33 milioni di persone. Anglosassoni 28 per cento, francofoni 23 per cento; altri europei (tra i quali molti italiani) 15 per cento. E ancora: più del 40 per cento sono cattolici, meno del 25 per cento protestanti di varie denominazioni, 2 per cento musulmani. Si direbbe una ricetta per il caos.

 Invece no. E' un paese efficiente, piuttosto duro, sportivo, tollerante, pacifico, con ottime università e belle città come Montreal e Vancouver (vedi Carta tematica). A Montreal parlano francese con l'accento di un tempo; nelle pianure dell'Ovest si conservano costumi dei tempi della regina Vittoria. Dopotutto una sua discendente, la regina Elisabetta, è ancora il capo ufficiale dello stato ed è rappresentata da un governatore generale (donna). La presenza dello stato è molto maggiore che negli Stati Uniti , specie per quanto riguarda sanità e istruzione; e le ricche province francofone pensano sempre alla secessione, a costituire uno stato indipendente e non lo fanno mai.

 Il Canada è ricchissimo di risorse naturali, dal grano al petrolio a molti altri minerali. Ha un'infrastruttura modernissima con porti, aeroporti, sistemi di telecomunicazione tra i migliori del mondo e può vantare quasi ogni tipo di industria avanzata. La sua struttura produttiva è strettamente integrata in quella del "grande vicino" meridionale, ossia gli Stati Uniti, dove vanno quasi i quattro quinti della produzione, un totale che è aumentato dopo l'entrata in vigore del trattato NAFTA, che comprende anche il Messico. Tra Stati Uniti, Messico e Canada si è così creata un'area di libero scambio di enormi dimensioni.

 Il Canada non è però diventato la fotocopia degli Stati Uniti, anche se l'andamento della congiuntura risente fortemente delle ondate espansive e delle frenate congiunturali del paese vicino. Lo si può vedere dalla Figura 1: la caduta della crescita nel 2000-01 e successivamente nel 2003 ricalca i movimenti degli Stati Uniti.

 

 

Ma successivamente il Canada sembra essersi stabilizzato su un'espansione più tranquilla, prossima al suo tasso naturale di crescita (aumento medio percentuale della popolazione in età lavorativa + aumento della produttività del lavoro) intorno al 2,5-3 per cento.

 A differenza di quanto succede negli Stati Uniti, la sua produzione industriale è salita piuttosto fortemente dopo il 2000, sia pure con alti e bassi, come si può vedere dalla Figura 2. L'inflazione, pur con qualche fiammata, è tenuta sotto controllo (Figura 3) meglio che negli Stati Uniti (anche perché il Canada non dipende tanto quanto gli Stati Uniti da fonti energetiche di importazione e sfrutta, tra l'altro, ingenti risorse idroelettriche).

 Le esportazioni assicurano al Canada un notevole attivo nella bilancia commerciale (Figura 4) con le crisi del grande vicino che incidono relativamente poco sul totale. Per conseguenza, la disoccupazione si è abbassata regolarmente ed è di poco superiore al 6 per cento (Figura 5) ; una cifra  leggermente maggiore di quella degli Stati Uniti, ma il dieci per cento più ricco della popolazione compie il 24 per cento dei consumi (negli Stati Uniti il 31 per cento) e il 10 per cento più povero il 2,8 per cento (negli Stati Uniti l'1,8 per cento).

 Un'America un po' "attenuata" insomma, con più di una venatura paleo-europea in mezzo al massimo della tecnologia e della modernità. Che sia the best of both worlds, il migliore dei mondi possibili?

                                                  Mario Deaglio

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