Il Brasile è un Paese dotato di enormi risorse naturali (minerarie, agricole, zootecniche), con l'aspirazione di potersi imporre a livello mondiale come "gigante energetico" grazie alle scoperte di mega giacimenti (Figura 1).

Tra tutti menzioniamo quello di greggio e gas nella Cuenca de Santos, zona di prospezione nell'Oceano Atlantico, scoperto nel 2008 e denominato "Tupi" che avrebbe una capacità stimata dai 5 agli 8 miliardi di barili equivalenti di petrolio. Ed è solo l'inizio perché nel cosiddetto "presal", uno strato di 7 km di profondità sotto una cappa di sale profonda 2 km, si nasconderebbe petrolio per circa 50 miliardi di barili.

Tali scoperte sono state accolte con entusiasmo dal governo locale al punto da far esclamare al Presidente Lula che "Il petrolio è una grazia di Dio e può rappresentare una nuova rivoluzione industriale che potrà migliorare le condizioni di vita di tutti i brasiliani e sradicare disoccupazione (Figura 2) e povertà" (nel Brasile il 31% della popolazione ne vive al di sotto della soglia - Figura 3). "Il Brasile inoltre potrà convertirsi in una delle più importanti potenze petrolchimiche del pianeta".

Complessivamente, l'economia brasiliana è in ripresa dopo il calo dell'attività economica che ha coinvolto il Paese. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il Pil crescerà del 5,5% nel 2010, tasso nettamente superiore alla media mondiale e di poco inferiore a quello delle economie emergenti (Figura 4). Se tali numeri non sono una garanzia (nel 2011 è prevista una lieve riduzione del tasso di crescita), di certo fanno ben sperare per lo sviluppo futuro del Paese.

In generale la ripresa è dovuta alla robusta domanda interna, legata anche  alla politica di incentivazione dei consumi, all'incremento del commercio internazionale che ha coinvolto il Paese, alla realizzazione di progetti nel settore delle infrastrutture logistiche e delle costruzioni e al dinamismo della produzione industriale.
Ma procediamo con ordine.

La politica governativa di incentivazione ha da un lato consentito un più facile accesso ai consumi di massa incrementando la capacità di acquisto della popolazione brasiliana e dall'altro è risultata di stimolo per alcuni settori quali l'industria meccanica - specie per quanto riguarda elettrodomestici ed elettronica - e dei mezzi di trasporto. A tal proposito, il Financial Times ha parlato letteralmente di "car-buying boom": Il numero di persone per auto è diminuito tra il 1997 e il 2009 da 9,1 a 6,9 e le proiezioni al 2014 vedono il numero ridursi a 4,3. Il Brasile è diventato il quinto mercato al mondo (dopo Cina, USA, Giappone e Germania) per vendita di auto e camion leggeri (Figura 5), dopo avere toccato nel 2009 quota 3,1 milioni di veicoli venduti. Le nuove immatricolazioni sono cresciute negli ultimi 10 anni più del doppio, da 1,4 milioni nel 2000 a 3,1 nel 2009. La casa automobilistica che sta riuscendo ad avere la leadership nel mercato è la FIAT, con circa il 25%, seguita da Volkswagen e General Motors. Il mercato emergente brasiliano risulta essere cruciale per le case automobilistiche anche per le continue contrazioni fatte registrare nella "vecchia" Europa, le cui previsioni senza nuovi incentivi si attestano a -10% rispetto al 2009.

Per quanto concerne il commercio internazionale (Figura 6), registriamo un notevole slancio nell'ultimo anno: +44% dal lato importazioni e +23% dal lato esportazioni. Il dinamismo della domanda interna ha come conseguenza il peggioramento della bilancia dei pagamenti: negli ultimi cinque anni il surplus commerciale si è ridotto del 27%, a causa di uno sviluppo maggiore delle importazioni - quasi triplicate nel medio periodo - rispetto a quello delle esportazioni, "solamente" raddoppiate.

Dal lato export, giocano un ruolo importante le materie prime commercializzate con la Cina, uno dei principali partner commerciali brasiliani (Figura 7).

 

Il Brasile è inoltre "una potenza agricola" (Figura 8), il maggior esportatore mondiale di caffè, di semi di soia, zucchero, succo d'arancia, carne bovina e pollame, tanto per citare alcuni primati.

Ma, come abbiamo accennato, nel 2009 si è registrato un deficit delle partite correnti di 25 miliardi di dollari e nei primi tre mesi del 2010 un deficit di oltre 12 miliardi di dollari contro i 5 dello stesso periodo. Proiettando questi dati a fine 2010, il deficit si attesterà a circa 50 miliardi di dollari pari al 3% del Pil .

Per farvi fronte il Brasile potrà contare su un crescente afflusso di capitali esteri e su un conseguente incremento delle riserve valutarie della Banca Centrale, il cui ammontare complessivo supera i 240 miliardi di dollari (il Brasile è diventato il settimo Paese al mondo per riserve valutarie). Tale afflusso di capitali si è riflesso sul continuo apprezzamento del Real (Figura 9), che è passato nell'ultimo anno da quasi 3 Real per Euro a circa 2,2 a giugno 2010.

Per quanto riguarda il commercio con l'Italia (Figura 10), nel 2009 si è registrato un notevole rallentamento dell'interscambio specialmente dal lato import (-37%) anche se non trascurabile risulta la riduzione delle esportazioni brasiliane in Italia. Il 2010 dovrebbe essere un anno di lieve ripresa per il commercio tra i due Paesi (+4% secondo le previsioni di SACE), ma ancor più lo saranno il 2011 (+9%) e il 2012 (+11%).

L'incremento della produzione industriale, secondo i dati dell'Istituto Brasiliano di Statistica, nel 2009 è stato del 19% e i primi mesi del 2010 confermano il trend positivo.
In particolare è proprio l'industria estrattiva ad avere mostrato i segnali più incoraggianti.

La ripresa potrà essere ancor più solida grazie agli investimenti legati a due Mega Eventi quali la Coppa del Mondo di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016 . Le prime cifre parlano di 70 miliardi di euro per l'ammodernamento e la realizzazione delle infrastrutture sportive e logistiche. Il Brasile investirà circa 20 miliardi di dollari entro il 2020 in un progetto di Alta Velocità tra San Paolo e Rio che dovrebbe coinvolgere circa 25.000 passeggeri al giorno (8-10 milioni all'anno) su un tracciato previsto di 530 km.

Quali incognite potrebbero frenare la corsa del gigante verdeoro?

Secondo molti analisti, le politiche adottate dal governo Lula sarebbero eccessivamente focalizzate alla contingenza della crisi e alla volontà di contrastarla mediante interventi espansivi che sono costati in termini di deficit fiscale il 2% del Pil. La fine di queste politiche infliggerebbe un duro colpo alla ripresa della domanda interna. Per quanto riguarda ad esempio il citato settore auto, le vendite hanno registrato un calo del 9,6% rispetto al mese precedente a causa della fine degli incentivi nel mese di maggio 2010.

Un'incognita sarà la successione del Presidente Lula, che durante il 2010 terminerà il suo secondo mandato presidenziale. La transizione politica e l'assetto che si verrà a creare dopo le elezioni del 3 ottobre 2010 saranno fondamentali per l'andamento degli investimenti e per il livello di fiducia dei mercati globali nei confronti del Paese.

Il Brasile, insomma è un Paese con grandi potenzialità, sia in termini di capitale umano sia di risorse naturali, che ha visto prima di altri la ripresa. 
E' in atto un forte sviluppo infrastrutturale, logistico e produttivo, grazie anche agli investimenti che confluiranno nel Paese nei prossimi anni.
Sarà lo scatto decisivo per la riduzione delle enormi disuguaglianze sociali interne?

                                              Rocco Paradiso

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