Terra ricca di, petrolio, gas naturali, di forte immigrazione e pervasa dall'Islam (basti pensare che la Costituzione del Regno è il Corano).  
Ecco solo alcune delle peculiarità dell'Arabia Saudita (Figura 1), Paese considerato cruciale nello scacchiere mediorientale e centrale per la stabilità di diverse aree limitrofe, da Israele all'Iraq.

L'Arabia Saudita è il Paese più popoloso dei Paesi del Medio Oriente con 28,6 milioni di abitanti, 5,6 milioni dei quali sono stranieri (quasi 1/5). Il reddito pro capite nel 2008 si attesta intorno ai 21.000 dollari, in lieve crescita rispetto agli anni passati.

Come detto, l'Arabia Saudita è un Paese di forte immigrazione, tanto da risultare nel 2006 (dati UNCTAD) secondo solo agli USA per valore delle rimesse degli emigrati, stimato intorno ai 14 milioni di dollari. La  disoccupazione è un problema reale soprattutto tra i giovani: nonostante sia in netta diminuzione negli ultimi anni grazie all'impegno del governo saudita, il tasso nel 2009 raggiunge il 12% (contro il 25% nel 2005).

Dal punto di vista politico, l'Arabia Saudita è una monarchia (tra le più autoritarie al mondo secondo le stime dell'Indice di democrazia del The Economist), le cui leggi fondamentali furono promulgate nel 1992, anno in cui  fu stabilito che i discendenti del sultano del Najd ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd avrebbero governato il Paese.

Dal punto di vista economico, l' Arabia Saudita è il principale produttore di petrolio (Figura 2) con quasi 11 milioni di tonnellate al giorno (il 16% della produzione mondiale) e ha riserve (Figura 3) per 267 miliardi di barili (un quinto delle riserve complessive).
Visti questi numeri, non stupirà il fatto che i proventi petroliferi rappresentino circa l'80% delle entrate governative e quasi il 90% dei ricavi delle esportazioni del Paese. E, naturalmente, l'Arabia Saudita detiene il primato politico all'interno dell'OPEC, Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio. Non solo petrolio, però. L'Arabia Saudita è inoltre ricca di gas naturale: si posiziona al quarto posto per le riserve interne (dopo Russia, Iran e Qatar) e al decimo per la produzione.

Come in  molti degli altri Paesi limitrofi del Medio Oriente, è in corso un massiccio processo di diversificazione dell'economia: le Autorità Pubbliche stanno promuovendo da anni l'attrazione di investimenti stranieri e l'incentivazione di imprenditoria privata.
L'Arabia Saudita sta quindi aprendosi all'economia mondiale, favorendone gli investimenti privati (va in questo senso l'adesione al WTO del 2005) e gioca un ruolo sempre più importante al tavolo della governance mondiale, unico Paese Arabo partecipante agli incontri del G20.   Grazie alle nuove leggi a favore degli investimenti anche in settori primari, è inoltre il primo Paese Medio Orientale per Investimenti Diretti Esteri secondo i dati dell'UNCTAD (Figura 4), con un notevole incremento nell'ultimo anno, passando da 24 a 38 miliardi di Dollari.

Anche in Arabia Saudita sono in corso faraonici progetti immobiliari quali la costruzione di sei nuove città, le cosiddette Economic Cities, e di nuovi immobili ad uso residenziale.
Delle sei città previste, è già stata avviata la costruzione di due, King Abdullah City, a nord di Gedda e successivamente Prince Abduaziz Bin Mesaed Economical City, nella stessa regione, vicino a Medina.

Le Economic Cities, prima tra tutte quella che prende il nome da King Abdullah, sovrano della Arabia Saudita, saranno - nelle previsioni dei progettisti - il nuovo motore economico del regno, il cui contributo alla crescita del PIL è stimato, entro il 2020, attorno ai 150 miliardi di USD. La realizzazione e messa a regime dovrebbe creare opportunità di investimento nel settore petrolchimico, dell'acciaio, plastica, vetro e ceramica, trasporti e viabilità. Rilevante - come accennato - è altresì il settore dell'edilizia residenziale, con la previsione di un incremento della domanda di 1,5 milioni di nuove abitazioni entro il 2015. Alcuni progetti non prioritari potrebbero subire ritardi o addirittura cancellazioni a causa della congiuntura e di un - probabilmente - avveduto ricalibro delle iniziative immobiliariste.

Solo a fine novembre le borse mondiali hanno tremato alla notizia che  Dubai World - zavorrata da circa 60 miliardi di dollari di debiti - ha chiesto ai creditori una moratoria di sei mesi sul debito. Quale la causa? Una bolla immobiliare. Anche la Borsa dell'Arabia Saudita - l'indice Tadawul - ne ha risentito arretrando ai valori di settembre e facendo registrare una riduzione percentuale del 5% (Figura 5).

Il debito pubblico - principalmente dovuto all'esposizione debitoria del Governo Saudita verso le proprie banche - è in decrescita negli ultimi anni. Il rapporto debito/Pil in particolare si dimezza tra il 2005 e il 2008 passando dal 38,9% al 18,9% (Figura 6). E l'indice dovrebbe migliorare viste le previsioni per il prossimo anno: il Prodotto Interno Lordo dell'Arabia Saudita è previsto in crescita per il 2010 (+4%) dopo un 2009 che ha risentito notevolmente del rallentamento globale facendo segnare segno negativo, dovuto soprattutto alla contrazione del settore petrolifero più che alle attività non oil (Figura 7).
Il tasso di inflazione previsto nel 2010 si assesta ai livelli del 2009 (+4%) vista la riduzione della domanda globale e dei prezzi internazionali, e in calo rispetto all'impennata inflazionistica del 2008 (+9%) a causa della forte domanda interna e del deprezzamento del dollaro a cui la moneta locale - il saudi rial - è legato a cambio fisso.

E l'Italia? L'Italia, in ambito UE, è per importanza il primo partner in termini di interscambio commerciale,  notevolmente in crescita negli ultimi anni (nel 2008 circa 7,5 miliardi di euro), grazie soprattutto al quasi raddoppio delle esportazioni verso l' Arabia Saudita (Figura 8).
L'Italia esporta soprattutto autovetture, apparecchi meccanici ed elettrici di precisione,  prodotti in metallo, ma anche articoli di abbigliamento, mobili e prodotti alimentari.  Il Presidente del Consiglio Berlusconi, in visita in Arabia Saudita nella terza decade di novembre 2009, ha testimoniato l'importanza del Regno nello scacchiere Medio Orientale e l'interesse dei cinque milioni di imprenditori italiani - il "petrolio"  italiano - a intrecciare nuovi rapporti economici e commerciali con quelli locali e rinsaldare quelli già in essere.

Gli imprenditori nostrani sono già presenti in Medio Oriente, ma vi è la necessità - a detta del Premier - di una ulteriore apertura del mercato saudita alle imprese italiane. Perché mentre per molti potrebbe sembrare rischioso acquistare una casa in Arabia Saudita, per altri potrebbe essere redditizio edificarla.

                                              Rocco Paradiso

Commenti

Comments are now closed for this entry