Il nuovo ordine economico mondiale è caratterizzato dall'emergere di aree strategiche, in cui i BRICS rappresentano il fulcro del baricentro economico del mondo e dei futuri flussi commerciali tra paesi.

La Cina, protagonista, è la fabbrica del mondo, l'India il suo ufficio, la Russia la stazione di rifornimento, il Brasile la fattoria e il Sud Africa la porta d'ingresso a questo arcipelago di paesi. Nonostante l'esistenza di realtà tra loro dissimili, in termini storici, politici e culturali, i BRICS incarnano il consolidamento di legami chiave per il processo di riconfigurazione del potere globale. Tra questi legami, la relazione sino-brasiliana ha un ruolo strategico nel soddisfare la domanda cinese di idrocarburi, minerali e prodotti alimentari.

Nel 2011 il Brasile ha sorpassato il Regno Unito diventando la sesta economia mondiale per prodotto interno lordo e rappresentando oggi la principale "fattoria" dei paesi emergenti e di alcuni paesi avanzati. Il Brasile è il maggiore esportatore mondiale di caffè, zucchero, carne bovina e di pollo, il secondo esportatore di soia e il terzo mercato di cosmetici. I principali prodotti brasiliani acquistati dalla Cina sono: soia (38,7%), minerali di ferro e leghe (32,6%) e petrolio (9,8%) (Figura 1).

La quota delle esportazioni brasiliane, se rapportata al 2006, ha mostrato alcuni cambiamenti tra Novembre 2011 e Ottobre 2012. In particolare, l'export dedicato alla Cina è quasi triplicato, passando dal 6,2% al 17,2%, mentre la quota statunitense è diminuita di circa 7 punti percentuali, dal 18,2% all' 11,4% (Figura 2). Secondo il "The Economist Pocket World in Figures 2013", le principali fonti di importazione brasiliane provengono invece dagli Stati Uniti per il 16,5%, dalla Cina (15,5%), dall'Argentina (8,7%) e dalla Germania (7,6%) (Figura 3). Indirettamente, quindi, la domanda cinese di risorse naturali, a sua volta alimentata dall'inarrestabile crescita economica, ha fatto aumentare il prezzo delle commodities globali a beneficio di molti esportatori brasiliani.

Già nel 1974 il Brasile si apriva alle relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, ma soltanto nel 1993 la Cina ha identificato il paese sudamericano come mercato strategico e nel 2009 ha scalzato gli Stati Uniti diventando il maggior partner commerciale del Brasile. Inoltre, i recenti accordi agricoli tra i due Paesi emergenti hanno permesso al Brasile di ridurre la propria dipendenza dall'economia occidentale. Tuttavia, la relazione tra queste due realtà economiche è stata fonte di alcune controversie.

L'amministrazione Lula, da un lato, era entusiasta di sviluppare una partnership forte e duratura e, allo stesso modo, il successore Dilma Rousseff ha continuato tale tradizione nelle numerose visite diplomatiche in Cina. Dall'altra, però, le imprese brasiliane erano divise tra un forte interesse verso quello che è diventato il principale partner commerciale e la difesa del loro potere di mercato contro la forte concorrenza cinese. Questo ha spinto le imprese locali ad esigere un maggiore supporto governativo e l'implementazione di misure di salvaguardia.

La nascita della partnership economica tra Brasile e Cina può essere quindi rintracciata nell'immensa domanda di materie prime e commodities necessaria ad alimentare il gigante asiatico. Nel 2010 la Cina è diventata il maggiore investitore diretto estero del Brasile. Numerose imprese cinesi, quali Jac Motors, Chery, Sany, ZTE e Huawei hanno costruito impianti di produzione, ormai decennali, di enorme successo, con l'effetto poi di spingere altre realtà asiatiche ad investire nel territorio. Il crescente andamento della bilancia commerciale Brasile - Cina dal 2001 al 2010 evidenzia l'importanza reciproca tra i due Paesi (Figura 4).

 

 

Come dichiarato dallo stesso Ministro degli Esteri Brasiliano, Antonio de Aguiar Patriota, quello tra Brasile e Cina è il rapporto economico tra il più grande Paese emergente dell'emisfero  Occidentale e il più grande Paese emergente dell'emisfero Orientale.
I vincitori di questa relazione strategica possono quindi essere individuati in alcune importanti realtà brasiliane.

Vale è diventata una delle più grandi compagnie minerarie al mondo; Petrobras ha beneficiato della crescente domanda cinese e degli investimenti asiatici nell'esplorazione di nuovi pozzi petroliferi al largo delle coste brasiliane; Embraer, leader nel settore aerospaziale ha negli ultimi 12 anni venduto più aerei a compagnie cinesi che non brasiliane.

Come tutte le relazioni economiche nelle quali la Cina esercita un ruolo strategico è importante riconoscere l'impatto che tale economia genera su uno dei paesi chiave per la sua indipendenza energetica. Il binomio Brasile - Cina può infatti dare vita a diverse combinazioni più o meno favorevoli, quali una forte competizione, una situazione di "win-win" - in cui entrambi guadagnano dalla crescita cinese - oppure una perdita di potere per il Brasile.

Alcuni effetti, come la crescita delle importazioni dalla Cina, può avere sia effetti positivi sia negativi su altri paesi, mentre una perdita di potenziali acquirenti asiatici ha conseguenze negative sull'economia brasiliana. Allo stesso modo, la concorrenza che gli stessi prodotti cinesi creano sul mercato brasiliano rappresenta un effetto negativo (Rhys Jenkins, Journal of Current Chinese Affairs 1/2012). Ne è un esempio il caso Embraer. Nel 2010 la Embraer aveva annunciato la possibile chiusura dello stabilimento di Harbin in Cina, in quanto gli alleati cinesi avevano prodotto una serie di jet regionali identici agli ERJ-190 della Embraer, favorendo così l'impresa statale "Commercial Aircraft Corporation of China Ltd.".

Negli ultimi anni la relazione bilaterale si è dimostrata molto impegnativa, soprattutto per il Brasile. La Cina è vista come competitor difficile da neutralizzare attraverso interventi politici, dal momento che la paura di una rappresaglia sul commercio delle commodities è troppo alta. Inoltre, secondo un recente studio della "Brazilian National Development Bank" (BNDES) le numerose acquisizioni di terreni da parte di imprese statali cinesi potrebbero avere un impatto negativo sulle questioni di sicurezza nazionale, sui terreni e sul prezzo stesso delle materie prime.

Un'ampia coalizione di soggetti interessati osserva le azioni degli alleati asiatici in altri continenti, quali  l'Africa, e in altri Paesi dell'America Latina - in particolare Argentina, Cile e Peru - analizzando così le future intenzioni del gigante asiatico.
La percezione crescente è legata all'interesse puramente economico della Cina nei confronti del Brasile. Come espresso dal Consigliere generale del Consolato Brasiliano a Shanghai (dal 2008 al 2011) Marcos Caramuru de Paiva, la Cina sta facendo il possibile per controllare la fornitura di commodities Carlos Pereira, Policy Paper number 26, March 2011.

Secondo uno studio delle Nazioni Unite, nel 2009 il 75% del commercio cinese nella regione sudamericana era composto da cinque principali Paesi: Brasile, Messico, Cile, Argentina e Venezuela (Figura 5). Ad oggi, la presenza cinese sul territorio è estesa anche ad altre "fattorie" minori quali, Peru (5,3%), Colombia (2,8%), Costa Rica (2,6%), Ecuador (1,5%) e Puerto Rico (5,4%).

                                          Angela De Martiis

 

                                                                                  

                                               

 

                                            

                                          

                              

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