Con la vittoria di Angela Merkel in Germania, si registra un altro cambiamento di governo collegato alla crisi economica mondiale. Come da pronostico, il voto ha determinato una svolta in senso conservatore. Una coalizione tra la CDU/CSU ed il FDP prende il posto, entro il 9 novembre (ricorrenza del ventennale della caduta del Muro di Berlino), della Grosse Koalition che aveva retto il Paese nel corso dell´ultima legislatura. 

La passata esperienza di governo ha usurato i due principali  partiti, CDU/CSU ed SPD, avvantaggiando le forze minori. Liberali, Grünen e Linke  mettono a segno il miglior risultato di sempre, ottenendo percentuali di voto a due cifre (Figura 1). Spicca il 14,6% incassato dai liberali di Guido Westerwelle, su cui gioca anche la confluenza di voti da parte di elettori del CDU/CSU che paventavano la replica della Grosse Koalition.

La CDU/CSU registra il peggior risultato dal ´49, col 33,8%, ma per la SPD, che raccoglie un miserrimo 23%, si tratta di una disfatta (Figura 2). Dimezza infatti i consensi ottenuti nel 1998, che avevano portato Schroeder alla cancelleria mettendo fine all´era Kohl.
I socialdemocratici pagano il maggior tributo all'alto tasso d´astensione
(27% - Figura 3) patendo inoltre un migrazione di voti verso altre forze di sinistra, i Grünen e la Linke. Quest´ultima non si é limitata a consolidare il proprio consenso nella parte orientale della Germania, dove è ormai stabilmente il secondo partito in alcuni länder, ma ha compiuto scorribande nei tradizionali feudi elettorali della SPD, riuscendo a far eleggere propri deputati nella Rühr ed in Bassa Sassonia  (Figura 4).

Il tracollo socialdemocratico ha determinato la decapitazione del gruppo dirigente, costituito da tecnocrati incolori che avevano raccolto il testimone da Gerhard Schroeder.  Questi non hanno saputo difendere di fronte al proprio elettorato le scelte di politica economica e sociale inaugurate dal secondo gabinetto Schroeder (2002-2005) e proseguite nel periodo della Grosse Koalition, che prevedevano tagli sullo stato sociale per rilanciare l´occupazione. L´elettorato per parte sua non ha compreso il perseguimento di questa politica anche in una fase recessiva come quella attuale: di qui il ricorso all´astensione o al voto di protesta verso la Linke.

Per recuperare terreno, l´ SPD si vede ora costretta ad accantonare la politica riformista, ma un´alleanza con l´estrema sinistra pare un´ipotesi impercorribile. Tutto divide le due sinistre, dalle scelte sullo stato sociale a quelle di politica estera.

 

Per contro, la cancelliera uscente si e´rafforzata nel proprio partito malgrado il risultato deludente. Nella tornata precedente i democristiani avevano vinto di strettissima misura sui socialdemocratici, che tuttavia li avevano costretti ad una  Grosse Koalition.  L´esperienza di  governo ha giovato alla cancelliera che è diventata il politico piú popolare della Germania, forte della fiducia di due tedeschi su tre, il doppio di quanto raccolto dal partito. Specularmente, molti notabili CDU/CSU hanno perso terreno nelle proprie roccaforti, come si è visto recentemente in Turingia e Baviera lo scorso anno, allontanando l´ipotesi di una lotta alla successione di Frau Merkel.

Nel precedente mandato, la prima donna mai divenuta cancelliere e la prima cittadina dell´ex Germania Est assurta a tanta carica, ha sostanzialmente proseguito nel solco delle riforme tracciato da Schroeder ed in politica estera ha mantenuto gli impegni del predecessore. E´stata buon cancelliere "socialdemocratico", a detta di alcuni osservatori. Vi e´ del vero in questo, ma è anche vero che le scelte politiche del governo erano condizionate dai socialdemocratici, cioe´ la meta´ del governo e della maggioranza parlamentare.

Le politiche realizzate dal condominio socialista/democristiano  non sono state  quelle dei tagli fiscali preconizzati dalla coppia Merkel - Kirchhof in vista delle elezioni del 2005. La nuova maggioranza renderebbe invece possibile una svolta in senso liberista, e Westerwelle si adopererá in tal senso. Ha i numeri in parlamento ed è l´unica opzione possibile, a parte la replica della Grosse Koalition, esclusa a priori dalla Merkel.
Il tempo dirá se le condizioni del Paese permetteranno alla nuova maggioranza di attuare i propri propositi, stante il perdurare di una crisi in cui la Germania, pur pagando meno di Stati Uniti e partner europei, sta perdendo in termini di prodotto interno lordo e posti di lavoro.

"Il vero interrogativo è se la cancelleria, così rafforzata, seguirà davvero una strada liberista - in un momento in cui il liberismo è certamente in ribasso - oppure darà spazio alle doti di pragmatismo che ha usato in questi anni e si avvicinerà al modello francese in cui più mercato non vuole necessariamente dire meno stato".

                                          Alessandro Milani

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