Con l'acronimo BRIC vengono da qualche anno identificati i quattro paesi considerati le stelle nascenti dell'economia mondiale: Brasile, Russia, India e Cina.

Gli analisti della banca d'investimenti Goldman Sachs, che introdussero il termine nel 2003, partendo dai risultati ottenuti da questi paesi negli ultimi dieci anni, durante i quali hanno raddoppiato la loro quota di mercato mondiale e incrementato sensibilmente il loro PIL (Figura 1), pronosticano un futuro luminoso per queste nuove potenze economiche. Di qui al 2050, pur rallentando gli attuali ritmi di sviluppo, esse arriverebbero a rappresentare, da sole, il 40% dell'economia mondiale (contro l'attuale 15%),  aumentando la loro capacità di spesa e il conseguente contributo alla domanda globale.  Il tasso mondiale di crescita sostenibile potrebbe toccare il 4,5% e le conseguenze positive ricadrebbero anche su Europa e Stati Uniti, che avrebbero a disposizione mercati e risorse finanziarie.

Il fenomeno già in corso ha determinato l'aumento degli investimenti internazionali, che al momento è significativo soprattutto in Cina (Figura 2), ma la prevista alta crescita di tutti questi paesi aumenterebbe ulteriormente il flusso netto di capitali internazionali ad essi diretti.

L'inflazione, più contenuta in Cina e India, sembra poter calare anche negli altri due paesi (Figura 3).

Le esportazioni come percentuale del PIL sono in buona salute e tendono a convergere verso i medesimi valori in Russia e Cina (Figura 4) L'analisi della crescita del settore manifatturiero e dei servizi (Figura 5), ci mostra come Cina e India siano ai poli opposti e come il modello indiano, che punta molto sul terziario, si discosti da un modello tradizionale di sviluppo

L'informatica avanzata è un settore brillante ma impiega solo l'1% della manodopera ed è quindi di vitale importanza sviluppare anche altri settori. La creazione di "zone economiche speciali" per attirare gli investimenti esteri in questo campo si scontra però con la necessità di espropriare terre agricole in zone densamente popolate e con il rischio di creare proteste e disordini, come è recentemente avvenuto.

La vastità dei territori interni ancora legati ad un'economia prevalentemente rurale ed arretrata potrebbe rappresentare uno dei problemi di più difficile soluzione per questi paesi. La crescita del reddito pro capite, infatti, non dovrebbe essere così clamorosa come quella del PIL, e gli abitanti dei paesi BRIC continuerebbero a rimanere individualmente più poveri di quelli dell'Occidente (Figura 6).

D'altra parte, gli stessi benefici per Europa e USA sono tutt'altro che automatici: ad esempio, se la domanda dei paesi emergenti fa rincarare le materie prime, ciò costituisce un problema notevole per gran parte dei paesi avanzati. Anche la prevista "valanga di liquidità"  che invaderebbe l'Occidente potrebbe avere come conseguenza un aumento di debiti fuori controllo.

La rimozione degli ostacoli sociali, industriali e finanziari attraverso lo sviluppo di politiche macroeconomiche adatte e di istituzioni più democratiche e moderne, costituisce la vera sfida che questi paesi dovranno affrontare per potersi mostrare all'altezza delle rosee previsioni.

                                                   Luca Deaglio

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