Nel 2010 il prodotto lordo della Cina raggiungerà quello della seconda economia mondiale - il Giappone - e si appresta a superare in soli 20-25 anni gli USA nella gerarchia dell'economia globale (Figura 1).

La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni sta accelerando questo avvicendamento. Al contrario infatti delle economie di altri paesi che ne sono stati duramente colpiti, quella cinese continua a crescere a ritmi incredibilmente sostenuti.  Nel terzo trimestre del 2009 il Pil fa segnare +10,7% - tornando a correre ai ritmi del 2006- e complessivamente l'incremento per il 2009 è stato dell'8,7% (Figura 2).

La performance è particolarmente interessante se teniamo conto del fatto che il Pil è riuscito a espandersi a questi ritmi nonostante la flessione delle esportazioni (Figura 3), tornate a crescere solo nel mese di dicembre. Forse che da un modello ad alta dipendenza dal commercio estero il Dragone stia provando a passare a uno più legato alla domanda interna? Durante l'ultimo Forum Economico di Davos, il vicepremier Li Keqiang ha delineato proprio il nuovo modello di sviluppo previsto da Pechino, teso a sganciarsi dall'eccessiva dipendenza dalle esportazioni - la Cina è comunque la prima nazione al mondo per valore delle  esportazioni (Figura 4), avendo recentemente superato la Germania - e incrementare la propria domanda interna. Il Governo cinese ha stanziato più di 400 miliardi di euro per innescare due importanti programmi: il primo per la diffusione della sanità pubblica anche nelle campagne; il secondo per la realizzazione di lavori pubblici. Tale iniezione di spesa si è tradotta in incentivi fiscali e il risultato complessivo è stato un robusto sostegno ai consumi.

Alcuni esempi concreti di consumi interni in aumento? Il mercato dell'auto : nel 2009 la Cina ha visto un forte incremento delle vendite, dovuto comunque anche ai supporti governativi, che saranno rinnovati anche nel 2010, anno in cui si temeva un deciso rallentamento. Tale mercato in Cina ha ottime potenzialità visto che le statistiche parlano di 40 auto per 1.000 abitanti contro circa 600 per l'Italia. I prezzi sembrano incredibili a un occidentale: in Cina oggi è possibile acquistare un furgoncino Suzuki a 2.200 euro, e un SUV Gonow - imitazione di Toyota - a 10.000 euro.

La domanda interna è sostenuta  dall'incremento dal reddito pro capite medio (Figura 5) : +81% negli ultimi 5 anni e +10% tra il 2008 e il 2009 (con una leggera differenza tra abitanti urbani, +10,5%, e abitanti rurali, +9,2%). In termini assoluti questo vuol dire circa 7.000 dollari nel 2009, valore ancora distante dalle Economie Occidentali, anche se in costante crescita.

A livello di politica estera, un importante cambiamento è stata l'entrata in vigore (dal 1 gennaio 2010) dell'area di libero scambio da 2 miliardi di persone denominata CAFTA, acronimo di China - ASEAN Free Trade Area. Ciò prevede l'abolizione dei dazi doganali per la quasi totalità dei beni commerciati tra Cina e ASEAN - Associazione delle Nazioni Unite dell'Asia Sud Orientale. L'accordo è già valido per i sei Paesi fondatori Brunei, Indonesia, Singapore, Filippine, Thailandia e Malaysia e nel 2015 si estenderà anche a Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam, Paese che si sta sviluppando molto negli ultimi anni tanto da far parlare di vero e proprio boom.

 

 

La ripresa economica cinese ha trovato e troverà un supporto nei mega eventi quali l'Olimpiade di Pechino del 2008 e l'Expo 2010. Dal primo maggio 2010 e per sei mesi, Shanghai sarà polo di attrazione per l'intellighentia mondiale.

Significativo il tema che accompagnerà l'evento: "better city better life".
L'expo di Shanghai si pone - anche - l'obiettivo di fare riflettere la comunità internazionale sulle strategie di urbanizzazione e di sviluppo sostenibile.
E non è un caso tale tematica proprio all'Expo di Shanghai.Gli squilibri tra città e campagna sono molti, sia di carattere economico che sociale. 
Il 55% della popolazione cinese - il che è pari a circa 700 milioni di persone - vive in campagna e da qui proviene una rilevante quota della crescita nazionale (Figura 6).

Ma soprattutto una gran parte di questa popolazione sarebbe ben disposta a emigrare nelle città e costituisce l'"esercito di riserva" per la prosecuzione della crescita cinese. Potrebbe ugualmente costituire una minaccia alla stabilità economico-sociale se la crescita si arrestasse o rallentasse eccessivamente.

Oltre a quella delle campagne, altre minacce potrebbero affacciarsi all'orizzonte. La Banca Mondiale ha lanciato un monito contro il rischio di bolle mobiliari e immobiliari in Cina. I prezzi di case e azioni sono cresciuti a ritmo sostenuto negli ultimi mesi: solo a dicembre i prezzi medi in 70 città cinesi sono aumentati del 7-8%, mentre tra settembre e il primo febbraio 2010 si è registrata una robusta crescita dei valori del "giovane" mercato azionario di Shanghai, pari a circa il 12% (Figura 7).

Per combattere l'inflazione (Figura 2) che, dopo il picco degli anni passati sta tornando a crescere, la Banca Centrale sta muovendosi per stringere il controllo sulla liquidità in concomitanza con la ripresa economica.
E lo fa non solo o non tanto con un rialzo dei tassi ma con misure amministrative quali l'aumento della riserva obbligatoria (a interessi zero o bassissimi) delle banche ordinarie.

In conclusione, la Cina sarà il nuovo Paese egemone dell'economia mondiale nel futuro prossimo?  Secondo alcuni economisti - tra cui il premio Nobel dell'economia Robert Fogel- sicuramente sì; nessuno dice "sicuramente no".
Al massimo gli scettici puntano il dito sulle numerose debolezze di struttura che caratterizzano questo gigante e invitano alla cautela. Lo facevano anche (e con maggior ragione) una decina di anni fa.

Intanto la Cina continua la sua corsa che può essere sintetizzata in due cifre: ogni anno si laureano in Cina circa 500mila ingegneri (in Europa circa 280 mila, negli Stati Uniti un po' meno). E, siccome tutti i cinesi che vanno all'Università devono obbligatoriamente imparare l'inglese, tra pochi anni il numero dei cinesi che conoscono la lingua di Shakespeare sarà superiore alla popolazione degli Stati Uniti (dove, con le migrazioni, aumenta il numero di quelli che non la conoscono o la conoscono malissimo).

                                              Rocco Paradiso

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