Riduzione salariale del 6,5 per cento; aumento delle ore di lavoro settimanali da 34 a 38. Lo hanno liberamente negoziato con l’azienda i circa centomila lavoratori di Deutsche Telekom, il gigante tedesco delle telecomunicazioni, il 20 giugno 2007; in cambio hanno ottenuto la garanzia del posto di lavoro fino al 2011, un bonus legato ai risultati di quell’anno e l’assunzione di 4mila apprendisti (un totale che non compensa le uscite per pensionamento). Questo accordo sindacale, estremamente sofferto, è emblematico di quanto sta succedendo nella Germania della Grande Coalizione tra democristiani e socialisti, guidata dalla Cancelliera Angela Merkel, che la rivista "Forbes" ha indicato come la donna più potente del mondo.

E’ in atto un poderoso tentativo di svecchiare le strutture e le regole dell’economia tedesca senza farle perdere le “reti di sicurezza” sociale che l’hanno caratterizzata negli ultimi cinquant’anni, ma rendendole più flessibili e un po’ più leggere. Questo ha comportato (Figura 1) riforme fiscali incisive (molta più IVA, meno imposte sulle società e contributi, pensionamento futuro a 67 anni, riduzione della spesa sanitaria, ecc.) e la negoziazione di numerosi accordi sindacali del tipo di quello sopra indicato.


Il risultato? Lo si può vedere abbastanza chiaramente dalla Figura 2: dopo esser stata per svariati anni a rimorchio della (debole) crescita europea, competendo con l’Italia per il non ambito titolo di fanalino di coda dell’Unione, la Germania ha ripreso a crescere a un tasso superiore a quello dell’Unione stessa, esercitando un, sia pur moderato, effetto trainante.

Inoltre la disoccupazione, spina nel fianco della Germania, ha cominciato a scendere in maniera significativa e si colloca a circa 3,7 milioni, al disotto, quindi, dei 4 milioni che rappresentano il “livello di guardia” per questo paese di 82 milioni di abitanti (Figura 3).

Siamo di fronte a un miglioramento dell’economia che sembra di carattere strutturale, come mostra il generale mantenimento della quota tedesca sulle esportazioni mondiali in presenza di un generalizzato calo dei paesi industrializzati; la Germania rimane fortemente presente nei maggiori settori tecnologicamente di avanguardia (chimica, farmaceutica, elettronica, auto, ferrovie e ogni tipo di meccanica) che ha ristrutturato anche con significativi ricambi al vertice delle grandi società.

I dati più recenti, tuttavia, mostrano più un consolidamento che un’accelerazione di questo processo di crescita (Figura 4): le imprese danno una valutazione sempre più positiva della situazione economica generale, ma il loro effettivo ottimismo e il loro giudizio sulla congiuntura del settore in cui operano sono più oscillanti. La crisi delle Borse mondiali ha introdotto un ulteriore elemento di incertezza, chiaramente visibile nei dati di luglio e agosto.

In sostanza, se sono comparsi successi e speranze, non sono scomparsi i problemi; il che è forse inevitabile in un paese vasto, complesso (Figura 5),  tormentato e frammentato, come mostrano la sua storia e anche la sua geografia. Ma questo paese è il cuore dell’Europa; non dimentichiamolo.

                                                 Mario Deaglio

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