"Dopo di me", disse una volta Luigi XV re di Francia, "ci sarà il diluvio".  Non sarà certamente così per la successione del pur ciclonico Nicolas Sarkozy a Jacques Chirac, ma ugualmente sembra la fine di un'epoca. La presidenza Chirac si è conclusa sotto il segno  di due cocenti sconfitte: il  netto "no" degli elettori francesi al referendum che ha, di fatto, affossato la Costituzione europea preparata da un comitato presieduto da un predecessore di Chirac, Valéry Giscard d'Estaing, e la rivolta dei giovani delle banlieues, le periferie parigine fino a poco tempo fa considerate un esempio di ottima convivenza tra etnie e religioni diverse, all'insegna dei principi repubblicani di liberté, égalité, fraternité .

Da un lato, quindi, un disegno politico, di dimensioni internazionali, che viene bocciato; dall'altro un disegno sociale a carattere interno che sembrava coronato dal successo e rivela invece una realtà ampiamente negativa, affrontata a muso duro dallo stesso Sarkozy, allora Ministro degli Interni. A tutto ciò bisogna aggiungere la crisi dell'Airbus, il grande progetto aeronautico di dimensioni europee ma di fatto a iniziativa francese; i cattivi risultati economici del Tunnel sotto la Manica che pongono, almeno temporaneamente, fine all'illusione che una grande infrastruttura pubblica possa essere finanziata, esclusivamente o quasi, con denaro privato e la perdita di influenza economica nell'Africa ex-francese di fronte all'offensiva economica e diplomatica dei cinesi.

Ne risulta un paese con affascinanti punte di modernità, a cominciare dal TGV, il treno superveloce che permette collegamenti rapidissimi, o da Sophie-Antipolis, l'unico science park europeo, con settori industriali modernissimi come l'industria aerospaziale, localizzata prevalentemente a Tolosa; ma anche con giganteschi problemi come la concentrazione di popolazione di origine araba che modifica il modo di essere di parti importanti del paese (Figura 1). Un paese che ha risolto il problema energetico abbracciando risolutamente il nucleare la cui economia segue da vicino le medie europee (Figura 2) e persegue tenacemente il disegno di riequilibrarsi sviluppandosi di più al Sud e all'Ovest due aree che rischiavano lo spopolamento (Figura 3 e Figura 4).

Dopo essersi aggiudicato le elezioni presidenziali (Figura 5) e le successive legislative, Sarkozy si è immediatamente calato nel ruolo con il decisionismo e il protagonismo a lui cari, anche in ambito internazionale, basandosi su valori come il lavoro, l'autorità, la morale, il merito.

Ha affrontato i problemi del gigante aeronautico Airbus e della liberazione delle infermiere bulgare prigioniere a Tripoli proponendosi come unico salvatore.

Il successore di Chirac, comunque, ben difficilmente cambierà un punto fondamentale: una componente di dirigismo che avvicina la destra e i socialisti, la cui differenza consiste soprattutto nel modo in cui utilizzare la macchina dello stato, non nella necessità di utilizzarla. L'idea di grandi società che siano dei "campioni nazionali" e concertino in vario modo la loro azione con quella pubblica è invocata anche da partiti e uomini politici favorevoli alla libertà dei mercati. In quest'ottica è stato determinante l'intervento di Sarkozy a favore della fusione dei gruppi Suez e Gaz de France, che ha dato vita a uno dei più grandi poli energetici europei per capitalizzazione e fatturato, nonchè il secondo gruppo pubblico francese nel settore dopo Edf. In tal modo il paventato assalto da parte di gruppi stranieri alla Suez è stato scongiurato.

Le profonde riforme promesse dal neo Presidente in campagna elettorale dovranno comunque  andare oltre l'innalzamento dell'età pensionabile e l'aumento degli orari lavorativi, temi fondamentali per Sarkozy, per tentare di risolvere problemi strutturali come la disoccupazione (Figura 6) e il calo del potere di acquisto. La fiducia di cui gode attualmente in Francia, unita all'atmosfera di festa per la Coppa del mondo di rugby ospitata dal paese in Settembre, lo pongono in una condizione assai favorevole di cui dovrà saper approfittare, anche se la nuova legge sull'immigrazione e i  tagli alle pensioni e allo stato sociale provocheranno tensioni con l'elettorato di sinistra.

                                                  Mario Deaglio

 

 

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