Il Canada (Figura 1) è il secondo Paese al mondo per superficie dopo la sterminata Russia, occupando il 40% dell'America Settentrionale, ed è la quattordicesima potenza mondiale per Prodotto Interno Lordo (Figura 2).

È una terra sterminata ma non molto popolata: il Canada conta quasi 34 milioni di abitanti, poco più della metà dell'Italia. La sua è una popolazione piuttosto "anziana": la media si aggira intorno ai 40,7 anni contro 36,8 degli USA e 28,4 mondiale (la media italiana è 43,7). E in prospettiva, stando ai dati attuali, la situazione non è volta a un "ringiovanimento", anzi. Il tasso di crescita della popolazione è piuttosto basso, 0,4% contro la media mondiale dell'1,1% e 0,97% degli USA.

Si vive a lungo in Canada: è il decimo Paese al mondo per aspettative di vita - 81,3 anni in media - e il secondo del G8 dopo il Giappone. In riferimento a tali tematiche di carattere sociale, è  opportuno ricordare come in Canada è presente un sistema di sicurezza sociale "all'europea", che offre ai propri cittadini assistenza al di fuori di ciò che offre il mercato.

Il reddito medio è di circa 38.000 dollari (Figura 3), in costante crescita negli ultimi dieci anni fatta eccezione per l'ultimo, e il tasso di disoccupazione è dell'8,3%, in aumento rispetto al 2009 quando il valore era di poco più del 6%.
Il reddito medio in calo e la disoccupazione in aumento sono il risultato sull'economia reale della "frenata" canadese nel 2009 (Figura 4), causata dal calo della domanda esterna e dai minori consumi interni. La frenata della crescita del Pil (-2,5% il valore 2009) è stata in linea rispetto a quella degli Stati Uniti (-2,6%) e comunque di minore entità rispetto all'area euro (-4,1%). Come da attese, l'inflazione nel 2009 ha raggiunto un valore vicino allo zero in conseguenza alla forte diminuzione dei prezzi dei consumi energetici.

Il Canada è una di quelle commodity economies che dipendono molto dalle materie prime e,quindi, dal traino mondiale (Figura 5). Il Canada è il secondo Paese al mondo per riserve di petrolio, seconda solo all' Arabia Saudita (Figura 6), ma con una particolarità. I giacimenti canadesi infatti non sono  convenzionali nel senso che le fonti di petrolio sono  le cosiddette "oil sands" (sabbie bituminose).

Le sabbie sono impregnate di acqua e bitume, contenuto in percentuali che vanno dal 10 al 15% in peso e, grazie alle operazioni di raffineria seguenti all'estrazione, vengono trasformate in petrolio, gasolio e così via. Gran parte di questi giacimenti sono localizzati nella regione dell'Alberta dove un sesto della forza lavoro è impegnata nel settore energetico.
Gli Stati Uniti, che importano petrolio principalmente proprio dal Canada, vista la vicinanza di tali giacimenti stanno progettando un oleodotto capace di collegare l'Alberta e il Midwest per favorirne il trasporto e l'approvvigionamento.

Un incremento del prezzo del petrolio previsto per il 2011 favorirebbe un miglioramento della bilancia commerciale che, dopo avere costantemente sfiorato valori positivi intorno a 50 miliardi di dollari tra il 2006 e il 2009, per il 2010 prevede di avere segno negativo per circa 4 miliardi.
Insieme al petrolio, tra le principali risorse esportate ricordiamo il grano - di cui il Canada è tra i primi produttori mondiali dopo Cina, India e USA - l'energia elettrica - grazie a una estesa rete idrografica -e il gas naturale.
Quanto a quest'ultimo, il Canada è il terzo Paese per produzione mondiale (Figura 7), dopo USA e Russia, e il terzo Paese esportatore dopo Russia e Norvegia.

 

 

I dati sul commercio internazionale ci mostrano come (Figura 8) ci sia stato un rallentamento notevole nell'ultimo anno: le esportazioni tra il 2009 e il 2010 sono diminuite del 30% e le importazioni del 21%. I 323 miliardi di dollari di merce esportata nel 2010 non raggiungono ancora i valori di cinque anni prima, pari a 365 miliardi (-12%). Cosa spiega tali performance negative? Il Canada ha molto risentito della crisi internazionale, specialmente di quella dei vicini Stati Uniti: è infatti fortissima l'interconnessione con l'economia a stelle e strisce che assorbe il 75% delle esportazioni e che rappresenta la metà delle importazioni canadesi (Figura 9).

A favorire i rapporti commerciali tra i Paesi è stato ed è tuttora il NAFTA, l'accordo di libero scambio tra USA, Messico e il Canada che ha progressivamente eliminato - a partire dal 1 gennaio 1994 - i dazi doganali sul commercio di prodotti e le restrizioni sui flussi di IDE tra questi Paesi.

L'Italia è presente in Canada grazie al quinto gruppo etnico più numeroso dopo i britannici, i franco canadesi, gli irlandesi e i tedeschi.
La contrazione del commercio  tra Italia e Canada
(Figura 10) è stata piuttosto forte tra il 2008 e il 2009: i valori di importazioni ed esportazioni nel 2009 sono circa un terzo rispetto all'anno precedente. Nel 2010 le proiezioni vedono una leggera ripresa: +12% le esportazioni e +15% le importazioni. 

L'indice Standard & Poor's /TSX 60 (Figura 11), che misura il rendimento di 60 titoli delle maggiori società dei principali settori del Canada, coprendo circa il 73% della capitalizzazione del mercato azionario del Canada, ha toccato il proprio record negativo ad aprile 2009 per poi progressivamente risalire anche se resta lontano dai valori massimi raggiunti nel 2008.

Di che Paese stiamo parlando quindi? In poche parole, il Canada è una delle principali economie del mondo che sta attraversando una fase di lento recupero - dopo una contrazione economica specie nei settori industriali - e che ha visto un rallentamento forte negli scambi internazionali di merci, servizi e capitali.
I commerci internazionali  potranno essere incoraggiati dalla ripartenza dell'economia mondiale e l'incremento del prezzo del petrolio potrà risollevare il saldo della bilancia commerciale del Paese.

E sarà molto importante il ruolo degli Stati Uniti: l'economia americana è strettamente legata a quella canadese per motivi storici, di vicinanza geografica e di opportunità economiche. Intanto la Banca del Canada ha recentemente confermato il tasso di interesse di riferimento all'1%.

Politicamente il Paese è guidato da un governo che non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. Il primo ministro conservatore Harper sta pianificando la strada futura del Paese insieme ai partiti dell'opposizione e in particolare con quello liberista.
Il Canada è inoltre sede - a partire dal 1960 - di un dibattito politico sull'opportunità di vedere riconosciuta la sovranità della provincia francofona del Quèbec, la più estesa del Paese per superficie. Il movimento per la secessione ha portato a un referendum negli anni Novanta. Il risultato? Il Quèbec non è oggi indipendente per soli 50.000 voti…
In conclusione, solo nel 1995 l'Economist definiva il Canada come "membro onorario" del terzo mondo, a causa del debito pubblico elevato e dell'economia stagnante. Oggi, il Canada è additato come Paese "dalle buone politiche e fortunato". È un gigante che "funziona".

                                             Rocco Paradiso 


 

 

 

 

                              

Commenti

Comments are now closed for this entry