I bolidi di Formula 1 sono atterrati negli Emirati Arabi per sfrecciare sul nuovissimo circuito costruito sull'isola di Yas (Figura 1).

Il primo novembre 2009 si è disputato, infatti, il primo Gran Premio degli EAU, frutto di un'iniziativa finanziata con 35 milioni di dollari per la costruzione delle piste automobilistiche di Yas Marina, di hotel, due campi da golf, uno da polo, un maneggio, 300.000 metri quadri di cemento commerciale, un parco acquatico, un parco attrazioni della Warner Village. E nel 2010 sarà pronto anche il Parco Ferrari,  progetto a cui stanno lavorando 41.000 persone giorno e notte, un parco tematico e di svago ad alta tecnologia dedicato alla storia e al futuro del "cavallino rampante".
L'arcipelago dove si trova Yas, isola di 25.000 ettari, sarà dedicato a divertimento, piacere, tempo libero. Tutto questo a soli 30 minuti di automobile dalla capitale, Abu Dhabi. Che Paese ha accolto il circus della Formula 1?

Gli Emirati Arabi Uniti (Figura 2) sono una confederazione di sette emirati fondata nel 1971 e i cui principali sono Abu Dhabi  per le risorse energetiche, Dubai e Sharjah per le attività commerciali presenti.  Complessivamente si estendono su un territorio di circa 85 mila kmq ed hanno una popolazione complessiva di circa 5 milioni di abitanti.
La confederazione fa parte dell'OPEC, Organization of the Petroleum Exporting Countries, fondata nel 1960 e comprendente attualmente 12 Paesi che formano il "cartello del petrolio".

Il petrolio è detenuto dagli EAU in misura del 10% rispetto alle riserve mondiali di idrocarburi, e ne rappresenta l'unica risorsa naturale, fatta eccezione per alcuni giacimenti di gas di limitata entità. Nonostante la grande importanza che il petrolio ha nell'economia locale, il suo contributo al Pil nominale è diminuito negli ultimi anni dal 60% del 1980 al 36% del 1993 e al 33% del 2008 (Figura 3).
Tali risultati sono il frutto della politica di diversificazione: l'economia nazionale si è concentrata su prodotti petrolchimici, fertilizzanti, cemento, alluminio, produzione manifatturiera, turismo.
Inoltre, attualmente negli EAU esistono più di 30 zone franche, in cui sono previste condizioni particolarmente favorevoli per chi intenda qui spostare la produzione o la base distributiva:  dall'esenzione dei dazi di importazione a una fornitura energetica a basso costo, dai  vantaggi fiscali a un alto supporto amministrativo da parte delle autorità e così via.

Dubai si è confermata centro per il commercio e i servizi nell'area del Golfo con la promozione negli ultimi anni di molte zone franche quali Jabel Ali Free Zone e Dubai International Finance Centre.

Dunque, diversificazione sì, ma ancora petrolio come fulcro delle entrate governative. Gli EAU sono il quinto produttore al mondo di petrolio e di gas ed hanno avuto nel 2008 una produzione media giornaliera di circa 2,62 milioni di barili al giorno (EIU - Country Report gennaio 2009). Il "cuore petrolifero" del Paese è Abu Dhabi che detiene il 94% delle riserve del Paese. E se il prezzo diminuisce, il Paese, inevitabilmente ne risente: nel 2009-2010 le finanze pubbliche registreranno un deficit di bilancio a causa dei prezzi del petrolio nettamente più bassi rispetto agli anni passati (basti pensare che oggi un barile di petrolio vale 71 dollari contro i 147 di luglio 2008 - Figura 4).

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale di aprile 2009, dopo anni di crescita intorno al 6-7% è prevista per il 2009 una crescita zero del Pil (-0,6%), mentre per il 2010 una lieve ripresa sulla scia di quella internazionale (Figura 5).

Secondo i dati del Ministero degli EAU il tasso di disoccupazione risulta essere lievemente aumentato nel 2008 intorno al 4% contro il 3,4% dell'anno precedente. Questi dati però sono destinati ad aumentare: è il settore immobiliare a subire le conseguenze più gravi della crisi con il congelamento dei progetti d'investimento per un totale di 582 miliardi di dollari e la previsione della perdita, entro la fine di quest'anno, di migliaia di posti di lavoro.  Molti dei cantieri subiscono ritardi o rischiano la chiusura. E i primi a pagare saranno i lavoratori stranieri ad ogni livello. Lo straniero che perde lavoro negli Emirati Arabi cosa può fare? Semplice: trovarne un altro entro 30 giorni o lasciare il Paese poiché il licenziamento comporta la perdita automatica del visto.

E naturalmente in un clima di questo tipo, i consumatori dell'Emirato perdono fiducia: la recente indagine Nielsen condotta ad aprile in 50 Paesi, ha evidenziato che i mercati emergenti di Russia, Emirati Arabi e Brasile sono quelli che hanno accusato il maggior calo di fiducia a causa della svalutazione monetaria, dell'indebolimento dei mercati di esportazione e della caduta dei prezzi delle merci a livello globale.

Quali contromosse si stanno prendendo? Nell'ultimo vertice della Lega Araba, il segretario generale Amr Moussa ha focalizzato il suo intervento sull'accelerazione dell'integrazione economica araba, a partire dall'unione doganale che dovrebbe essere operativa già dal 2010 e che sarà tema centrale del prossimo summit previsto a Il Cairo nel 2011.

                                              Rocco Paradiso

 

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