Il Giappone è zona sismica e per questo motivi i residenti non ci avranno fatto caso più di tanto, ma le elezioni politiche giapponesi a cavallo fra agosto e settembre hanno provocato un vero e proprio terremoto: dopo più di 50 anni di gestione governativa da parte del Partito Liberale (LDP), di impostazione conservatrice, l'ultima tornata elettorale ha registrato il successo del Partito Democratico (DPJ),  la cui visione politica, sostanzialmente centrista, presenta però non poche aperture "a sinistra".

Ci sono non pochi elementi in base ai quali si può sostenere che l'esito elettorale nipponico si presenta come un terremoto sul fronte politico, sociale ed economico. In prima battuta, l'esito numerico delle elezioni sottolinea la più pesante sconfitta dell'LDP (che è passato da 408 a 119 seggi in parlamento), a testimonianza dell'umore scontento degli elettori nei confronti della gestione "conservatrice" del Paese.

In seconda battuta subentra la considerazione che, proprio in virtù della "voglia di cambiamento" espressa dai cittadini, la nuova maggioranza cercherà di esasperare le differenze con il passato, introducendo non poche novità nella politica governativa: da una gestione (LDP) filo-statunitense e sbilanciata verso l'iniziativa privata, è presumibile che si passerà ad una nuova gestione (DPJ) che punterà a riconsiderare i rapporti con gli USA e a privilegiare l'intervento pubblico, per rispondere a esigenze di sicurezza e di eguaglianza sociale.

Infine, l'esito elettorale sbriciola, per la prima volta, il cosiddetto triangolo di ferro fra Governo (finora in mano all'LPD), burocrati e mondo delle grandi aziende (spesso multinazionali). L'esperienza degli ultimi 20-30 anni ha dimostrato che, dei tre vertici di tale triangolo, il Governo si è dimostrato quasi sempre la parte più debole, cedendo al tornaconto delle altre due componenti e facendo "pagare" il conto ai cittadini, in termini di servizi sociali non adeguati in quantità e qualità.

Il nuovo esecutivo, insediato il 16 settembre, sarà guidato da Yukio Hatayama (62 anni) e di fatto comprenderà tutti i maggiori esponenti del DPJ più i leader di due piccoli  partiti (Nuovo Partito Popolare e Partito Socialdemocratico) che completano la maggioranza politica.
A giudicare dal programma di Governo, l'Esecutivo si impegna a intervenire a fondo per modificare le prassi su cui si è poggiata per decenni la gestione del Paese.

Oltre al Premier, due sono le figure chiave del nuovo esecutivo: il Vice-Premier Kan ed il decano del Governo, il 77enne Fujii, nuovo Ministro delle Finanze.
Al Vice-Premier Kan è stato affidato il compito di riportare in ambito politico la definizione delle priorità, comprese quelle di bilancio, sottraendole al mondo della burocrazia, che invece le aveva gestite per decenni. Il decisionismo di Kan da un lato depone a favore del successo in tale campo, dall'altro ispira qualche timore di reazioni di "rigetto" da parte dell'establishment burocratico giapponese.

La nomina di Fujii, che in passato ha già ricoperto il ruolo di Ministro delle Finanze, pare proprio rispondere all'esigenza di rassicurare gli investitori internazionali, intimoriti dalle possibili ripercussioni sul bilancio pubblico della nuova stagione welfariana. Fujii ha esordito affermando che "ci sono vantaggi (per l'economia giapponese, ndr) a mantenere uno Yen "forte", posizione che rappresenta una novità assoluta. In passato, infatti, l'attenzione della autorità monetarie giapponesi ha tendenzialmente cercato di favorire una "strisciante" svalutazione dello Yen, specie nei confronti del Dollaro, per rispondere alle esigenze della aziende automobilistiche, interessate a migliorare la competitività dei loro prezzi di vendita tradotti in Dollari USA.

Grazie invece ad un cambio stazionario su posizioni di relativa forza, la politica economica di Fujii sembra puntare a mantenere bassi i prezzi interni, al fine di favorire la ripresa dei consumi come primo anello della generale ripresa economica nazionale. 

Stupisce un po' questa inattesa attenzione per calmierare i prezzi interni visto che il Giappone (Figura 1) è noto per la sua deflazione: probabilmente con uno Yen forte la deflazione sarebbe risultata ancora più accentuata. Non è però chiaro quale sarebbe stato il riflesso sull'andamento del PIL (Figura 2), che tutto sommato si è ben comportato negli anni scorsi.

Di fatto lo nomina di Fujii dà un preciso segnale al mondo finanziario internazionale: nonostante le prossime scelte welfariane, non ci si deve aspettare un immediato inasprimento fiscale (come suggerirebbe la logica, al fine di compensare i nuovi buchi di bilancio), ma invece si lasceranno le risorse finanziarie in mano ai cittadini per alimentare una ripresa della domanda. Una volta ripartita l'economia, sarà il maggior reddito prodotto a generare flussi fiscali adeguati alle esigenze del bilancio pubblico.

Meno "tranquillizzante" (nell'ottica dei mercati internazionali) appare invece la nomina di Kamei, leader del Nuovo Partito Popolare, a responsabile dell'attività bancaria e postale: Kamei è stato un oppositore storico della riforma, introdotta nel settore da Koizumi, uno dei precedenti Premier, e si teme che la virata possa risultare davvero molto netta. Kamei pare abbia ventilato l'ipotesi di congelamento dei prestiti concessi alla piccole imprese e ciò ha notevolmente "spaventato" i titoli del comparto bancario alla Borsa di Tokyo.

Il nuovo Ministro dell'Industria, Naoshima, è un ex sindacalista e il mondo aziendale nipponico, specie nella fascia delle multinazionali, ha i nervi tesi a fronte delle promesse elettorali di riduzione della flessibilità del lavoro e di maggiori rigidità nel controllo delle emissioni inquinanti.

Spostandoci su uno scenario più internazionale, uno dei capisaldi della politica del nuovo Governo pare sia l'evoluzione del rapporto con gli Stati Uniti. Il Premier ha parlato di un rapporto che da "passivo" dovrà diventare "attivo", senza maggiori specifiche in merito. Tuttavia la nomina di Kitazawa alla Difesa è emblematica, poichèsi tratta di un personaggio che, in passato, si rivelò un feroce oppositore della missione in Iraq. La leader del Partito Socialdemocratico, Signora Fukushima, cui è stato assegnato il Ministero delle politiche familiari e di tutela dei consumatori, è una nota "pacifista", che ha già chiesto la revisione del rapporto con gli USA.

La Banca del Giappone (BoJ) ha sostanzialmente espresso gradimento per le posizioni del Governo in termini di politica economica e di gestione del cambio, in particolare. Il Governatore Shirakawa si è allineato alle posizioni del Ministro delle Finanze, affermando che un cambio forte potrebbe spingere al ribasso i prezzi nel breve termine, ma nel lungo termine ciò collaborerà al rilancio dell'economia.

Tuttavia non tutti la pensano nello stesso modo. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), in un quadro di generale miglioramento delle sue stime (Figura 3), non ha invece recepito dei veri segnali positivi nelle previsioni economiche sul Giappone. Rispetto all'output dell'aprile scorso, le previsioni FMI sul PIL mondiale limano la contrazione 2009 da -1,4% al -1,3% e aumentano invece la crescita mondiale del 2010 dal 2,5% al 2,9%. Mentre le stime FMI per il 2010 incamerano dei miglioramenti sia per gli USA che per l'Europa, per il Giappone l'FMI si limita a ridurre la contrazione 2009 a -5,4% (aprile: -6%), mentre l'aumento 2010 è rimasto inalterato a +1,7%, stesso valore previsto nell'aprile scorso.

A prescindere dalle titubanze dell'FMI, le prospettive economiche giapponesi di medio termine paiono però orientate verso una progressiva (seppur non "intensa") ripresa (Figura 4): il PIL dovrebbe spostarsi progressivamente verso l'obiettivo di una crescita annua del 3,3% (pari ai migliori livelli annui del triennio 2003-2005). L'inflazione (Figura 5), secondo quanto affermato dalle autorità monetarie giapponesi, dovrebbe risalire (target 2013: 1,3%), spingendo al rialzo i tassi monetari (1,5%).
Lo Yen potrebbe portarsi a 85 contro Dollaro con una rivalutazione del 10% circa rispetto ai livelli 2009.

                                                 Carlo Crovella

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