E tre! Il leader socialista greco, George Papandreu, sarà il terzo membro della famiglia, dopo nonno e padre, a ricoprire il ruolo di Primo Ministro.

Infatti nelle elezioni politiche di inizio ottobre il Pasok (il Partito socialista greco) ha sbaragliato il campo, lasciando Nuova Democrazia (il partito di centro destra al Governo con Karamanlis) a 10 punti di distacco (44% contro 34%).
Nuova Democrazia ha subito una vera e propria emorragia di voti: oltre al Pasok, si è avvantaggiato il partito di estrema destra, il Laos, che ha saputo attrarre consensi sul terreno della sicurezza con un programma definito "xenofobo", ma anche sui temi ecologisti, togliendo spazio parlamentare ai Verdi.

Comunque sia, Papandreu può contare su una maggioranza netta (160 seggi su 300), che gli garantirà ampia libertà d'azione nel campo della politica economica, proprio là dove Karamanlis ha perso la partita (Figura 1).

Infatti il Premier uscente non ha minimamente saputo gestire i riflessi sull'economia greca della crisi mondiale degli ultimi due anni. Il perno della sua politica di emergenza si basa su massicci finanziamenti pubblici (24 mld di euro) a sostegno delle banche ordinarie, i cui bilanci si sono rivelati intasati da titoli tossici e piegati dalle ripercussioni dei piani espansionistici verso i Balcani, proprio là dove i sintomi della crisi finanziaria mondiale si sono rivelati fra i più pesanti.

L'economia greca ha quindi dovuto incassare, senza quasi potersi "difendere", le conseguenze della crisi internazionale: la variazione del PIL (Figura 2), che tradizionalmente registrava tassi di crescita fra il 3% ed il 6% annuo, è scesa sotto lo zero. Poco sollievo ha generato il parallelo raffreddamento dell'inflazione (Figura 3), che ha visto il ritmo annuo scendere improvvisamente sotto l'1%.

Ma la sconfitta di Karamanlis non deriva direttamente dalla crisi economica che ha investito la Grecia, quanto dalla conseguente questione sociale che ne è scaturita. La crisi, infatti, ha portato alla luce il malcontento di larghe fasce della popolazione, fra cui si distingue la famosa "generazione dei 700 euro", sottintesi "al mese": si tratta dei "precari", in genere di giovane età, che non avevano ancora il diritto di voto alla precedente consultazione politica.

Il malcontento giovanile esplose già nel dicembre 2008, con disordini per le strade di Atene (un ragazzo ucciso dalla polizia, barricate e auto incendiate). 
Il successivo atteggiamento delle forze dell'ordine, che anziché caricare i dimostranti, si defilavano in modo timido, lasciava presagire la constatazione che Karamanlis fosse ormai inadeguato a governare il Paese.
Per Papandreu si trattava quindi di lasciar maturare i tempi e di raccogliere l'eredità governativa. Ma ora, a elezioni vinte, sopra la sua scrivania si stanno addensando i nuvoloni neri delle decisioni da prendere per risolvere i gravi problemi della situazione economica in cui versa la Grecia.

Il programma elettorale del Pasok si contrapponeva astutamente alla politica di Karamanlis: dove il precedente Premier pensava di risolvere tutto con i finanziamenti al sistema bancario (ottenendo soltanto lo scontento dei cittadini), Papandreu ha impostato la sua visione economica restringendo a "solo" 3 mld di euro il flusso di denaro pubblico da immettere nell'economia greca.

Viceversa Papandreu ha delineato una politica più sbilanciata sui temi "sociali", imperniata su tre pilastri primari: 1) aumento del sussidio di disoccupazione al 70% dell'ultimo stipendio; 2) crescita salariale garantita, anche se a poco più del tasso di inflazione; 3) corposo piano di investimenti per nuove infrastrutture pubbliche. L'obiettivo strategico è chiaramente quello di rilanciare la domanda (in particolare iniziando dai consumi) e, per questa via, l'intera economia greca.

In campagna elettorale, l'intero Pasok si era defilato sul "come trovare i fondi per finanziare tale impegnativo programma", considerato che le casse dello stato sono praticamente esangui. Appena ricevuto l'incarico, Papandreau ha immediatamente annunciato che stringerà accordi con i cosiddetti paradisi fiscali (Svizzera e Liechtestein in primis) per uno scambio di informazioni fiscali sui conti là tenuti da cittadini greci.
In pratica il Governo punta a smascherare gli evasori fiscali, facendo rientrare nella base imponibile quei redditi presumibilmente di importo ingente e finora non dichiarati, con l'intento di aumentare le imposte incassate.

Il secondo passo, sempre incentrato sui capitali ellenici in giro per il mondo, è il probabile varo (ancora allo studio) di uno scudo fiscale analogo a quello italiano.

Papandreu ha espresso particolare urgenza nell'attuare le suddette misure, il che si riallaccia, presumibilmente, a due contingenze, una che porta blasone a Papandreiu stesso l'altra che costituisce il suo primo banco di prova come uomo di Governo. Da un lato, la Grecia si allinea con perfetto tempismo al recentissimo vertice G20 di Pittsburgh (che ha ufficializzato la "lotta" ai paradisi fiscali), ma dall'altra il nuovo Governo sarà chiamato a Bruxelles per "rispondere" sui conti pubblici, decisamente fuori linea.

Infatti pare che il rapporto deficit pubblico/PIL, che ufficialmente si posiziona al 6% (Figura 4), stia in realtà viaggiando verso il 10% e non è ancra ben chiaro quale prospettica ripercussione produrrà, sullo stesso rapporto, la politica economica di stampo "socialista".

                                                 Carlo Crovella

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