Et voilà! Anche i vicini transalpini hanno deciso di adottare le misure di austerity imposte da Bruxelles.

E' stata infatti presentata in questi giorni la nuova finanziaria da 37 miliardi di euro da un governo preoccupato di ridurre soprattutto il deficit che quest'anno è stimato a quasi 84 miliardi di euro, con il debito che sale al 91% del pil nel secondo trimestre dell'anno, la crescita della produzione ferma a zero (Figura 1) e una bilancia dei pagamenti in rosso ormai da anni (Figura 2). L'obiettivo del governo socialista è di ridurre nel 2013 il deficit a 62 miliardi di euro, pari al 3% del pil, in vista del pareggio di bilancio previsto per il lontano 2017.

La manovra del neo presidente  Hollande è stata definita come "una finanziaria da combattimento, di sinistra" e quanto viene richiesto ai cittadini francesi è "uno sforzo senza precedenti" per evitare che i tassi - soprattutto dopo il declassamento di S&P che le ha tolto la tripla A - aumentino fino ai livelli che hanno portato Spagna e Italia (non parliamo poi di Grecia, Portogallo e Irlanda) a una correzione di marcia piuttosto brusca.
Il cosiddetto "spread" è un demone da tenere lontano.

I mercati finanziari sono ancora piuttosto "benevoli" nei confronti dei titoli di stato francesi a 10 anni, il cui rendimento è attualmente pari a 1,84% con un differenziale di rendimento rispetto ai bond tedeschi a 10 anni di 0,76%
(Figura 3). E questo è, si può dire, un elemento quantomeno singolare visto l'evolversi della situazione economica francese ed il recente incremento del debito pubblico causa della recente finanziaria "lacrime e sangue".

Uno dei rischi che si potrebbe avere nei prossimi mesi è proprio questo: se l'economia francese non farà vedere segnali di ripresa ma anzi si avviterà su se stessa anche a causa delle manovre restrittive, si potrebbero avere azioni speculative da parte dei mercati finanziari, dati i bassi livelli dei tassi degli OAT francesi e quindi l'ampio margine che i trader potrebbero avere.

La risposta francese allo spauracchio della speculazione e all'aumento dei tassi di interesse è stata appunto la finanziaria 2013 composta per due terzi di tasse e un terzo di tagli alla spesa. Le novità maggiormente "visibili" per i contribuenti sono una aliquota fiscale del 45% per chi guadagna sopra i 150.000 euro e la discussa imposta del 75% sui redditi superiori a 1 milione di euro che riguarderà circa 1.500 persone per un gettito fiscale previsto di 210 milioni di euro. Soprattutto quest'ultima misura è stata il cavallo di battaglia di Hollande durante l'ultima campagna elettorale che lo ha portato all'Eliseo al posto di Sarkozy ed entrerà in vigore dal primo gennaio 2013 per i prossimi due anni.

A Parigi stanno facendo i conti con tagli e incremento delle imposte di fronte a una situazione che sta diventando socialmente complicata. A preoccupare è il numero di disoccupati: non sono solamente i Paesi periferici a dovervi fare fronte, ma anche alcuni Paesi come la Francia che fino a poco tempo fa sembravano lontani dal "contagio" del malessere.

Sono almeno tre milioni (il 10% della popolazione lavorativa), un milione in più di soli quattro anni fa, il massimo dal giugno 1999. Tale numero potrebbe salire addirittura a 6 milioni se si considerassero anche i cassaintegrati e i disponibili al lavoro (Figura 4).
Nell'Industria dal 2008 sono quasi 300.000 i posti di lavoro persi, e tale situazione non ha ancora toccato il picco: chi perde il lavoro resta disoccupato e ha difficili opportunità di rientrare.
 

 

 

E nel prossimo futuro la situazione non sarà di molto differente.
È altresì allarmante l'indice di disoccupazione giovanile, pari a quasi il 23%, al di sopra della media europea (circa 21%).

Il settore dei servizi francese ha subito un calo considerevole nel terzo trimestre del 2012: attività e nuovi ordini continuano a diminuire, il calo della produzione è stato notevole tanto che tutti questi segnali fanno pensare come anche quella che è considerata oggi come la seconda economia europea dopo la Germania possa annoverarsi tra i Paesi in recessione. La stima di crescita del pil è stata recentemente rivista al ribasso dall'Insee (National Institute of Statistics and Economic Studies - France) pari a 0,2%, inferiore rispetto allo 0,3% previsto. In particolare Insee prevede che l'economia sia stagnante nel terzo e quarto trimestre del 2012 e ciò rende più complicato che si realizzi una crescita di 0,8% nel 2013, necessaria per consentire la riduzione del deficit al 3% (Figura 5).

Ci troviamo di fronte a un Paese che intravede quindi l'ombra del "contagio" dai Paesi latini già malati quali Italia e Spagna e che hanno già iniziato a prendere i provvedimenti che solo ora stanno attuando i cugini d'oltralpe.
E tale situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi visto che i fondamentali economici si stanno deteriorando piuttosto in fretta.

Il clima nel Paese non può essere di certo positivo e lo testimoniano le ultime indagini effettuate dall'Insee: l'indice della fiducia dei consumatori si attesta a 85 punti contro gli 86 di agosto, peggio delle previsioni degli analisti. In calo anche l'indice relativo ai cambiamenti della situazione economica generale dell'ultimo anno e quello relativo alle condizioni future.

Pessimismo dunque e disaffezione o, meglio, crollo della popolarità nei confronti del neo eletto Presidente Hollande - che si è insediato all'Eliseo solo pochi mesi fa, il 15 maggio 2012 - e del Primo Ministro Ayrault. La fiducia dell'elettorato di sinistra è scesa al 76% mentre quella dell'intero elettorato francese è al 42%; la maggioranza assoluta della popolazione francese, il 53%, ritiene non sia all'altezza di "affrontare efficacemente i problemi del Paese".

In conclusione, la Francia è stata recentemente coinvolta in misura ancora più considerevole (ed indicatori quali ad esempio il tasso di crescita, anzi di decrescita, del pil e il tasso di disoccupazione lo testimoniano dolorosamente) dalla ondata recessiva che ha attraversato l'Europa, e non solo. Ci troviamo in una situazione congiunturale in cui il Presidente francese ha varato una finanziaria piuttosto "cruenta" per ridurre il deficit attraverso soprattutto nuovo gettito fiscale e intenderà fronteggiare la crisi di liquidità attraverso il lancio di una emissione obbligazionaria da circa 170 miliardi di euro a medio e lungo termine nel prossimo anno (la previsione per il 2012 è pari a 178 miliardi di euro). Solo durante l'estate i rendimenti del decennale avevano toccato i minimi storici intorno al 2% e i titoli a breve termine avevano addirittura un rendimento negativo.

Visto l'evolversi della situazione del Paese oramai "malato non certo immaginario" nel 2013 si dovrà parlare di un pericolo tassi anche per la Francia? Avanti un altro?

                                              Rocco Paradiso

                                         

                                               

 

                                            

                                          

                              

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