Potremmo presentare la Cina ai nostri lettori con innumerevoli grafici che fanno molta impressione (e lo faremo in altre schede). Talvolta però le immagini parlano più delle cifre e ve ne vogliamo presentare tre, seguite da un piccolo schema per introdurvi al nuovo “Celeste Impero” (così i cinesi chiamavano tradizionalmente la Cina del passato).

La prima di queste immagini è il World Financial Center di Shanghai che può tranquillamente essere il simbolo della nuova Cina con la sua struttura elegante, ricca di significati e il suo carattere tecnologicamente ardito (Figura 1). Se estendiamo lo sguardo dall’edificio alla città, scopriamo che Shanghai ha all’incirca tanti abitanti quanto la Pianura Padana (17 milioni) e circa tremila grattacieli (intesi come edifici di più di diciotto piani – nella Pianura Padana saranno tra trenta e trecento); che l’aeroporto è collegato al centro da un’avveniristica linea ferroviaria a lievitazione magnetica, rapidissima, priva di rumori e vibrazioni. Eppure c’è un “ma” in questo paradiso: proprio per il peso dei grattacieli, il livello del suolo si abbassa leggermente con gli anni e la costruzione di nuovi grattacieli è stata proibita.

Una seconda immagine è quella della “Diga delle Tre Gole” (Figura 2), una delle più straordinarie opere di ingegneria, ormai giunta alla fase finale di realizzazione, che cambierà la geografia della Cina e dell’Asia. Dovrebbe garantire energia elettrica più abbondante, aria meno sporca, piene dello Yang-tze meno disastrose, un collegamento diretto al mare per svariati mesi all’anno. Dovrebbe, insomma, cambiare la faccia della Cina. Anche in questo caso però c’è un lato meno positivo: occorre rilocalizzare quasi un milione  e mezzo di persone e ci sono molti dubbi sulle conseguenze che tutto ciò potrà portare all’ambiente.

La terza immagine (Figura 3) è un tradizionale oggetto cinese, la cosiddetta “palla del mistero” o puzzle ball (quello qui rappresentato fa parte della E.M. Hodgson Collection dell’Università di Bryant, nello stato americano del Rhode Island) che può essere inteso come una sintesi della visione cinese del mondo ideale: un insieme di sfere preziose (sono d’avorio) finemente costruite con grande maestria l’una dentro l’altra che quasi non si toccano.

 

Il mondo, insomma, è una serie di sfere che ruotano armoniosamente, indipendenti l’una dall’altra ma tra loro collegate. Sembra una tradizione in termini materiali del pensiero di Confucio.ll’esterno (cioè alle periferie) di regola sono rappresentati due draghi che lottano tra loro (le periferie – nel nostro caso, l’Occidente “barbaro” - sono spesso inaffidabili e vanno ricondotte a questo ordine vantaggioso per tutti). Sull’insieme veglia un vecchio saggio, dai tratti cinesi,  naturalmente.

Ce la farà la Cina postcomunista a realizzare l’armonia mondiale? Solo se realizzerà quella interna e i termini per questa realizzazione sono crudamente rappresentati nella Figura 4: occorre “traghettare” circa venti milioni di lavoratori cinesi, quasi tutti agricoltori poveri, verso impieghi moderni, ogni anno per venticinque anni. Al di là delle necessarie politiche infrastrutturali, di istruzione, eccetera, questo implica una crescita di almeno il 7,5-8 per cento all’anno altrimenti il meccanismo si inceppa. Trascorsi i venticinque anni, il rapido invecchiamento demografico cinese renderà tutto molto più difficile.

La Cina è come un bravo funambolo che si muove su una corda tesa su un abisso millenario in cui sono fortemente presenti miseria e disperazione. Per ora sta agevolmente dritto e accumula riserve per possibili anni magri. E’ interesse dell’intero pianeta che possa aver successo.

                                                  Mario Deaglio

      

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