Dopo le adesioni di Bulgaria e Romania nel 2007 e della Croazia nel 2013, che hanno portato a 28 il numero di stati membri, il cammino dell’Unione Europea è stato caratterizzato più dalle voci su imminenti o future defezioni (Grecia soprattutto, ma anche Italia e altri paesi), fino all’effettiva e traumatica Brexit, che dalle richieste di nuovi ampliamenti. Questi sono peraltro prevedibili nei prossimi anni, se l’Unione supererà le sue difficoltà e lo scetticismo sempre più diffuso, dato che ci sono cinque candidati ufficiali (Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia) e due potenziali (Bosnia-Erzegovina e Kosovo). La Commissione europea analizza periodicamente la situazione dei nuovi aspiranti, sintetizzando poi le osservazioni in un rapporto trimestrale - EU Candidate & Potential Candidate Countries’ Economic Quarterly (CCEQ). Vediamo come si sta evolvendo la situazione secondo i dati più recenti acquisiti nel 2016.

Una generale ripresa economica è proseguita nei Balcani occidentali anche nel secondo semestre del 2016, con una crescita annua del PIL in accelerazione nella maggior parte dei paesi della regione, grazie a importanti (ma discontinui) investimenti e all’aumento dei consumi privati.
Ciò ha portato alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato, anche se a un ritmo irregolare, ma i tassi di disoccupazione sono tuttora alti, così come il debito pubblico. Le esportazioni, pur avendo ripreso vigore, restano complessivamente modeste, nonostante la congiuntura dei principali partner commerciali dell'UE sia migliorata. Un’inflazione persistentemente bassa rimane una caratteristica di queste economie, vista anche la stabilità dei tassi di cambio.

Albania
Nel mese di luglio 2016, il Parlamento ha approvato importanti riforme costituzionali in vista di una riforma globale del sistema giudiziario del paese, caratterizzato ancora oggi da inefficienze e corruzione. In generale, l’Albania sta ottenendo buone performance economiche (il PIL è cresciuto al 3,2% nel secondo trimestre 2016 rispetto al 3,1% del primo) e i consumi interni sono in crescita, in attesa delle elezioni politiche di giugno 2017.
In settembre la compagnia petrolifera canadese Bankers Petroleum, uno dei maggiori investitori stranieri in Albania, è stata definitivamente acquisita dalla cinese Geo-Jade Petroleum. Gli investimenti comunque sono in una fase di rallentamento e le esportazioni non compensano le elevate importazioni , con un deficit delle partite correnti salito al 117,2% rispetto all’anno precedente. Di fronte a un costante calo del settore agricolo, quello dei servizi è attualmente il principale traino all’economia. Nel secondo trimestre del 2016, l’occupazione totale è cresciuta del 5,8% su base annuale e la disoccupazione è scesa al 15,9%, il livello più basso degli ultimi tre anni. In conseguenza dell'aumento dei prezzi alimentari e del petrolio, l'inflazione è salita dallo 0,7% del secondo trimestre al 2,0% in agosto, mettendo fine alla deflazione registrata nei primi cinque mesi dell'anno.
Le maggiori entrate fiscali e le minori spese hanno contribuito a un avanzo generale dello 0,9% del PIL nel primi otto mesi e a luglio il governo ha adottato un bilancio rivisto, aumentando l’obiettivo del deficit per il 2016 dal 2,2% del PIL al 2,4% (Figura 1).

Macedonia
A settembre 2016, il parlamento ha adottato una seconda revisione del bilancio per far fronte ai risarcimenti per le vittime delle inondazioni di agosto, portando l’obiettivo di deficit al 4% del PIL previsto, che nel secondo trimestre 2016 è leggermente salito fino al 2,2%. Anche nell’ex repubblica jugoslava la crescita delle esportazioni ha rallentato, mentre le importazioni hanno continuato a crescere a ritmo robusto e gli investimenti ristagnano. Tra i settori, è in forte espansione quello delle costruzioni (+ 31% y-o-y), mentre la produzione manifatturiera langue, con un calo del 7% nel primo trimestre, che riflette la crisi di fiducia in corso tra gli investitori.
Lo stato del mercato del lavoro è viceversa migliorato (+3% di crescita annuale dell’occupazione), grazie a nuovi posti di lavoro nel settore pubblico o tramite sovvenzioni e altri interventi del governo, oltre che alla costante diminuzione della forza lavoro. Il tasso di disoccupazione generale è sceso così al 24%, ma è nettamente superiore fra i giovani. I salari netti sono in aumento da 28 mesi consecutivi.
I prezzi al consumo sono scesi ulteriormente nei primi otto mesi dell'anno, in media dello 0,4%, seguendo una tendenza ormai costante dall’estate 2015. Alla fine del secondo trimestre 2016, il debito pubblico ammonta al 36,9% del PIL previsto, senza alcun significativo mutamento rispetto a fine 2015, ma la quota di debito in valuta estera è aumentata negli anni. Il debito commerciale è cresciuto a sua volta fino a circa il 20% del PIL (Figura 2). La situazione politica, dopo le elezioni di dicembre 2016, è peraltro assai confusa e il voto non ha sbloccato una crisi di governo che prosegue da ormai due anni.

Montenegro
Il 5 settembre 2016, il parlamento del Montenegro ha modificato la legge sulla conversione di prestiti in franchi svizzeri, obbligando le banche a convertire tali prestiti con effetto retroattivo, per tutelare i numerosi cittadini che, avendo sottoscritto un prestito legato al franco svizzero, si sono visti il debito aumentare dopo l’abbandono del cambio fisso euro-franco del 2015
Il 14 settembre, il Montenegro ha firmato un contratto con il consorzio formato dall’Eni e dalla compagnia russa Novatek, assegnandogli una concessione di 30 anni per l'esplorazione di petrolio e gas nel mare Adriatico. Dopo aver ottenuto il 41% dei voti alle politiche dello scorso 16 ottobre, il Partito democratico socialista (DPS), che governa ininterrottamente dal 1991, ha nominato a guida del nuovo governo Duško Marković, ex capo dei servizi segreti, uno dei principali uomini di fiducia del premier uscente, Milo Đukanović, che ha annunciato il suo ritiro, nominando comunque il proprio successore.
Il PIL 2015 ha registrato una crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente ed è tuttora in buona salute (+2,7% rispetto all’anno precedente), con ottime performance del turismo, in particolare di alberghi e ristoranti, in aumento dal 16,6%, mentre trasporti e costruzioni sono entrambe cresciute del 4,8% e il settore manifatturiero del 6.0% . Anche in questo caso, va segnalato comunque il forte aumento delle importazioni (+ 20,7%), ma gli investimenti sono assai più vivaci che altrove. Resta grave il problema della disoccupazione, attualmente al 17,5%, che caratterizza il paese da anni e sembra assai discutibile la nuova legge che invita le donne con 3 o più figli ad abbandonare il posto di lavoro in cambio di generosi sussidi statali (circa 2100 ne hanno approfittato negli ultimi mesi, rimpiazzate da 1800 nuovi lavoratori maschi). Import ed export sono entrambi in crescita, ma il deficit commerciale ha raggiunto il 46% del Pil (Figura 3).

Serbia
In seguito alle elezioni anticipate della primavera 2016 , si è costituito un nuovo governo con la medesima coalizione e numerosi ministri di quello precedente. Il prossimo 2 aprile si terranno anche le elezioni presidenziali che, dato il ruolo sostanzialmente rappresentativo di questa figura all’interno del sistema istituzionale serbo, hanno un interesse principalmente politico.
Il PIL, dopo l’incoraggiante crescita del 3,8% nel primo trimestre 2016, si è ora assestato al 2% e anche i consumi paiono in ripresa, così come sono migliorati gli indicatori dell’occupazione, cresciuta del 6,7% annuo, con l'aggiunta di quasi 174.000 posti di lavoro (due terzi dei quali peraltro in occupazione informale, non regolamentata da norme legali o contrattuali). Il tasso di disoccupazione è così sceso decisamente dal 19% al 15,2%, il livello più basso degli ultimi anni.
Il commercio è in una fase di forte espansione, con una crescita del 9,3% nei primi otto mesi del 2016 e il debito commerciale si aggira intorno al 13% del PIL (Figura 4).
L’inflazione è risalita fino all’1,2% ad agosto, ma rimane bassa, e il cambio dinaro-euro è stabile: un’economia in buona salute, dunque, come confermano anche i dati della produzione industriale e delle vendite al dettaglio, che ha ottenuto apprezzamenti dalla stessa Commissione Europea e dal FMI, soprattutto dopo le riforme che hanno ridotto di circa 16.000 unità gli impiegati statali e le ristrutturazioni delle grandi imprese pubbliche e di trasporto. L’adesione all’Unione Europea, per la quale sono stati avviati negoziati formali nel gennaio 2014 con l’obiettivo 2020, presenta comunque numerose difficoltà, a partire dagli stretti rapporti che Belgrado tuttora mantiene con la Russia. Il recente intervento con un discorso al Parlamento di Belgrado dell’Alto rappresentante dell'UE per la politica estera, Federica Mogherini, boicottato dall’opposizione pro-europea e caratterizzato dai fischi e dalle urla dei radicali, non è stato certamente un passo in avanti

Bosnia-Erzegovina
Nel mese di luglio 2016, le autorità bosniache hanno dato parere favorevole ad alcuni requisiti richiesti dall’UE, come l’adozione definitiva dello Stabilisation and Association Agreement con l’Unione (secondo passo, dopo l’adozione interinale dell’accordo stesso, che devono compiere i paesi non appartenenti all'Unione Europea per poterne entrare a far parte) e la creazione di un meccanismo di coordinamento per una più efficiente cooperazione nel preparare l'adesione. Nel mentre il Consiglio europeo ha deciso di valutare la domanda di adesione del Paese, presentata il 15 febbraio 2016, che sarà la base per il "Parere" della Commissione, per decidere se la Bosnia può essere accettata come candidato.
Nel secondo trimestre del 2016, la crescita del PIL reale è attestata all’1,4% rispetto all'anno precedente, grazie soprattutto al settore manifatturiero, che contribuisce a quasi la metà della crescita complessiva (Figura 5).
Per l'intero anno 2016, le istituzioni internazionali si aspettano una crescita del PIL vicina al 3%, e di circa il 3,2% nel 2017, confidando nell’aumento dei consumi privati e delle esportazioni, oltre che della produzione del settore industriale (+ 4% attualmente).
La disoccupazione rimane molto elevata (41,7% nel mese di luglio 2016, rispetto al 43,2% dell'anno precedente), per quanto la forte attività economica abbia contribuito ad aumentare l'occupazione dell'1,8% in media nel 2016. Il paese continua ad essere in un lungo periodo di deflazione, con l’indice dei prezzi al consumo che è sceso dell’1% nel 2015 e dell’1,8% nei primi otto mesi del 2016.

L’analisi della Commissione europea si sofferma anche sulla Turchia e il Kosovo. La situazione della Turchia, non positiva negli indicatori economici (Figura 6) e tanto meno dal punto di vista politico, tra tentati colpi di stato, epurazioni di massa e attacchi terroristici di diversa provenienza, merita un’analisi più approfondita in futuro. Il Kosovo, autoproclamatosi indipendente nel febbraio 2008 e riconosciuto come Stato solo da 23 su 28 Stati membri dell’UE, è ancora ben lontano dal poter aspirare a un futuro europeo (per quanto l’euro sia la moneta ufficiale) e deve tuttora sanare le ferite della guerra etnica in cui è stato coinvolto. Impresa non facile per un paese che già in passato era la provincia più povera della Jugoslavia.

Il percorso non pare comunque semplice per nessuno: proprio a fine 2016, il ministro degli esteri austriaco Kurz, in polemica per il dialogo aperto con la Turchia, ha deciso di non dare il consenso alle conclusioni del Consiglio Affari Generali UE sui processi di allargamento (che riguardano Turchia, Montenegro e Serbia) e per gli accordi di stabilizzazione-associazione (con Albania, Macedonia, Bosnia e Kosovo), approvati dalla stragrande maggioranza degli altri Paesi membri.
Vedremo come andranno avanti queste richieste di adesione, anche alla luce degli esiti delle elezioni che si terranno in questi giorni in Olanda, primo banco di prova per la tenuta dell’Unione, e nei prossimi mesi, soprattutto, in Francia, Germania e forse anche Italia.

Commenti