Kazakistan, Azerbaijan e Kirghizistan (parte prima)

Nei prossimi due articoli, andremo a scoprire alcuni dei Paesi che hanno fatto parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e che sono situati tra Europa ed Asia. Cominciamo con Kazakistan, Azerbaijan e Kirghizistan.

Il primo di questi, anche per dimensioni e “peso economico” è il Kazakistan
(Figura 1)
: dopo la Russia è infatti per estensione geografica la seconda delle repubbliche ex sovietiche ed il nono Paese al mondo con 2,7 milioni di chilometri quadri (nove volte la superficie italiana). Il Paese nei secoli passati è stato un crocevia di popoli, un mix di tribù nomadi turche e mongole conquistato dalla Russia nel diciottesimo secolo e nel 1936 diventato parte della Repubblica Sovietica. Con il frantumarsi dell’URSS, il Paese ha conquistato l’indipendenza, proclamata il 16 dicembre 1991, ed ha aderito alla Comunità di Stati Indipendenti.

Da allora è presidente in carica Nursultan Nazarbayev, rieletto dopo le elezioni del 2011 quando ha ottenuto più del 90% dei voti, un vero e proprio plebiscito. Ma esistono dubbi sulle modalità attraverso le quali sia riuscito ad ottenere tale risultato: l’OCSE infatti, e la voce non è la sola, ha evidenziato irregolarità durante lo svolgimento delle consultazioni. Il regime – formalmente è una repubblica presidenziale - è qualificato dagli osservatori internazionali come autocratico e affetto da nepotismo e corruzione tanto da assimilarlo, insieme agli aspetti economici che tratteremo, alle monarchie petrolifere del Golfo.

Sono trascorsi quindi vent’anni di presidenza e probabilmente molti altri ne passeranno poiché nel 2007 Nazarbayev ha modificato la Costituzione permettendo a se stesso di ricandidarsi per un numero illimitato di mandati. Il provvedimento è di fatto stato previsto ad personam poiché ne potrà usufruire solo lui e non i suoi successori che avranno la possibilità di ricoprire la carica solo per due volte. La stabilità di governo che ne consegue negli ultimi mesi è stata messa in discussione da una serie di attentati di matrice islamista e da una impennata di proteste di piazza che hanno visto promotori specialmente gli operai del settore petrolifero scontenti delle proprie condizioni.

Petrolio, appunto. Il Paese è fortemente legato alle proprie risorse energetiche naturali, possedendo il 3% delle riserve mondiali di petrolio (occupando l’11° posto a livello mondiale), l'1% del gas naturale (14° posto) e altre risorse minerarie (uranio, ferro, rame, zinco).
E la capacità estrattiva del Paese sarà incrementata notevolmente dal pieno sfruttamento del giacimento di Kashagan (Figura 2), che sarà operativo, salvo ritardi, nel 2013.

Si può dire in sostanza che tutta l’economia del Paese ruoti intorno alle risorse: il 90% delle esportazioni del Paese derivano dalla vendita di gas e petrolio (per il 75%) e dei metalli (15%), il 50% delle entrate fiscali derivano proprio da queste risorse che assorbono anche i tre quarti del flusso degli Investimenti Diretti Esteri.

Negli anni più difficili della crisi, la contrazione degli afflussi di capitale e dei proventi delle vendite della materie prime ha causato “smottamenti” in alcune banche del Paese che si erano fortemente indebitate con l’estero (nel 2007 il debito estero delle banche era di 47 miliardi di euro) per intervenire finanziariamente a sostegno della richiesta di credito proveniente principalmente dal settore immobiliare e dalle famiglie. Tali difficoltà si sono tradotte nel 2010 nella ristrutturazione del debito per alcune banche (due di interesse nazionale, BTA e Alliance Bank e due minori, Temir Bank e Astana Finance).

Dopo il 2008 e il 2009 in contrazione (+3,2% e +1,2%) rispetto ai precedenti tassi di crescita del Pil (Figura 3), che hanno fatto registrare valori anche superiori al 10% (10,7% nel 2006), il 2010 e il 2011 sono stati anni di netta ripresa (+7,3 e +7,5%), che hanno beneficiato dell’incremento dei prezzi delle commodities - principale driver della crescita - e le proiezioni per il 2012 restano su livelli piuttosto alti rispetto alla media mondiale (+5,9%).

Il tasso di inflazione (Figura 4) dopo avere toccato i picchi del 2008/2009, ed essersi sostanzialmente stabilizzato nel corso del 2010/2011, nei primi mesi del 2012 è sceso ulteriormente portandosi al 5,1% in febbraio, al di sotto della fascia obiettivo posta tra il  6 e l’8%.

La buona riuscita della ristrutturazione del debito delle banche, il surplus corrente piuttosto ampio, la presenza di un “robusto” Fondo Sovrano (Samruk Kazyna Fund),  che recentemente – tra l’altro – è entrato nel capitale di Unicredit, la crescita dell’economia sostenuta e una inflazione controllata hanno portato le Agenzie di Rating S&P e Fitch a un upgrading del debito sovrano rispettivamente da BBB a BBB+ e da BBB- a BBB.

L’Azerbaijan (Figura 5) è un Paese emergente che sta attraversando una importante fase di crescita, testimoniata anche dai cantieri che stanno ridisegnando il volto della nazione e in particolar modo della capitale Baku, che conta due milioni di abitanti ed è protagonista di un vero boom edilizio iniziato nel 2002. Oltre alla realizzazione di grattacieli, la realizzazione di nuove infrastrutture quali  ponti e strade (o il prolungamento di quelle esistenti) hanno dato forte impulso al traffico su gomma. Tra i rischi di questa attività, rileviamo la scarsa attenzione al fatto che Baku si trovi in una zona sismica e all'anarchia che ne ha governato lo sviluppo, ignorando la necessità di un  “piano regolatore”.

 

 

Come nel caso del Kazakistan, l’Azerbaijan si può definire come una “democrazia ereditaria” dove l’attuale presidente Ilham Alivev è succeduto nel 2003 al padre Heydar ed ha da poco fatto approvare una serie di riforme istituzionali – tramite referendum – che hanno ora introdotto la possibilità per il presidente in carica di ricandidarsi per più di due mandati. Le prossime elezioni si terranno nel 2013 e potrebbe essere un appuntamento storico per l’avvento, finalmente, di una democrazia non ereditaria.

Il Paese è anch'esso fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas, nonostante alcuni tentativi volti da parte del governo centrale di diversificare l’economia. Tra il 2004 e il 2008, il tasso di crescita del Pil ha avuto ritmi impressionanti (Figura 3), toccando i + 26,4% nel 2005, +34,5% nel 2006 e + 25% nel 2007. Il relativo “crollo” rispetto a questi valori si ha poi nel 2010 con +5% e successivamente nel 2011 (+0,1%) a causa della caduta dei prezzi degli idrocarburi e della contrazione della produzione. Il 2012 dovrebbe essere un anno di ripresa con un valore superiore al 3% (+3,1%).

Il tasso di inflazione (Figura 4), dopo anni di “esplosione dei prezzi” (specialmente nel 2007 e 2008 con +16,6% e +20,8%), ha subito una notevole contrazione nel 2009 (+1,6%) a causa specialmente della riduzione della domanda interna, anche se  l’indice è tornato a correre nel 2010 e 2011 (-5,7% e +7,9%). Le previsioni per gli anni a venire sono di un ritmo piuttosto sostenuto, mantenendo il trend intorno al 6%, in linea con gli ultimi anni.

Per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti, fatta eccezione per il 2009 in cui si è avuto un rallentamento, il saldo delle partite correnti è in avanzo dal 2005, grazie all’entrata in funzione dell’oleodotto BTC, e il flusso delle esportazioni andrà migliorandosi nei prossimi anni grazie allo sfruttamento del giacimento Shah Deniz II, situato nel mar Caspio, che possiede riserve stimate tra 1,5 e 3 milioni di barili.

L’Azerbaijan, anche a seguito del crollo della produzionelibica e conseguentemente con l’azzeramento delle esportazioni verso l’Italia, è divenuto nel corso del 2011 a partire dal mese di maggio il maggior fornitore di greggio (in maggio il valore è stato di 22,2%) del nostro import. In generale, l'Italia è oggi un importante partner commerciale dell'Azerbaijian, con un interscambio di 8,2 miliardi di dollari nei primi dieci mesi del 2011.

L’ultimo dei Paesi che trattiamo nella scheda è il Kirghizistan (Figura 6), che vanta di essere la prima repubblica parlamentare nella storia dell’Asia Centrale dopo la destituzione nel 2010 del dittatore Kurmanbek Bakjev che fu costretto dalla Rivoluzione al rifugio in Bielorussia. È stata in seguito emanata una nuova Costituzione che attribuisce maggiori poteri al Parlamento e si sono tenute le elezioni ad ottobre 2011 che hanno sancito la vittoria di Almazbek Atambajev che ha ottenuto più del 60% dei voti. Anche in questo caso l’OCSE ha rilevato irregolarità nello spoglio dei voti.

Il Kirghizistan è un Paese legato da un punto di vista economico alla attività agricola e a modeste esportazioni di oro e uranio. Infatti la mancata ripresa dell’industria manifatturiera - a causa anche della carenza di energia elettrica – ha favorito l’incremento dell’importanza del settore agricolo, le cui produzioni principali sono cereali, patate e barbabietola da zucchero.

La crescita del Pil è stata piuttosto sostenuta negli ultimi anni, specialmente nel 2007 e 2008 quando i valori sono stati +8,5% e +7,6%. Dopo un crollo nel 2010 (-0,5%), a causa sì delle conseguenze della crisi globale ma anche e soprattutto dei disordini politici e sociali e dalla violenza che ne è scaturita, il 2011 ha fatto registrare +5,7% ed è positiva anche la prospettiva per l’anno in corso (+5%). Risulta essere positivo anche l’indice relativo all’inflazione che grazie a politiche anti-inflattive si attesta “solamente” a +4% dopo aver sfiorato nel 2008 il 25%.

Il Kirghizistan, dal punto di vista della politica internazionale, fa parte sia del WTO che dell’Unione doganale create nel 2007 da Russia, Bielorussia e Kazakistan. Non basta però la presenza in queste organizzazioni: i governi locali stanno proseguendo il tentativo di aprire il Paese all’esterno poiché ad ora si tratta di una realtà piuttosto isolata, in cui la presenza di imprenditori stranieri in loco è rintracciabile per lo più solo nel settore estrattivo minerario e petrolifero.

Tra i Paesi dell’Asia Centrale figli dell’URSS, il Kirghizistan è stato il primo a mettere in discussione alcuni modelli “antichi” sovietici, ad esempio quelli di collettivizzazione della terra, a introdurre una propria moneta, il som, e a fare parte appunto del WTO. I problemi del Paese restano però sostanziali: inefficaci sistemi di controllo della democrazia, corruzione, un sistema bancario arretrato, una inflazione galoppante e salari bassi.

Una delle chiavi dello sviluppo di questo Paese sarà lo sfruttamento delle risorse naturali, in particolare dell’acqua, che se ben utilizzata potrebbe tamponare il problema dell’atavica carenza di energia elettrica. Cruciali per lo sviluppo del Paese - e dell’intera area - saranno la vicinanza con la Cina, la necessità di un “decollo” e di una cooperazione prima “regionale”, tra i altri paesi ex URSS, poi internazionale.

Il viaggio in queste terre continua…

                                              Rocco Paradiso

 

                                        

 

                                            

                                          

                              

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