Indipendente da poco meno di quarant'anni, l'Angola (Figura 1) è un cantiere aperto, un Paese in piena ricostruzione dopo la colonizzazione portoghese (terminata solo nel 1975) e ventisette anni di guerra civile, durante i quali vi furono, secondo stime non ufficiali, più di un milione e mezzo di vittime e quattro milioni di profughi (un terzo della popolazione totale).

Fu una guerra cruenta in cui si fronteggiavano non solo gruppi etnici nazionali, ma soprattutto forze straniere: da un lato Cuba e Unione Sovietica in appoggio del partito MPLA e dall'altro Stati Uniti e Sud Africa a favore di FNLA e Unita. Era il periodo della guerra fredda e, cosa non del tutto trascurabile, l'Angola è ricca di petrolio e diamanti, il che poteva, senza ombra di dubbio, "fare gola a molti".
La guerra civile terminò solo nel 2002, alla morte del "leone d'Angola", Jonas Savimbi, fondatore dell'Unita, caduto in battaglia all'età di 67 anni, nella provincia di Moxico, circa 700 chilometri a sud-est della capitale Luanda.

Oggi il presidente è Josè Eduardo dos Santos del MPLA, in carica dal 1979, che esercita con il suo partito un controllo completo sul sistema politico del Paese, ulteriormente rafforzato con la recente approvazione della nuova Costituzione.
La carta costituzionale di recente promulgazione prevede, tra le altre cose, l'abolizione del suffragio diretto per le elezioni presidenziali: infatti sarà presidente del Paese il leader del partito che otterrà la maggioranza dei voti nelle consultazioni legislative, il quale potrà nominare un vice presidente che andrà a sostituire la figura del primo ministro.
Il presidente quindi, con un limite di due mandati quinquennali a partire dalle prossime elezioni, avrà un potere quasi assoluto sulla res publica.

Durante il governo dell'attuale presidente, a partire dall'inizio degli anni Novanta, è stato avviato un processo di forte espansione economica, che ha portato il Paese da un'economia socialista a un sistema economico di mercato che ha beneficiato di un nuovo slancio a partire dal 2002 grazie anche agli investimenti stranieri - favoriti dalla fine della guerra civile e da un clima di maggiore "pace sociale".

Come detto, l'Angola è un Paese in profonda trasformazione. E questo anche da un punto di vista sociale: cresce infatti il numero di immigrati che sembra destinato a restare nel Paese. Sono presenti numerose comunità straniere: brasiliani, portoghesi, francesi e soprattutto asiatici, in particolare cinesi, distribuiti un po' ovunque e che si stanno integrando nella società. La Cina è infatti uno dei principali collaboratori nella ricostruzione del Paese: il governo di Pechino ha concesso ingenti finanziamenti e le imprese cinesi sono attive nella realizzazione di infrastrutture e servizi (dall'altro lato l'Angola è il primo fornitore di petrolio per la Cina).

L'Angola sta portando avanti lavori volti alla costruzione di strade, ferrovie, porti, case, ma anche al ripristino dei sistemi di acqua corrente e dell'energia elettrica nei centri abitati. C'è da fare molto. Ed è chiave il ruolo che hanno e che avranno gli investitori stranieri (e la Cina ne è un esempio concreto), la cui presenza in loco è favorita anche dalla politica fiscale governativa favorevole.

Lo sviluppo dell'economia dell'Angola è basato sul petrolio: le esportazioni dell'oro nero che rappresentano il 95% delle esportazioni del Paese, incidono più del 60% nella formazione del Pil. Grazie alla messa in produzione dei giacimenti petroliferi (Figura 2), che ha portato il Paese da una capacità produttiva di 90.000 barili al giorno nel 2003 a 2 milioni, l'Angola è oggi tra i primi quindici produttori mondiali di petrolio, primo d'Africa, e tra i primi dieci esportatori.

È ad alto potenziale anche il settore del gas naturale di cui possiede enormi riserve in continuo incremento grazie alle recenti scoperte. Un gran contributo in questo senso verrà dal completamento e dalla piena messa a regime del progetto denominato Angola Liquefied Natural Gas, sostenuto dal consorzio formato da Chevron, Sonagas, Eni, Total e BP. Situato nell'area di Soyo a circa 350 chilometri a nord di Luanda, l'impianto per la liquefazione del gas naturale estratto dai pozzi petroliferi "off shore" avrà una capacità di circa 5,2 milioni di tonnellate all'anno e, negli anni di vita del progetto (trenta), tratterà circa 300 miliardi di metri cubi di gas, destinati sia al mercato internazionale, sia alla produzione di elettricità per consumo industriale e per la distribuzione ai piccoli consumatori locali.

Inoltre l'Angola è ricca di giacimenti diamantiferi: il prodotto è il secondo per importanza tra le esportazioni, dopo il petrolio, e permette al Paese di porsi a livello mondiale come quarto produttore. Tra le aree con maggiore concentrazione di diamanti, ricordiamo la provincia di Luanda, in particolare nei bacini idrografici dei fiumi Cuango, Luachimo e Lucana.

Lo sviluppo dell'Angola  (Figura 3) si è quindi principalmente basato sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e grazie soprattutto ai petrodollari il Pil nazionale è cresciuto a ritmi impressionanti fino al 2007 - 2008 toccando anche il +23%.

Dopo il forte rallentamento del 2009 si sta assistendo a una lenta ripartenza grazie a un nuovo incremento della produzione petrolifera (si passa da 1,8 milioni di barili al giorno nel 2010 a quasi 2,1 nel 2015), ai prezzi internazionali del greggio in risalita e a una ripresa degli investimenti che stanno dando nuova linfa ai settori delle costruzioni, manifatturiero e dell'agricoltura. Tutto ciò porta le previsioni per il 2011 a +4% e per il 2012 a +11%.
E tali valori sono di questi tempi a livello mondiale una rarità.

E anche il commercio internazionale (Figura 4) grazie alla messa in produzione e alla esportazione massiva del petrolio ha subito una impennata notevole, passando da circa 8 miliardi di dollari di merce scambiata nel 2002 al massimo registrato nel 2008 pari a più di 65 miliardi. I saldi della bilancia internazionale sono su livelli positivi in linea con l'aumento della produzione del greggio e dei prezzi internazionali, nonostante l'incremento della spesa per le importazioni.

Oltre alla Cina (Figura 5), sono molto importanti per il Paese gli scambi con Usa e India; infatti questi tre Paesi assorbono complessivamente i tre quarti delle esportazioni complessive.

L'inflazione è "galoppante", a causa soprattutto del deprezzamento della moneta locale che ha innalzato il prezzo delle importazioni sia di beni alimentari che di beni di consumo. Dopo anni di iperinflazione per una gestione fiscale poco prudente e una crescita incontrollata della base monetaria, a partire dal 2003 l'Angola ha adottato un programma volto a sostenere il tasso di cambio - attraverso interventi sui mercati della Banca Centrale - e calmierare così i prezzi delle importazioni. E i risultati sono stati evidenti se pensiamo che nel 2003 il tasso di inflazione era pari al 98,3% e l'obiettivo del governo, cioè portare il valore a 12,5%, non risulta essere troppo distante.

In un Paese con un ritmo tale di crescita del'inflazione e con una tale concentrazione delle attività economiche legate a materie prime quali petrolio e diamanti in un'unica città, Luanda, capitale e vero e proprio "cuore pulsante" del Paese, risulterà comprensibile una apparente contraddizione: infatti chi può immaginare che proprio in un Paese in cui il 37% della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà ha sede la capitale più cara al mondo, Luanda (Figura 6)? Ecco alcuni esempi esplicativi: quanto costa affittare a Luanda un appartamento con due camere da letto al mese? Più di 5.100 euro. Un panino in un bar o un chilo di spaghetti? Rispettivamente tredici e sei euro.

In conclusione, l'Angola è riuscita a ritagliarsi il ruolo di maggiore produttore africano di petrolio e grazie alla sua esportazione sta mantenendo tassi di crescita molto elevati che hanno solo parzialmente però migliorato le condizioni della popolazione del Paese che resta in gran parte ancora molto povera. In tal senso, il Governo si dovrà adoperare per ridurre la profonda differenza nella distribuzione delle risorse pubbliche, principalmente indirizzate alla Provincia di Luanda a scapito delle altre.

Inoltre il petrolio oltre a causare tale profonda iniquità nel Paese provoca ancora scontri e rigurgiti di guerra civile. Tra i problemi dell'Angola infatti resta la questione della provincia secessionista di Cabinda, l'area più settentrionale, che ha come capoluogo l'omonima città e che possiede la maggior concentrazione delle riserve di petrolio e dove sono avvenuti di recente scontri e attentati (quali ad esempio quello contro la nazionale di calcio del Togo, in transito nella regione per la competizione della Coppa d'Africa di calcio, organizzata nel 2010 dall'Angola). Cabinda da sola produce circa due milioni di barili al giorno di petrolio ed è proprio per questo che l'Angola non intende rinunciare alla propria sovranità su questa regione che, seppur geograficamente sia separata dal Paese da una lingua di terra appartenente al Congo, politicamente ne fa ancora parte.

Il nuovo governo, che uscirà dalle prossime elezioni politiche fissate per il terzo trimestre del 2012 e che potrà farsi forza dei corteggiamenti dei partner internazionali che mirano alle risorse petrolifere per intercettare nuovi investimenti, dovrà fare fronte a queste sfide.

                                              Rocco Paradiso

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