Il gigante dell'America latina è incappato recentemente in difficoltà e tensioni sociali di non poco conto. Vediamo dunque come si articola la sua struttura economica attuale.

Il Brasile è riuscito ad imporsi come una delle economie mondiali emergenti grazie a una crescita sostenuta del PIL negli ultimi 10-15 anni (Figura 1)
Semplificando il processo di sviluppo Brasiliano, possiamo affermare come nella prima fase (dal 1999 alla metà del primo decennio del 2000) lo sviluppo sia dipeso principalmente dalla domanda estera e quindi da fattori esogeni, mentre nella seconda fase è la domanda interna - inizialmente marginale - ad aver avuto un ruolo importante nel sostegno alla crescita.

Il Brasile è oggi la sesta potenza mondiale per valore del PIL, grazie soprattutto alla produzione di generi di prima necessità: alimentari ed energia.
In particolare il Brasile è definito come la "fattoria"
dei Paesi emergenti e di alcuni Paesi avanzati, essendo il primo Paese esportatore di caffè, zucchero, carne bovina e pollo e il secondo di soia.
Il settore minerario, che comprende anche le lavorazioni dei metalli, contribuisce per un terzo delle esportazioni ed il Brasile è il primo produttore al mondo di bauxite, oro, ferro, stagno e manganese.

Da un punto di vista energetico, dal 2009 è diventato esportatore netto di petrolio (Figura 2) grazie allo sfruttamento seppur ancora parziale (poiché ad ora spesso antieconomico a causa delle grandi difficoltà nell'estrazione) delle immense riserve di petrolio individuate negli ultimi anni ed alla produzione di 2,14 milioni di barili al giorno (dato 2012). Il Brasile è ricco di riserve di gas, è il terzo produttore al mondo di etanolo, di energia idroelettrica, solare ed eolica.
Il settore manifatturiero ha un peso relativamente basso sul pil (15%) ed è molto diversificato: dalla trasformazione alimentare, all'industria chimica e petrolchimica e della lavorazione dei metalli di cui accennato, ai mezzi di trasporto e alla lavorazione della carta.

Negli ultimi anni il trend del commercio internazionale ha avuto un andamento altalenante (Figura 3), anche se è da sottolineare il fatto che negli ultimi cinque anni, nonostante il momentum, le esportazioni sono quasi raddoppiate in termini assoluti raggiungendo quota 243 miliardi di dollari USA, e le importazioni sono quasi una volta e mezza (+140%), pari a circa 220 miliardi, pareggiando quindi complessivamente il saldo commerciale con l'estero. I principali partner commerciali (Figura 4) sono l'Unione Europea, la cui quota è rimasta stabile negli ultimi dieci anni (20%), la Cina (15%) in aumento, e gli USA (10%), pur in diminuzione. Inoltre il Brasile ha beneficiato di ingenti investimenti diretti esteri: l'ultimo studio dell'UNCTAD posiziona il Paese al quarto posto al mondo tra quelli che hanno ricevuto più IDE nel 2012 - pari a 67 miliardi di dollari - dopo USA (168 miliardi), Cina (121 miliardi) e Hong Kong (75 miliardi).

Tirando le somme, l'economia del Brasile oggi è molto esposta a variazioni nella propensione al rischio sui mercati internazionali di capitali e al ciclo mondiale, in particolare a quello delle economie emergenti, forti consumatrici di materie prime (oltre all'incognita delle oscillazioni dei prezzi delle commodity).

Gli indicatori congiunturali segnalano che nel 2012 l'agricoltura e i settori minerario e manifatturiero hanno tutti registrato una produzione inferiore a quella del 2011, mentre il settore servizi ha continuato a crescere seppur ad un ritmo inferiore a quello del 2011.
I rallentamenti più vistosi sono stati nei settori finanziario, del commercio e dei trasporti e comunicazioni. L'inflazione (Figura 1) ha accelerato dalla metà del 2012 e a giugno era pari a 6,7%, oltre il limite superiore al target perseguito dalla Banca Centrale (4,5%).
Le recenti indagini della Banca Centrale segnalano un tasso tendenziale pari al 5,8% per il 2013 e 2014.

Nel 2013 il real ha proseguito a deprezzarsi nei confronti delle altre principali monete (Figura 5) e ciò potrebbe aiutare l'industria manifatturiera la cui posizione competitiva si è deteriorata.
La bilancia corrente nel 2012 ha registrato un deficit pari a 54,2 miliardi di dollari, di poco superiore al 2011 quando era di 52,5 miliardi. Nel 2012 la bilancia dei pagamenti ha chiuso in surplus (18,9 miliardi di dollari) seppur sensibilmente meno dell'anno precedente (58,6 miliardi).

Nei primi mesi del 2013 l'economia del Brasile ha continuato ad espandersi a ritmi più elevati rispetto al 2012 anche se le stime sono state tagliate dalla Banca Centrale dal 3,1% al 2,7% per l'anno in corso. Il rallentamento dei Paesi BRICS (Figura 6), segnalato anche dall'OCSE, è connesso al generale rallentamento mondiale (essendo il Brasile strettamente legato alla domanda di materie prime da parte delle nuove economie in forte crescita). Quello brasiliano è un quadro a tinte chiaro-scure, in cui la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso - causando le rivolte di piazza degli ultimi mesi - è rappresentata questa volta dall'incremento del prezzo del biglietto dei mezzi pubblici: per fare un confronto con l'Italia, a parità di potere d'acquisto, un biglietto per una corsa costa più di 3 euro. 

 

Altri fattori che hanno scatenato la folla sono stati gli incrementi dei prezzi di alcuni beni di prima necessità che hanno diminuito il potere di acquisto dei salari, specie quelli medio-bassi e la disoccupazione giovanile che resta elevata (24% tra 15 e 17 anni e 14% tra 18 e 24 anni). Il Brasile - in base all'indicatore di sviluppo umano Human Development Index che tiene conto di aspettativa di vita, istruzione, reddito pro capite- si trova all'84° posto mondiale e agli ultimi posti dei Paesi dell'America Latina (dopo Cile, Argentina, Uruguay, Messico, Venezuela, Perù).

Inoltre secondo i dati forniti dall'Istituto Centrale di Statistica IBGE, 16,2 milioni di persone, vale a dire l'8,5% della popolazione, vive ancora in condizioni di estrema povertà (con 70 real o 1,3 dollari al giorno); di questi, 4,8 milioni non hanno alcun reddito. E i servizi erogati dal settore pubblico (sanità, istruzione, trasporti) risultano essere di basso livello, nonostante una pressione fiscale elevata per essere un paese di recente sviluppo (più del 40% del reddito quasi come la media della "vecchia" Europa).

La rivolta è scoppiata proprio nei giorni di massima esposizione mediatica mondiale, quando i riflettori erano puntati sul torneo di calcio che si stava tenendo nel Paese.
La Confederation Cup ha avuto la funzione di apripista ai prossimi mega-eventi: i Campionati mondiali di calcio e le Olimpiadi che si terranno rispettivamente nell'estate del 2014 e del 2016. Tali manifestazioni, a detta di buona parte del popolo brasiliano, toglieranno risorse pubbliche ingenti (la spesa complessiva stimata è di circa 25 miliardi di dollari) che potrebbero essere usate per migliorare i servizi sociali in un Paese in cui le diseguaglianze sono ancora molto elevate - nonostante i progressi degli ultimi anni - e le infrastrutture insufficienti.

L'economia del Brasile presenta infatti infrastrutture inadeguate a causa di una carenza cronica di investimenti. Per il Brasile il peso degli investimenti sul PIL è stato, nel periodo 2004-11, pari a poco più del 18%, una quota simile a quella della Russia (21%), ma nettamente inferiore a quella della Cina (44%), dell'India (31%) e del dato medio dei paesi emergenti (27%). Nel 2012 la quota degli investimenti sul PIL in Brasile è diminuita per il secondo anno consecutivo, al 18,1% dal "picco" avuto nel 2010 pari al 19,5%.

In conclusione, da un lato stiamo parlando della più grande economia dell'America Latina, il cui peso mondiale del pil è vicino al 3% di quello mondiale a parità di potere d'acquisto, con buon risultati ottenuti negli ultimi 15 anni grazie ai quali molti brasiliani hanno migliorato il proprio status sociale: decine di milioni di brasiliani sono riusciti a tirarsi fuori dalla miseria, a diventare "consumatori", comprare una casa, un'auto, anche grazie agli incentivi statali che hanno irrobustito il mercato interno e sostenuto il volano dell'economia

Dall'altro lato visto il quadro complessivo, le agenzie di rating hanno assunto una posizione più cauta sul Brasile: a inizio giugno S&P ha rivisto l'outlook da stabile a negativo a causa soprattutto dell'indebolimento della posizione fiscale e di quella esterna, i ritardi nelle riforme e una politica tra ambiguità e stallo a causa delle prossime elezioni che si terranno nel 2014.
Rimane moltissimo da fare: se lo sviluppo del Paese non verrà accompagnato da importanti interventi strutturali sul sistema del welfare, delle infrastrutture e della lotta a criminalità e corruzione, questo potrebbe essere la causa di uno "sviluppo zoppo", con conseguenti violente ripercussioni sulle strade, come già successo nei mesi scorsi. Qualcosa è stato già fatto nel corso del 2012, anno in cui il governo ha presentato una serie di provvedimenti volti al sostegno del mercato interno: agevolazioni per l'acquisto di veicoli commerciali e forniture per la casa, ma anche tagli di imposte per l'acquisto di alcune tipologie di prodotti alimentari. Sono misure però di breve periodo che non hanno alcuna incisività sui problemi strutturali del Paese quali ad esempio la bassa produttività del settore manifatturiero, un sistema di istruzione inadeguato, la necessità di una  maggiore liberalizzazione dei mercati, le infrastrutture di trasporto scarse che sono un forte freno allo sviluppo.

All'orizzonte si intravede un nuovo importante appuntamento per il Paese: a ottobre 2014 si terranno le prossime elezioni che decideranno la guida del Paese. A un anno di distanza, si è parlato addirittura di un rientro di Lula, ex presidente che dopo due mandati consecutivi ha dovuto cedere il passo nel 2011 all'attuale Presidente Dilma, colpita oggi dall'ondata di antipolitica e incapace, a detta di molti, di reagire e di non avere la forza di procedere con riforme strutturali ritenute essenziali per aumentare la potenzialità di crescita del Paese; vedremo nei prossimi mesi lo sviluppo della campagna elettorale e le decisioni di voto, in un Paese che non vive di soli samba e futbol.                                     

                                              Rocco Paradiso

                                                

 

                                 

                             

 

                                            

                                         

                                               

 

                                            

                                          

                              

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