazionale, sostenta oltre due terzi della popolazione anche se la maggior parte dei fondi coltivati ha estensioni molto limitate.

A causa dell'incognita che riguarda la stagione monsonica e che interessa direttamente l'agricoltura del Paese, le previsioni di aumento del Pil restano caute: +5,9% il tasso di crescita reale del Pil secondo le stime dell'OECD, valore vicino a quello del nuovo "Celeste Impero", la Cina (Figura 2), che si conferma locomotiva mondiale. Sono dati ancora migliori rispetto al recente World Economic Outlook di ottobre del FMI, dove le previsioni di crescita si attestano intorno al 5,4%. Dal raffronto dei tassi di crescita del Pil, si può vedere come l'India dovrebbe nuovamente essere in grado di trainare lo sviluppo economico mondiale nei prossimi anni (Figura 3).

L'inversione di tendenza è coincisa con le elezioni legislative di aprile-maggio che hanno dato ampio mandato a Sonia Gandhi, leader del partito del Congresso, e all'economista e premier Mahmohan Singh escludendo dalla maggioranza le sinistre contrarie alle politiche di liberalizzazione economica.
Questa vittoria è stata salutata i giorni dopo la sua elezione con un +17,3% alla borsa di Mumbai che ha causato la chiusura delle contrattazioni per eccesso di rialzo.

A luglio la produzione industriale ha registrato un aumento del 7% dopo un'accelerazione record di giugno del 7,8%. È il settore dei beni durevoli, quali automobili e veicoli commerciali, che ha dato i primi segnali positivi avendo patito in precedenza la diminuzione dei consumi e la stretta creditizia.

Per quanto riguarda il commercio internazionale, sono in ripresa importazioni ed esportazioni, che dalla forte  contrazione di inizio 2009, mostrano ora segnali incoraggianti.
I valori dell'import (Figura 4) fanno registrare un +49% rispetto a marzo 2009, e quelli dell'export (Figura 5) +33% rispetto gennaio 2009, quando la crisi ha paralizzato le economie mondiali e ridotto i flussi commerciali "da" e "per" l'India.

Altri indici ci fanno riflettere sul fatto che "il peggio sia passato" e che la "locomotiva non sia più in frenata".

Il CPI, Indice tendenziale dei Prezzi al Consumo, è previsto in netto calo: dal 4,5% del 2009 al 3% dell'anno successivo, segnale che l'India si sta riprendendo dall'inflazione record degli ultimi tempi con tassi a due cifre. Dall'altra parte, il WPI (l'Indice dei Prezzi all'Ingrosso) recentemente introdotto dalle autorità indiane, mostrerebbe segnali di ripresa da valori intorno allo zero per il 2009 al 3,5% del 2010, segnale di "economia in movimento".

Il tasso di disoccupazione è in diminuzione rispetto agli anni passati: oggi è al 7%, contro valori ben più elevati, solo nel 2005, pari al 9,2% (Figura 6).  

In conclusione, è opportuno soffermarsi sulle parole del Primo Ministro indiano al G20, nuovo organismo politico dove porre le basi per la governance mondiale, che ha voluto sollecitare un forte messaggio contro il protezionismo nel commercio, nei servizi, negli investimenti e flussi finanziari.
Lo stesso Singh ha anche lanciato un segnale ottimistico: l'economia mondiale, seppur non ancora fuori pericolo, ha mostrato segnali di recupero rispetto a inizio anno e la stessa India ha ripreso ad accogliere flussi di capitali costituendo nuovamente una destinazione interessante per gli investimenti.
La locomotiva è ripartita?

Rocco Paradiso

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