Ai nostri antipodi e spesso poco illuminata dai riflettori dell'informazione, l'Australia è il sesto paese al mondo per superficie, pari quasi agli Stati Uniti d'America. Il suo territorio comprende migliaia di piccole isole ed è per quasi il 20 per cento desertico (Figura 1).

Paese fortemente anglosassone fin dalla sua nascita, dà peraltro cittadinanza a immigrati provenienti da circa duecento paesi e circa 4 milioni di australiani (sul totale di oltre 21 milioni di abitanti) parlano una seconda lingua.

Dal 1992 al 2008 l'Australia ha registrato 17 anni consecutivi di crescita economica a una eccezionale media del 3,3 per cento annuo, vivendo uno dei periodi più stabili e produttivi della sua storia moderna e in assoluto ai vertici fra i paesi industrializzati (Figura 2). Grazie allo stato virtuoso delle finanze pubbliche, il Paese ha goduto di un lungo periodo di surplus di bilancio, che ha permesso addirittura  di eliminare il debito netto nel 2005-06 e di arrivare a un surplus di bilancio pari  all'1,8 per cento del PIL (circa 21,7 miliardi di Dollari) nel 2008.

Un altro segreto del successo australiano risiede storicamente nei pochi ostacoli al commercio e agli investimenti, soprattutto in seguito a un'ondata di riforme microeconomiche a favore della libera concorrenza nei primi anni '90, che hanno. dato slancio a settori come trasporti, telecomunicazioni, elettricità e gas. Secondo la Banca Mondiale una nuova attività può essere avviata in Australia in 2 giorni, laddove la media nei paesi OCSE è di 20 giorni. Grande impulso alla libertà economica degli australiani è stato dato, in particolare, dal liberale John Howard, divenuto primo ministro nel 1996 dopo 13 anni di governo laburista e rieletto quattro volte. Il suo partito ha perso tuttavia le elezioni nel 2007 a favore del laburista Rudd.

Se il successo economico del Paese si è basato essenzialmente sulla ricchezza di risorse agricole, energetiche e minerarie, gli ultimi anni hanno registrato un'importante crescita nel settore dei servizi ad alta tecnologia nell'informazione e nelle comunicazioni che ha portato l'Australia ai vertici mondiali, un fattore chiave nella crescita economica generale.

L'Australia ha saputo quindi gestire le conseguenze della grave crisi economica meglio degli altri paesi OCSE, e si è avviata alla ripresa prima degli altri  (Figura 3), certamente grazie agli ampi margini di manovra di cui godono il Governo e la Banca Centrale, ma anche grazie alla domanda di materie prime della Cina, che ha rafforzato il suo ruolo di primo partner commerciale nell'interscambio di beni e servizi ed è salita al terzo posto come investitore dopo USA e Gran Bretagna.

A seguito della crisi economica mondiale, infatti,  la Banca Centrale Australiana (RBA-Reserve Bank of Australia) ha deciso inizialmente di abbassare il costo del denaro fino a raggiungere il 3%.
Tale intervento, unito alla possibilità di immettere sul mercato, attraverso vari strumenti di sostegno sia alle famiglie che all'industria, una notevole quantita' di risorse derivanti dal suddetto surplus pubblico, ha consentito al paese di affrontare con una certa agilità l'incombente crisi dei mercati finanziari internazionali (Figura 4).
Contrariamente alle principali economie avanzate, l'Australia ha mantenuto un tasso di crescita economica di segno positivo durante il corso della crisi, sfiorando appena la recessione.
Il buono stato delle finanze pubbliche ha consentito l'adozione di politiche fiscali e monetarie espansive, agevolate dalla solidità di partenza del settore finanziario domestico e dalla sostanziale tenuta della domanda globale di materie prime (seppur in diminuzione rispetto al periodo pre-crisi, i prezzi delle principali "commodities" esportate dall'Australia si sono mantenuti superiori ai loro valori storici - Figura 5).

Fra settembre ed ottobre 2008, il Governo ha adottato due riusciti piani anti-crisi mirati alla salvaguardia dei risparmiatori, con la garanzia governativa di tutti i depositi bancari dei cittadini australiani inclusi quelli aperti all'estero, e al sostegno dell'economia, con ingenti stanziamenti ripetuti ancora nel febbraio 2009.

 

 

Il tasso di disoccupazione è sostanzialmente stabile (Figura 6), ma i dati più recenti indicano addirittura un aumento della creazione di nuovi posti di lavoro, in controtendenza con quanto accade nella maggioranza dei paesi avanzati.

Se l'aumento dei prezzi delle materie prime ha favorito le esportazioni australiane, ciò ha d'altra parte causato pressioni inflazionistiche (Figura 7), circostanza che ha spinto la banca centrale a rialzare nuovamente il tasso di riferimento (costo del denaro) di un quarto di punto, portando i tassi di interesse ad un livello del 4,5 per cento. Si tratta del terzo aumento quest'anno e del sesto consecutivo da ottobre, un caso pressoché unico al mondo.

L'Australia non è comunque immune da problemi. In particolare, lunghi e preoccupanti periodi di siccita' ("Big Dry") si susseguono dal 1995, con conseguenti incendi e ingenti danni per l'agricoltura. Il fenomeno si è ripetuto nell'ultima estate, seguito da inondazioni, e sui 4 stati dell'Australia sudorientale si e' abbattuta poi  la piaga delle locuste, la piu' grave in 40 anni, che espone il settore agricolo a perdite di centinaia di miliardi di dollari.

La vicinanza con la Cina e i rapporti commerciali con questo colosso emergente, se da un lato porta vantaggi economici, dall'altro espone la società australiana a un'autentica invasione di prodotti cinesi a basso costo che rischiano di mettere in seria difficoltà gli imprenditori locali.

Il settore dell'esportazione di pecore vive ha subito negli ultimi anni pesanti attacchi da parte di associazioni animaliste, a causa delle condizioni inumane in cui il trasporto è organizzato; quando le pecore da lana non sono più produttive (il 50 % della lana utilizzata nel mondo è prodotta in Australia, dove sono allevate circa 125 milioni di pecore Merino) sono esportate nel mondo via mare su navi sovraffollate e prive di qualunque tutela. Oltre 4 milioni di pecore sono esportate ogni anno verso l'Arabia Saudita e il Medio Oriente per terminare il loro viaggio nei macelli a cui sono destinate ed essere poi ammazzate "umanamente" secondo quanto prescrive il Corano.

Preoccupa la grave escalation della delinquenza giovanile in fasce di età sempre più basse. La tutela della grande barriera corallina, che si estende per circa 2000km lungo la costa orientale, e della minoranza autoctona sopravvissuta a secoli di vessazioni, riconosciute dallo stesso governo australiano con una formale dichiarazione di scuse nel 2008, sono due questioni sempre all'ordine del giorno.

Il Paese gode comunque di una pressoché totale autosufficienza energetica e in diversi casi è fra i maggiori produttori mondiali di alcuni minerali richiesti dal mercato, fra i quali  carbone, lignite, bauxite, rame, uranio (primo produttore mondiale), oro (12% della produzione mondiale), ferro, diamanti (primo produttore mondiale), manganese, nichel e stagno. Nell'Australia Occidentale sono stati scoperti importanti giacimenti di petrolio e gas naturale. D'altro canto è forte l'attenzione verso le energie rinnovabili ed è stata da poco annunciata la costruzione della più grande centrale solare dell'emisfero meridionale, pronta entro il 2012.

Un paese ben avviato sulla strada del progresso (Figura 8), dunque, che pur tuttavia mantiene le sue caratteristiche di terra selvaggia e le sue tradizioni coloniali: la Regina d'Inghilterra è ancora di fatto il Capo dello Stato, la forma di governo è la monarchia parlamentare, rafforzata da un referendum del 1999 dove ha prevalso sull'introduzione della Repubblica, e solo nel 1986, con l'Australia Act, è stato abolito il diritto di un condannato di appellarsi alla corona inglese.

                                                   Luca Deaglio

 

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