La Corea del Sud nel corso del 2013 è stata una delle economie più solide, mostrando una crescita del prodotto interno lordo (Figura 1) pari al 2,8% (contro l'1,6% degli USA e il debole -0,4% dell'Area Euro) e per il 2014 le prospettive sembrano ancor più rosee, con una proiezione al 3,7% (contro rispettivamente il 2,6% e 1%).

Non sono  exploit estemporanei, ma il frutto di un processo  diristrutturazioneche ha consentito al Paese di rivedere nel corso degli anni i propri fondamentali portando l'economia e la finanza locale ad essere più che in linea con gli standard internazionali attuali. Vediamo perché.

La Corea del Sud - come dimostra anche una recente analisi effettuata da IlSole24ore - riuscirebbe a rispettare i parametri di Maastricht sanciti nel 2012 con Il Fiscal Compact (rapporto debito/Pil inferiore al 60%, deficit/Pil 3% ed inflazione entro il target del 2%), al contrario di molti, anzi tutti, i Paesi del G20 e di diversi Paesi europei in difficoltà con i massimi consentiti. I ratios infatti sarebbero nel caso coreano i seguenti: debito/Pil 35%, deficit Pil -1,1% e inflazione intorno all'1%. I target sono quindi molto più elevati, e la Corea del Sud potrebbe in linea teorica a pieno diritto fare parte dell'Unione Europea. Altro tema è discutere sul fatto se, sempre in linea teorica, potesse o meno volerlo...

Come detto, l'inflazione nel corso del 2013 si è attestata intorno all'1,3%, ben al di sotto rispetto al target fissato dalla Banca Centrale coreana (2,5-3%) che ha al contempo deciso di mantenere il costo del denaro al 2,5%.
Tale mossa ha come obiettivo quello di rilanciare ulteriormente l'economia locale
che è sì cresciuta nel corso degli ultimi anni ma a ritmi più bassi rispetto ai risultati degli anni precedenti quali ad esempio il 2010 (+6,5%). In questo senso deve essere inteso il taglio a maggio 2013 da parte della Banca Centrale del costo del denaro dello 0,25%, portandolo all'attuale valore del 2,5%, ai minimi dal 2011.

La disoccupazione oggi, in Corea, è un fantasma quasi sconosciuto (2,9%), e pone la Corea al primo posto mondiale tra i paesi a bassa inflazione, davanti al Giappone, e ben distante dai valori record europei.
Non sono sempre stati, però, rose e fiori: solo quindici anni fa la Corea del Sud era stata vittima di una crisi che coinvolse le tigri asiatiche, quando a causa di una esagerata posizione debitoria si ebbero i fallimenti di molte aziende.
Intanto il won coreano continuava a deprezzarsi (negli ultimi mesi del 1997 la moneta locale si svalutò del 40/50%) e il debito - soprattutto a breve termine -  venne declassato.

Non si trattò semplicemente di una crisi valutaria, ma di una vera e propria crisi finanziaria e bancaria. Come ne è uscita la Corea del Sud? Ha avuto un ruolo molto importante il Fondo Monetario Internazionale, fornendo sostegno finanziario nonché dettami in tema di riforme strutturali locali. L'obiettivo del FMI era di mantenere vitali e attivi i canali finanziari tra le economie in crisi e i mercati internazionali di modo che l'accesso fosse comunque sempre garantito. Il FMI, valutando la capacità del Paese di uscire dalla crisi e di affermarsi, ha parlato di miracolo dello Han River ("miracle on the Han River"), il fiume che scorre a Seoul.

Oggi, si scriveva, i dati macroeconomici dell'economia coreana sono piuttosto positivi, specialmente se relativizzati e legati al contesto in cui ci troviamo. Qual è il segreto della tenuta dell'economia? Quali i pilastri su cui si basa?
Nel corso del 2013 sono stati gli investimenti di capitale e le esportazioni ad avere dato segnali particolarmente interessanti e ad avere sostenuto la crescita: nonostante la valuta locale piuttosto forte nei confronti di dollaro USA ed euro, infatti, nel corso del 2013 l'export ha visto un incremento di +2,1 (Figura 2).

Uno dei fondamenti dell'economia coreana che consente la tenuta e lo sviluppo dell'export è prima di tutto la capacità di innovare (gli investimenti in Ricerca & Sviluppo sono pari a circa il 5% del Pil).

 

Da una recente ricerca di Bloomberg (Figura 3) sul Quoziente di Innovazione Internazionale, dopo una analisi di 215 Paesi, la classifica finale vede proprio la Corea del Sud come prima in virtù di fattori quali intensità di ricerca e sviluppo (terzo posto), densità high-tech (terzo posto), capacità manifatturiera (secondo posto), efficienza del terziario (terzo posto), brevetti (secondo posto). La Corea sta inoltre finalizzando molte iniziative per conquistare il primato anche nel settore delle tecnologie verdi (Green New Deal) grazie a politiche mirate e puntuali.

Tra i fallimenti sopra ricordati durante il periodo della crisi asiatica di fine anni Novanta ci sono la Hanbo Steel e la Sammi Steel, due chaebols ("conglomerati di origine familiare").
La Hanbo Steel, azienda siderurgica, è stata poi acquisita nel 2004 dalla Hyundai Steel. Come queste, hanno dovuto dichiarare bancarotta molte altre aziende tra cui anche Kia, acquisita nel 1998 dalla stessa Hyundai.

Fallimenti quindi anche numerosi, quelli che si sono susseguiti in quel periodo, e che hanno lasciato in eredità strutture, impianti, capitale umano che in diversi casi hanno contribuito a rendere più forti altri "chaebols". È questo il caso proprio di Hyundai, che insieme alla controllata Kia nel corso del 2013 ha venduto un totale di 7,1 milioni di autovetture (4,5 milioni Hyundai e 2,6 milioni Kia), seconda solo a Toyota nelle classifiche di vendita mondiali - se consideriamo il valore  consolidato - conquistando nel 2013 l'8,4% del mercato mondiale. Inoltre, il sodalizio coreano ha ottenuto nel 2013 un risultato di prestigio, riuscendo a piazzare un'auto - la Hyundai Elantra - al quarto posto tra le auto più vendute al mondo (nel 2012 era al settimo) dietro solo ad auto di "big" come Ford e Toyota (Figura 4).

Gli altri due colossi industriali capaci di essere tra i leader mondiali nel campo della tecnologia ed elettronica sono LG e soprattutto Samsung: quest'ultima seppure in termini di utili non abbia ancora numeri di Apple, ha venduto più smartphone e cellulari di tutti gli altri concorrenti. Il gruppo LG è riuscito - da parte sua - a farsi spazio: nel 2012 ha fatto registrare un fatturato di circa 143 miliardi di dollari (suddiviso nel gruppo, come segue: 60% nel segmento elettronico, 20% nel chimico ed altrettanto in quello delle telecomunicazioni e servizi) e circa 215.000 dipendenti, di cui 88.000 in tutto il mondo.

Il modello coreano si basa quindi su pochi players mondiali che hanno trainato il Paese, prima al di fuori della crisi degli anni Novanta, ora verso la top ten dei Paesi mondiali per Prodotto Interno Lordo ed esportazioni (Figura 5).
Il governo non sta a guardare (ed è questa un'altra chiave del miracolo coreano), ma cerca di spingere i campioni locali lungo il percorso: per lo sviluppo della rete di nuova generazione wireless 5G verranno investiti 1,1 miliardi di euro sinergicamente tra Ministero della Scienza e della Tecnologia, i tre maggiori gestori di telecomunicazioni (Sk Telecom, Korea Telecom  e Lg U+), e i già citati produttori Samsung ed Lg. L'obiettivo è di rendere la tecnologia 5G (che consentirà agli utenti di navigare in Internet e scaricare file circa 40 volte più velocemente rispetto alla tecnologia 4G) commercializzabile nel 2020, dopo lo sviluppo del progetto pilota che avrà una ribalta mondiale nel 2018 quando sarà utilizzato in occasione dei Giochi Olimpici Invernali. Dove si terranno? Proprio in Corea del Sud, a PyeongChang, e questa potrebbe essere un'altra freccia nell'arco del rilancio del Paese.

Resta il problema dei difficili rapporti con la Corea del Nord con la quale sono continue le schermaglie politiche e le tensioni militari. Se da un lato la Corea del Sud congiuntamente agli USA continua ad effettuare esercitazioni (che secondo il governo "nordista" di Pyongyang sono il preludio a un attacco), dall'altro lato la Corea del Nord esegue lanci di missili a corto raggio (abbastanza comunque per intimorire Giappone e Corea del Sud). La situazione è in evoluzione, dopo che solo un anno fa la Corea del Nord ha dichiarato di essere in stato di guerra con i vicini del Sud. Non ci resta che attendere sviluppi.

 

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