Le recenti vicende mediorientali non sembrano aver lasciato indifferente l'Arabia Saudita. La monarchia dei Saud sta seguendo con crescente ansia l'evolversi delle varie crisi che hanno colpito diversi Stati dell'area mediorientale e nord-africana.

E' diffuso il timore di un contagio delle proteste anche al Regno saudita, dove esistono forti opposizioni interne alla monarchia e dove si agita il malcontento di una minoranza, quella Sciita, concentrata nella provincia orientale del Paese, la zona che ospita gli importanti giacimenti petroliferi di Safaniya, Shaybah e Ghawar (Figura 1).

Secondo diversi analisti, le proteste che hanno colpito Tunisia, Egitto ed altri Paesi sarebbero state causate dall'aumento del prezzo dei beni alimentari, giunto a cifre allarmanti alla fine del 2010 (Figura 2).
In una situazione di malcontento sociale e di repressione delle libertà di espressione del dissenso, l'aumento dei prezzi dei beni alimentari avrebbe agito da detonatore per diversi Paesi della regione.

Consapevoli di tali dinamiche, le autorità saudite hanno deciso di prevenire il pericolo. Pertanto, dopo essersi attestato come primo Paese al mondo per riserve di petrolio (264,6 miliardi di barili, il 20% delle riserve mondiali, secondo i dati CIA Factbook), quarto Paese per riserve di gas (7,461 trilioni di mc) e terzo Paese per riserve di oro e di valuta estera (456,2 miliardi di dollari), il Regno dei Saud ora punta alle riserve alimentari.
L'Arabia Saudita ha infatti intrapreso un programma di ampliamento delle proprie riserve di grano: l'obiettivo è l'incremento di 550.000 tonnellate nei prossimi tre anni per limitare l'impatto del crescente costo dei beni alimentari sulla propria economia, la maggiore di tutto il mondo arabo.

Il Regno possiede attualmente una capacità di riserva di 2,5 milioni di tonnellate. Nel 2010 ha importato 1,98 milioni di tonnellate di grano e il Paese è inoltre il maggior importatore di orzo al mondo (7,4 milioni di tonnellate nel 2010). I dati dell'Autorità Portuale Saudita indicano che nel corso del 2010 i prodotti alimentari sono risultati il bene più importato negli otto porti del Regno (Figura 3).
Secondo le stime del Ministero dell'Agricoltura saudita, il consumo annuale di grano crescerà dai 2,9 milioni di tonnellate del 2009 a 3,3 milioni nel 2015. Nello stesso periodo, la domanda di orzo scenderà del 46%, fino a 3,8 milioni di tonnellate, mentre il consumo di riso crescerà del 25% e la domanda di zucchero del 39%.

 

 

Le autorità saudite hanno pertanto annunciato nel gennaio del 2011 un piano di accrescimento della capacità di stoccaggio di grano del Paese, in modo tale da rendere le riserve strategiche sufficienti a coprire la domanda di un anno. La Grain Silos and Flour Mills Organization, l'agenzia governativa a cui è affidato il progetto, ha in programma di aggiungere silos di stoccaggio del grano nei porti di alcune delle nuove Economic Cities. Ogni aggiunta di silos dovrebbe accrescere la capacità di circa 120.000 tonnellate.

Una tale attenzione ad evitare in Arabia Saudita crisi analoghe a quelle avvenute in altri Paesi dell'area non si configura soltanto come uno scrupolo da parte di un governo desideroso di salvaguardare il proprio potere: le sorti dell'Arabia Saudita, in realtà, sono di grande interesse anche per le grandi potenze mondiali. L'Arabia Saudita, infatti, è uno dei primi produttori di petrolio al mondo, con 8,28 milioni di barili al giorno, ed un importante esportatore di oro nero verso Asia Orientale, Stati Uniti ed Europa (Figura 4): le aree dove più ingente è il consumo e quindi maggiore la necessità di fornire carburante allo sviluppo dell'economia.

Gli analisti temono che se l'instabilità dovesse raggiungere la maggiore riserva di petrolio al mondo, l'Arabia Saudita appunto, i mercati internazionali assisterebbero ad un aumento vertiginoso dei prezzi. Una tale situazione rallenterebbe lo sviluppo delle principali economie mondiali, diminuendo i loro livelli di consumo e danneggiando, in questo modo, anche le esportazioni saudite, che proprio nei Paesi dalle economie più sviluppate trovano i principali partner commerciali (Figura 5). Le crisi petrolifere degli anni '70 hanno già esaurientemente illustrato al mondo quali conseguenze può comportare un eccessivo aumento dei prezzi del petrolio (Figura 6).

In questa prospettiva, diventa fondamentale per la monarchia saudita mantenere il controllo sui propri pozzi ed evitare che i semi della rivolta trovino nelle aride terre della Penisola Araba un terreno su cui crescere e svilupparsi. Tuttavia, come l'esperienza di Tunisia ed Egitto ha dimostrato, per un tale obiettivo, probabilmente, non sarà sufficiente il solo incremento delle riserve di grano.

                                          Giovanni Andriolo

                                            


 

 

 

 

                              

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