Il Fondo per lo Sviluppo Sociale e i programmi di lotta alla povertà

Da quando è salito al governo nel 2003, il Partido dos Trabalhadores del Presidente Lula ha avuto, tra le sue proposte principali, quella di uno sviluppo sociale ed economico del paese che avesse come base di partenza la lotta alla povertà.

In quest'ottica è sorto il PAC - Programma di Accelerazione della Crescita, lanciato nel gennaio 2007, che ha visto il ritorno del protagonismo dello stato nell'economia e ha integrato un insieme di politiche economiche volte ad accelerare la crescita economica del paese attraverso 503,9 miliardi di Reais di investimento (quasi 200 miliardi di Euro) fino al 2010. La meta era quella di ottenere una crescita del PIL attorno al 5% annuo.

L'attuale presidente Dilma Roussef non solo ha mantenuto le misure del PAC, ma ha anche lanciato nel marzo 2010 il PAC2, prevedendo risorse attorno ai 1.590 miliardi di Reais in settori come trasporti, energia, cultura, ambiente, sanità; oltre a diversi programmi di assistenza sociale e abitazionale, come "La mia Casa, la mia Vita", "Acqua e luce per tutti", "Comunità Cittadina".

I Risultati dei PAC 1 e 2 possono essere valutati attraverso i bilanci quadrimestrali pubblicati sul sito del governo federale. Nei grafici, in cui si osservano le stime di crescita del PIL mondiale (Figura 1)    rispetto a quello brasiliano (Figura 2)   durante gli anni del programma, si capisce che, anche a causa della crisi internazionale, il Brasile non ha pienamente raggiunto l'obiettivo del 5% di crescita, ma in quattro anni prima Lula e poi Dilma ci sono arrivati vicino, con una media del 4,6%.

Invece per quel che riguarda il PAC2, iniziato nel 2010, c'è stato un aumento nel primo anno, cui è seguita una forte caduta nel 2011, che rimette in discussione le prospettive di crescita del paese così come erano state definite fino al 2014 dal Ministero dell'Economia brasiliano.
Inoltre, solo nel primo anno del lancio dei programmi PAC 1 e 2 (cioè 2007 e 2010) c'è stata una creazione consistente di nuovi posti di lavoro (Figura 3), mentre per quanto riguarda gli altri anni del programma, la crescita di occupazione si è mantenuta a ritmi più bassi, ma costante da quasi un decennio.

Il tasso di disoccupazione, invece, diminuisce costantemente dal 2007, arrivando al 4,7% nel 2011 (Figura 4).
L'inflazione, fenomeno che si è abbattuto pesantemente sulla popolazione brasiliana in passato e per questo particolarmente temuto, si mantiene dentro i limiti stabiliti dalla Banca Centrale del Brasile, durante tutto l'arco di tempo del PAC 1 e 2 (Figura 5).

Il rating di rischio per gli investimenti nel paese è migliorato notevolmente nei primi anni del programma e si mantiene costante fino ad oggi, secondo gli indici della agenzia Standard & Poor's (Figura 6).

Ma il vero salto nello sviluppo economico del paese durante il governo Dilma potrà giungere dallo sfruttamento dello strato Pre-sal che, tuttavia, porta con se enormi sfide ancora da superare.
Lo strato pre-sal è una fascia del sottosuolo oceanico che si estende per 800 km di lunghezza e 200 km di larghezza al largo delle coste brasiliane, tra gli stati di Espirito Santo e Santa Catarina. Il petrolio presente in questa area si trova a profondità che superano i 7.000 metri.

Ad oggi ci sono molte opinioni riguardo a quanti barili di petrolio può contenere il pre-sal. Una stima compiuta da Credit Suisse parla di quantità tra i 30 e i 50 miliardi di barili - il che di per sè già aumenterebbe di circa quattro volte le riserve brasiliane, che quest'anno consistevano in 12,1 miliardi di barili.
Ma le cifre possono essere maggiori: il pre-sal potrebbe nascondere almeno 100 miliardi di barili - il che collocherebbe il Brasile al 6° posto nella classifica mondiale dei paesi con le più alte riserve di petrolio.

 

 

Per il momento, una delle sfide maggiori è cercare la tecnologia più adatta all'utilizzo di queste riserve, visto che alcuni calcoli indicano una necessità di investimento enorme, fino a mille miliardi di dollari (quasi la metà del PIL brasiliano) per lo sfruttamento del pre-sal.
Le previsioni del governo sono ottimistiche, a condizione che il prezzo del barile non vada sotto i 40 dollari.
Ma la Petrobras, una delle imprese pioniere di questo tipo di perforazione profonda, ha dichiarato di non sapere esattamente quanto petrolio e quanto gas si potrà estrarre e quando ciò comincerà a portare davvero benefici al paese.

L'altra questione rilevante, poi, è quella delle ricadute sociali benefiche provenienti dallo sfruttamento di tali risorse. Dilma, sulla scia di Lula, è chiamata a trovare i mezzi per far sì che il pre-sal permetta maggiori investimenti nell'educazione, nella sanità, nei trasporti e più in generale per migliorare le condizioni di vita delle fasce di popolazione più povere.

Infatti il Brasile, che da anni ormai dimostra alte capacità di crescita economica e buoni risultati nella lotta alla povertà, ha ancora un lungo cammino da percorrere per quanto riguarda due grandi problemi: la corruzione e il basso indice di sviluppo umano.

Uno studio realizzato dal Dipartimento di Competitività e Tecnologia della Federazione degli Industriali di San Paolo ha calcolato i danni economici e sociali che la corruzione causa al paese. Il costo medio annuale della corruzione in Brasile è calcolata tra l'1,38% e il 2,3% del PIL, ossia tra i 41,5 e i 69,1 milioni di Reais (tra i 16 e i 27 milioni di Euro).

Nel periodo tra il 1990 e il 2008, il Pil pro capite medio del paese era 7.954 dollari. Tuttavia lo stesso studio ha constatato che se il Brasile avesse livelli di corruzione più bassi, questo valore si alzerebbe fino a $9.184, con un aumento totale di 15,5% nel periodo indicato, equivalente a 1,36% annuo.

Tra 180 paesi, il Brasile è al 73° posto nel ranking della corruzione elaborato da Transparency International (Figura 7). Nonostante alcuni passi avanti, la corruzione è ancora un fenomeno che scoraggia gli investimenti e mette in seria difficoltà molti settori dell'economia brasiliana: nel primo anno di governo, la stessa presidente Dilma ha dovuto dimettere 6 ministri per sospetto di corruzione. La questione è cruciale: nei paesi in cui la corruzione è meno presente, infatti, il Pil pro capite e l'indice di sviluppo umano raggiungono livelli più alti e più alta tende ad essere la loro competitività.

Il Brasile, dunque, è la sesta maggiore economia del mondo e uno dei paesi con più disponibilità di risorse naturali, come terre fertili, petrolio e altri fonti energetiche. Dall'altro lato, è al 73° posto nell'Indice di Sviluppo Umano del 2010  e agli ultimi posti nel mondo per distribuzione del reddito (dietro a paesi come Camerun, Madagascar, Sud Africa e Tailandia).

Dilma dovrà pertanto continuare il cammino intrapreso con una serie di misure di sviluppo, in cui lo stato torna a fare la sua parte di regolatore di un'economia di mercato ibrida, in cui convivono elementi di capitalismo neoliberista e riforme in chiave redistributiva e di sviluppo del mercato interno. Il PAC 1 e 2, le iniziative di politica industriale, le misure di stimolo al consumo e al credito e le politiche di redistribuzione del reddito sono tutte volte ad accelerare questo cammino.

                                          Enrico Marescotti

                                               

 

                                            

                                          

                              

Commenti

Comments are now closed for this entry