Soltanto all'inizio del 2012, il Mali era considerato da tutti un esempio per l'Africa. Oggi, è praticamente uno Stato fallito, con gran parte del nord governato da un consorzio di gruppi militanti simpatizzanti di Al Qaeda.

La Repubblica del Sudan e Senegal guadagna l'indipendenza dalla Francia nel 1960 dando luce alla Federazione del Mali. Dopo pochi mesi, il Senegal si separa e quello che, un tempo, costituiva la Repubblica del Sudan, viene ribattezzato Mali (Figura 1). Dopo un periodo di dittatura di stampo marxista, nel 1991 un colpo di stato militare inaugura un governo di transizione civile che porta, nel 1992, alle prime elezioni democratiche. Alpha Konare viene eletto presidente per ben due mandati nei quali si impegna a favore di riforme politiche e economiche, lottando contro la corruzione. Terminato il suo mandato nel 2002, Konare viene sostituito da Amadou Touré, rieletto in seguito anche nelle elezioni del 2007, ampiamente giudicate dalla comunità internazionale libere ed eque.

Sempre nel 2007, il Mali, presiedendo la "Comunità delle Democrazie" viene citato come un esempio per l'Africa grazie al suo impegno nei confronti del consolidamento democratico, dello sviluppo dello stato di diritto e della difesa dei diritti delle minoranze(Bamaku Consensus).

Il 22 marzo 2012, però, il governo democraticamente eletto della Repubbica del Mali, viene rovesciato da un colpo di stato militare nella capitale Bamako, ad opera del capitano Sanogo. La causa scatenante è la scarsa quantità di risorse date ai soldati dal governo per combattere i nomadi ribelli tuareg nel nord. Con il disgregarsi della milizia maliana, i ribelli tuareg, organizzatisi nel 2011 nel Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (MNLA), riescono, con il sostegno della Libia, ad impossessarsi facilmente del nord del paese.
La zona è un territorio semi-desertico grande come la Spagna e l'Italia unite.
Le tre principali città del nord cadono durante le 48 ore successive il colpo di stato.

       

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Tali risultati militari portano gli indipendentisti a dichiarare formalmente l'indipendenza dell'Azawad il 6 aprile 2012, tra l'impotenza del regime di Bamako ma senza il riconoscimento dal parte della comunità internazionale. Il 12 aprile 2012 Dioncounda Traore viene incaricato presidente del Mali ad interim. La successiva mancanza di organizzazione e controllo da parte del governo, ha come risultato scarsità di cibo, elettricità e carburante.
Gli islamici, che nel frattempo hanno spodestato rapidamente i tuareg, detengono oggi il controllo di metà del paese.

Essi appartengono al gruppo "Ansar Dine", affiliato ai terroristi di Al Qaeda, e hanno l'ambizione di creare uno stato basato sulla propria interpretazione della Šarī'a che comprende amputazioni in caso di furto e lapidazioni pubbliche. L'Ansar Dine, a differenza del movimento Tuareg, non si accontenta dell'Azawad e ha come obbiettivo trasformare tutto il Mali in uno stato islamico. Esso ha registrato l'appoggio di diversi gruppi esterni, tra cui quello del Movimento per l'Unità del Jihād in Africa Occidentale, organo in rottura rispetto alla 'missione' globale di al-Qā'ida che persegue obiettivi regionali.

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              Zona d'influenza al-Qaeda nel Magreb islamico                 

Il 4 ottobre scorso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, su richiesta della Francia, sostenuta dal Sudafrica e Togo, ha approvato all'unanimità  la proposta di una forza militare guidata dagli Stati Africani per aiutare l'esercito del Mali a cacciare i militanti islamici. La Francia conserva forti legami (Figura 2) con lo stato centrafricano e non vorrebbe vedere svanire tale influenza regionale. Malgrado i dettagli non siano ancora chiari, il piano dovrebbe prevedere che il governo ufficiale, attualmente rifugiatosi nel sud del paese, prepari una missione militare volta alla formazione di un nuovo esercito maliano supportato dagli stati confinanti, dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea. Il segretario di stato americano Hillary Clinton ha recentemente chiesto aiuto agli stati nord africani, in particolare all'Algeria, per un futuro intervento in Mali. La richiesta comprende anche l'invio di personale di intelligence che appoggi il governo americano nella lotta contro i militanti di Al Qaeda usufruendo del confine meridionale. Fondamentale sarà il ruolo giocato dalle truppe della  Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), che si auspica possano riuscire a riannettere il territorio perso dal Mali in questi mesi, anche tramite negoziati.

Attraverso le Organizzazioni Umanitarie, l'attenzione internazionale si sta lentamente allargando ad un'area vastissima: il Sahel. Stime dell'Onu parlano di circa 19 milioni di persone che soffrono la fame (Figura 3) e in alcune aree, tra cui soprattutto il Mali, le ONG hanno difficoltà ad intervenire vista la situazione locale ormai diventata ad alto rischio.
Il segretario generale ONU Ban Ki-moon ha nominato in questi giorni, durante l'Assemblea Generale,  Romano Prodi "Rappresentate Speciale per il Sahel". Il "professore", che si era già occupato di peacekeeping in Africa per le Nazioni Unite, deve ora fare i conti con un paese spaccato territorialmente in due, caratterizzato da una situazione economica ancora arretrata (Figura 4 e Figura 5) e da una crisi politica senza fine che ha permesso di aprire la strada al terrorismo islamico e al traffico di droga, sigarette e diamanti. Un paese che ha iniziato la propria storia democratica presiedendo la "Comunità delle Democrazie", ma che attualmente non è neanche in grado di programmarne il proprio rientro.

Micol Chiesa

                                                                                                                                                                          

 

                                                                                                              

 

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