Georgia, Armenia, Uzbekistan, Tajikistan e Turkmenistan

Il viaggio nei Paesi che hanno fatto parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e che sono situati tra Europa ed Asia continua in Georgia, Armenia, Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.

La Georgia (Figura 1) è un piccolo stato transcaucasico che conta una popolazione di 5 milioni di abitanti e la cui capitale è Tbilisi.
È presidente del Paese, non senza contrasti e dubbi circa la regolarità delle elezioni che lo hanno portato al potere, il contestato Sakashili che a causa della sua politica ha portato il paese a un sostanziale isolamento internazionale. Vediamo come.

Tra il 7 e il 12 agosto 2008, il presidente Sakashili ha tentato con la forza di ridurre le repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud sotto il controllo totale della Georgia nella cosiddetta Rivoluzione delle Rose.
Il risultato per le due regioni contese? All’indomani della guerra, la Russia ha riconosciuto la sovranità internazionale di Ossezia del Sud e Abkazia che al tempo stesso non hanno avuto più alcun rapporto con Tbilisi.
L’Ossezia è diventata un vero e proprio feudo di Mosca, da cui in sostanza dipende a causa del suo estremo isolamento. L’Abkhazia, invece, sembrerebbe avere mantenuto una certa autonomia essendo luogo ideale per il turismo balneare e per ospitare le strutture per le prossime olimpiadi invernali di Sochi che si terranno a febbraio 2014.

La guerra (Figura 2)  ha avuto effetti devastanti per la Georgia: se da un lato infatti la Russia è tornata con prepotenza nello scacchiere del Caucaso, dall’altro lato la Georgia ha proseguito ad isolarsi da un punto di vista dei rapporti internazionali. Oltre alla Rivoluzione delle Rose hanno contribuito a questo status sia il rafforzamento del dialogo politico-economico che ha via via avuto con il governo dell’Iran che la fuoriuscita dal CSI. Ad ora non è ancora membro né della Nato né dell’Unione Europea.

Le ripercussioni derivanti dalla Rivoluzione delle Rose, le continue proteste da parte dei partiti dell’opposizione e il malcontento derivante dalla difficile situazione, creata anche dalla crisi congiunturale internazionale, hanno causato una situazione di instabilità a cui il presidente dovrà fare fronte fino alle prossime elezioni di autunno 2012 che dovrebbero rinnovare l’intero Parlamento che si formò in modo “anomalo” nelle elezioni del 2008. In questa occasione infatti i parlamentari rifiutarono di prendere posto presso i propri seggi disconoscendo - a causa delle gravissime violazioni e falsificazioni a favore di Saakashvili che vi sarebbero state - di fatto i risultati finali delle elezioni stesse che diedero la vittoria con quasi il 60% dei voti al partito del presidente.

La situazione di instabilità interna ed internazionale non ha di certo “spinto” l’economia del Paese: nel 2009 infatti il tasso di crescita del pil reale ha mostrato segno negativo pari a -3,8%. Dal 2010 la crescita è tornata positiva grazie alla ripresa soprattutto del commercio internazionale (le previsioni SACE mostrano un incremento dal 2011 al 2012 di circa il 25% passando da 2,5 a 3,2 miliardi di dollari USA) che vede come principali partner Turchia, Ucraina, Usa e Azerbaijan. Tra i principali prodotti esportati troviamo fertilizzanti, minerali (ferro-leghe, oro, rame), rottami metallici, nocciole. Ed attirato proprio dalle nocciole, il gruppo Ferrero, grazie anche al sostegno dell’Agenzia federale americana per lo sviluppo internazionale (Usaid), ha intrapreso un programma di formazione che farà opera di education per i coltivatori locali iniziandoli alle più moderne tecnologie di coltivazione. Al tempo stesso opererà per il tramite della controllata società Agrigeorgia, di cui detiene il 100% delle quote, impiegando oltre 150 addetti nella coltivazione dei neo acquisiti noccioleti (per circa 3.000 ettari).

Tali interventi sono stati possibili anche poiché negli ultimi anni la Georgia ha attuato provvedimenti tali da favorire la presenza degli investitori internazionali istituendo delle zone franche (Tbilisi, Batumi e Poti) dove le forniture sono esenti da Iva. Per le start up estere nel Paese il governo, oltre a mettere a disposizione i terreni per nuovi impianti industriali, strutture alberghiere e commerciali, assicura anche un trattamento fiscale agevolato. Infine, il tasso di inflazione (Figura 3) ha visto un nuovo rialzo nel 2010 – 2011 a causa dell’aumento dei prezzi alimentari e delle materie prime.

È tempo di elezioni anche in Armenia: a maggio infatti si sono tenute le parlamentari che a detta degli analisti internazionali, nonostante l’ingresso in parlamento del partito di opposizione guidato da Levon Ter-Petrosyan, non vedranno modifiche sostanziali nelle linee guida interne ed estere del Paese.
Anche in Armenia si sono susseguite numerose denunce sulla regolarità del voto, spiacevole leit motive del post elezioni da queste parti del mondo…

L’Armenia è una piccolo Paese sospeso tra Asia ed Europa (Figura 4), una nazione povera che conta circa 3 milioni di abitanti su un territorio pari a un decimo quello italiano (30.000 kmq). Il Paese è stato a lungo alle ribalta della cronaca nel recente processo di avvicinamento della Turchia alla Unione Europea poiché l’eccidio che è avvenuto nel 1915-16 e che colpì probabilmente 1,5 milioni di vittime armene (2,5 milioni per le fonti armene e 200.000 per quelle turche) è stato a lungo – e lo è tuttora - non riconosciuto come tale dalle autorità turche.

 

Questo è stato motivo di attriti con l’Unione Europea, specialmente con la Francia. Da un punto di vista delle relazioni internazionali, l’Armenia dovrà risolvere anche il conflitto con l’Azerbaijan per il controllo della piccola regione Nagorno-Karabakh, occupata militarmente dall’Armenia e mai riconosciuta ufficialmente dalla nazione azera. Il Gruppo di Minsk creato dall’OCSE al fine della riconciliazione pacifica del conflitto ad ora non ha dato i frutti sperati.

Da un punto di vista economico, l’economia armena è piuttosto debole seppure in ripresa dopo la brusca frenata del 2009 (il tasso di decrescita del pil reale è stato di -14,1%!) mostrando valori positivi (2011 e 2012 rispettivamente 4,4% e 3,8%) trainati soprattutto dal buon andamento della produzione industriale (+ 6%, grazie soprattutto al settore estrattivo) e dei servizi (+3,8%). Dall’altro lato, il comparto edile ed il settore agricolo, principali motori dell’economia armena negli anni precedenti, hanno subito una contrazione piuttosto vigorosa.

È frutto di una “riaccelerata” dell’economia anche l’incremento del volume dell’interscambio commerciale dell’Armenia con l’estero (+11% circa) in cui i principali partner commerciali sono Russia, Cina e Germania.

Il Paese resta comunque povero: il tasso di disoccupazione al 20% fa sì che parte della popolazione viva sotto la soglia di povertà (Figura 5) e le disuguaglianze nella distribuzione del reddito sono profonde, specialmente tra aree urbane e rurali.

L’Uzbekistan (Figura 6) è uno dei Paesi più popolosi della ex Repubblica Sovietica contando 28,4 milioni di abitanti su una superficie pari a una volta e mezza l’Italia (447.000 mq). È un Paese indipendente dal 1991, quando il Presidente Islam Abduganievich Karimov, tuttora in carica e al suo terzo mandato dopo le vittoriose elezioni del 2007, dichiarò unilateralmente l’indipendenza. Anche in questo caso, come in molti dei Paesi ex Urss oggetto di approfondimenti, le ultime elezioni sono state monitorate da organi internazionali… Durante i suoi mandati il presidente è intervenuto in maniera repressiva nei confronti di coloro i quali dissentivano dai provvedimenti governativi,sia nei confronti del popolo durante le manifestazioni di piazza (basti ricordare il massacro di Andijon nel 2005 quando caddero sotto i colpi della polizia locale centinaia di civili), sia nei confronti dei potenziali candidati dell’opposizione costretti all’esilio o alle prigioni.

Altro focolaio nel Paese è relativo ai movimenti islamici che sono sorti in seguito alla caduta dell’Unione Sovietica con l’obiettivo di instaurare uno Stato islamico e rafforzatisi con la guerra in Afghanistan nel 2001. Tali movimenti sono stati ideatori di gravi attentati terroristici che hanno minato la stabilità interna.

Tensioni sono presenti inoltre con il vicino Tajikistan a causa di rivendicazioni rispetto alla centrale idroelettrica di Rogun in fase di completamento in territorio tajiko e ai problemi che creerebbe, una volta ultimata, alle piantagioni di cotone in Uzbekistan. Tali incomprensioni hanno portato alla minaccia da parte dell'Uzbekistan di bloccare il flusso di gas verso il Tajikistan.

Il tasso di crescita del Paese è rimasto piuttosto elevato in questi anni, nonostante la congiuntura, attestandosi a valori intorno all’8% (Figura 7). L’economia è retta principalmente dalla coltura di cotone (è il secondo produttore al mondo dopo l’USA), dalla produzione di oro e dalla presenza di gas naturale (15° al mondo).

Il Tajikistan (Figura 7) è un piccolo stato, indipendente anch’esso dal 1991, prevalentemente montagnoso (per il 93% del proprio territorio) tanto da essere accostato per questa caratteristica alla Svizzera. Il Tajikistan è uno stato fortemente dipendente da “mamma” Russia, grazie agli interventi che questa, insieme ad altri Paesi tra cui la Cina, sta facendo in infrastrutture per lo sviluppo, specie nel settore idroelettrico come nel caso della centrale di Rogun. Resta comunque uno dei Paesi più poveri del mondo, dove circa la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e dove la disoccupazione è a livelli molto elevati.

Il Turkmenistan (Figura 8) è una delle principali riserve di gas naturale nel mondo posizionandosi al sesto posto dopo Usa, Iran, Qatar, Arabia Saudita e USA. Il Paese a lungo non è riuscito a sfruttare le enormi risorse presenti nel sottosuolo a causa della carenza di infrastrutture per l’esportazione, problema che via via si sta risolvendo grazie a un accordo commerciale raggiunto con la compagnia russa Gazprom, per la fornitura annua di gas, e ai contratti commerciali stipulati anche con Paesi europei, grazie anche alla presenza di Eni.
Il tasso di crescita dell’economia
(Figura 9), molto elevato secondo le statistiche ufficiali, così come altri indici inerenti al Paese, risultano essere aleatori e poco credibili secondo alcuni osservatori internazionali.

Il viaggio in queste terre segnate da tensioni politiche interne e internazionali per ora termina qui… Dopo la caduta dell’URSS, non si è ancora raggiunta la stabilità.

                                              Rocco Paradiso

 

                                               

                                              

 

                                            

                                          

                              

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