Cina, India, Indonesia e tigri asiatiche, per un totale di 2 miliardi e mezzo di persone, hanno continuato a mettere a segno forti aumenti di produzioni, redditi e consumi fin dal lontano 1997.
Le previsioni dicono che nel lungo termine si affermerà una nuova classe media, proprio nel Sud-est asiatico, i cui consumi nel 2030 rappresenteranno il 58,5% dei consumi mondiali (oggi il dato è del 23%). E oggi come quindici anni fa, fra questi paesi,  la Corea del Sud (Figura 1) avrà un ruolo importante.

Il Paese è, per Pil nazionale, la dodicesima potenza mondiale (Figura 2) ed è la quarta economia dell'Asia dopo Cina, Giappone e India. La Corea del Sud è da circa dieci anni stabilmente in crescita. Nonostante la crisi infatti, la tigre ha solamente rallentato la propria corsa:
+ 0,2% nel 2009, uno dei pochi Paesi insieme a Polonia, Israele e Australia a mostrare un timido segno positivo anche in questo anno. Le proiezioni per il 2010 e per il 2011 ci riportano a più solidi +6,5 e +4,1, valori pre - crisi. Moody's ha recentemente premiato la capacità del governo coreano di fronteggiare la crisi, migliorando il posizionamento del bond coreano da A2 ad A1.
Per quanto riguarda l'inflazione (Figura 3), ci attestiamo nel 2009 e 2010 a un livello pari rispettivamente a 3,1 e 3,4%, di poco superiore rispetto alle altre economie asiatiche. Le proiezioni al 2011 segnalano una progressiva crescita, a causa dell'incremento dei prezzi petroliferi, delle politiche di espansione fiscale e monetaria del Governo che hanno causato la lievitazione dei prezzi al consumo.

La Corea del Sud fonda buona parte dell'economia sulla capacità delle proprie merci di essere competitive: le esportazioni (Figura 4) nel 2009 rappresentano infatti circa il 45% del Pil nazionale. Dunque, il Paese risulta essere particolarmente influenzato dall'andamento dei principali partner commerciali (leggasi principalmente - Figura 5 - Cina, Giappone e USA che assorbono più del 40% degli interscambi mondiali) e in generale dalle fluttuazioni internazionali.

Le esportazioni coreane hanno superato la soglia dei 400 miliardi di dollari nel 2009 (solo cinque anni prima il valore era di poco più di 200 miliardi) e si sono viste diminuire di circa il 15% nell'ultimo anno a causa dei ben noti problemi congiunturali.
La Corea è l’ottavo Paese esportatore al mondo subito dietro l’Italia e avanti a nazioni quali Gran Bretagna, Canada, Hong Kong e Russia.

Quali merci esporta la Corea? Le industrie principali sono quelle dell’elettronica e dell’auto. Sono coreane inoltre le principali aziende produttrici di navi, orientate quasi totalmente all’export. Dal lato import, il calo è stato più significativo facendo registrare -24% tra il 2009 e il 2010. Complessivamente il saldo è positivo di circa 56 miliardi di dollari in notevole aumento rispetto all’anno precedente quando era di poco inferiore ai 10 miliardi, segno di una tenuta del Paese alle difficoltà congiunturali. La Corea ha saputo sfruttare il deprezzamento dello won e il calo delle materie prime per spingere l’export.

Per quanto riguarda l’interscambio con l’Italia (Figura 6), siamo di fronte a un  dimezzamento sia da lato import che dal lato export tra il 2008 e il 2009, anche se timidi sono i segnali di ripresa nell’ultimo anno. I principali prodotti scambiati sono dall’Italia alla Corea macchinari,  apparecchi elettrici e pelletteria che complessivamente rappresentano più del 50% sul totale importato. I principali prodotti esportati dalla Corea verso l’Italia sono apparecchi elettrici, autovetture e materie prime come ferro e acciaio.

Come il commercio internazionale, anche l’Indice di Borsa KOSPI mostra incoraggianti segnali: gli ultimi dati di dicembre 2010 portano l’indice quasi ai livelli massimi toccati negli ultimi cinque anni, sopra quota 1.900 punti (Figura 7), grazie soprattutto alle ottime prestazioni di Hyundai Motor – divenuto il quarto produttore mondiale di auto - e Samsung – leader nel settore dell’elettronica. Sono proprio queste ultime insieme al gruppo SK (leader nel settore energetico, chimico e delle telecomunicazioni), al gruppo Lotte (multinazionale composta di 50 società specializzate in più campi: dal settore dolciario a quello dei divertimenti, dai servizi finanziari alle costruzioni) e LG ad essere state le aziende “traino” nello sviluppo economico del Paese. È una economia basata sulla presenza di pochi giganti a livello mondiale.

Capitolo a parte merita il progetto ambizioso che sta sviluppando il governo di Seoul che ha in sostanza trasformato il Paese in una sorta di “laboratorio della green economy”.
Obama ha definito questa nuova fase estesa a livello mondiale  come “Green New Deal” - “rinascimento  verde” - uno dei possibili modi attraverso il quale uscire dalla crisi e  dare nuovo slancio all’economia. E la “tigre coreana” sta cavalcando questa opportunità a pieno.
I dati dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, sostengono che il Paese da prendere ad esempio nella corsa verso il new deal verde è proprio la Corea del Sud che ha adottato negli ultimi mesi un mix di interventi volti a stimolare investimenti e creare nuovi posti di lavoro legati alla riconversione ambientale del sistema industriale, edilizio e dei trasporti.
 

I dati parlano di un intervento annuo pari al 5% del Pil, contro una media mondiale dello 0,7%, e valori nazionali in termini assoluti secondi solo a Cina e USA (Figura 8). Il new deal coreano si sviluppa attraverso una serie di progetti che vanno dal miglioramento dei trasporti al risanamento dei fiumi (Figura 9), dal riciclaggio dei rifiuti al risanamento delle foreste, tutti nell’ottica di tagliare i gas serra.

Oltre a questi interventi di stimolo, il Governo sta attuando una politica volta ad accrescere l’attrattività dell’area tramite interventi legislativi e regolamentari. I risultati non sono ancora soddisfacenti se si pensa che a fronte di un investimento pari a più di 70 miliardi di dollari nelle zone franche, gli IDE raccolti fin ora sono di pochi miliardi. Secondo gli ultimi dati del World Competitiveness Yearbook, l’IMD - International Institute For Management Development di Losanna - pone la Corea del Sud al 23° posto per attrattività su 58 Nazioni, comunque in salita rispetto al 2009 quando era più indietro di quattro posti.

Quali gli ostacoli principali agli investimenti in Corea? Le tensioni con la Corea del Nord e “l’incognita nucleare”, ad esempio, le elevate – e in alcuni casi poco trasparenti - tasse e i costi dei fattori di produzione specie per quanto riguarda gli affitti e le spese per il personale.
Un operaio specializzato in Corea ha uno stipendio medio mensile pari a circa 1.200 dollari, ben più alto rispetto a Paesi limitrofi. Inoltre l’atteggiamento nazionalistico degli operatori economici causa barriere sul mercato interno.

Il settore più interessante per gli Investimenti Esteri è quello dei servizi, specie per quanto riguarda la finanza e le assicurazioni. Proprio per questo, aziende come Microsoft e Morgan Stanley hanno in progetto nei prossimi anni di investirvi rispettivamente circa 150 e 350 milioni di dollari. Quali gli obiettivi? Nel primo caso l’apertura di un centro di innovazione per il settore auto in collaborazione con Hyundai e nel secondo lo sviluppo di un centro logistico - commerciale all’interno della free zone di Incheon.

Per favorire la cooperazione internazionale, sono stati siglati importanti accordi di libero scambio. Importante è quello stilato tra USA e Corea che prevede dal lato USA la cancellazione in 5 anni della tassa del 2,5% sulle auto importate dalla Corea; dal lato Corea, Seul dimezza i dazi sulla auto made in USA (oggi del 4%) e abolisce del tutto quella sui camion (oggi al 10%).
È stato inoltre firmato da pochi mesi l’accordo di libero scambio tra Corea e Unione Europea, la cui entrata in vigore è prevista per  il primo luglio 2011. Al termine dei periodi di transizione saranno eliminati i dazi su quasi tutti i prodotti, fatte salve alcune eccezioni nel settore agricolo.

Il reddito pro capite è di circa 28.000 dollari USA all’anno, in crescita costante tra il 2000 e oggi (Figura 10).  L’ultimo rapporto 2010 pubblicato dall’UNDP dal titolo “La via delle Nazioni: vie dello sviluppo umano”, evidenzia come la Corea del Sud sia uno del top movers, registrando tra i maggiori progressi sia per quanto riguarda il pil pro capite che l’Indice di Sviluppo Umano, costruito in base ai seguenti indicatori a livello nazionale: il grado di istruzione, la media del Pil pro capite e la speranza di vita. Il tasso di disoccupazione si attesta al 3,7%, tra i livelli più bassi a livello mondiale contro una media nei Paesi OCSE dell’8,5% e a un più grave 9,6% negli USA. 

La Corea ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo (1,22%), in linea con le altre tigri asiatiche (Singapore, Taiwan e Hong Kong), il Giappone e Macao.
Perché  proprio in queste aree l’indice è così basso? La mancanza di un sistema di welfare adeguato, l’aumento costante del costo dell’istruzione e le preoccupazioni per il lavoro e la famiglia ne sono le cause principali. Inoltre l’estrema competizione del sistema educativo, fenomeni di bullismo e difficoltà di relazioni in famiglia causano un fenomeno molto grave nel Paese: i suicidi sono la seconda causa di morte per gli adolescenti.

Quindi, ad oggi le prospettive risultano essere molto più rosee rispetto a qualche tempo fa e dietro l’angolo non si prospetta – almeno per ora – il rischio di una nuova crisi sul modello 1998. Restano però da risolvere non pochi problemi di carattere sociale e di politica-internazionale - la Corea del Nord sembra essere “nervosa” .  

La corsa della Corea del Sud appare sostenuta grazie soprattutto alla solidità dei colossi nazionali e agli interventi mirati del governo volti a consentire il superamento della crisi internazionale e a fornire qualche elemento in più di crescita sia grazie allo sviluppo del “new deal” che alla stipula di accordi internazionali volti ad abbattere le barriere commerciali.
La tigre correrà ancora velocemente.

                                          Rocco Paradiso    

 

 

 

 

 

 

 

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