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La questione del "global warning" è piuttosto complessa, ma delicatissima. Se da un lato occorre ascoltare con spirito critico tutte le voci, ci sono alcuni dati che inducono a temere gli effetti del comportamento dell'uomo sul clima, e ad analizzare, immaginare e prevederne le implicazioni economiche, sociali, politiche. Nel 2007 l´IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l´organismo scientifico ONU sui cambiamenti climatici ha pubblicato il suo Quarto Rapporto di Valutazione, che ha passato in rassegna e riassunto in modo accurato la vastissima letteratura scientifica sull´argomento; ed è riuscita a far giungere all´opinione pubblica il crescente allarme della comunità scientifica. Oggi la maggioranza della comunità scientifica (si tratta quindi di pensiero laicamente verificabile) ritiene alta la probabilità che nei prossimi decenni il pianeta dovrà fronteggiare cambiamenti climatici, originati dalle attività umane, molto pericolosi per le persone e gli ecosistemi che abitano il pianeta. Senza interventi seri e rapidi sul fronte delle tecnologie e sui modi di consumare energia, di abitare, di spostarsi, ci potranno essere danni di cui non è ancora possibile valutare interamente la portata. Le piccole manifestazioni del clima che cambia non sono niente più di una finestra aperta su quello che potrebbe essere il clima del futuro.
A margine, vorrei contrapporre a Crichton, che è un romanziere pur documentato, il testo di uno studioso "ambientalista" di fama mondiale che si chiama Lester Brown, che ha appena pubblicato in Italia il suo Piano B 3.0, su questo e altri temi collegati, come l'energia e le risorse.
Matteo Reale
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