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Popolazione e produzione
La "grande strategia" cinese

venerdì 22 febbraio 2008

Elio D.

 

Bene fa la Cina a fare una politica di limitazione delle nascite, l'obiettivo a livello mondiale dovrebbe essere quello di dimezzare la popolazione , non di raddoppiarla in nome dello sviluppo. Traggo queste riflessioni dall'articolo di Mario Deaglio "La grande strategia cinese".

Il dimezzamento della popolazione non vuol dire per forza recessione, oggi la produzione è legata allo sviluppo tecnologico, all'automazione industriale e ai capitali necessari per realizzare questo sistema, che moltiplica la produttività, consentendo di lavorare meno e quindi dedicarsi ad altro;  un ulteriore campo di sviluppo economico, sociale e culturale, che sviluppa benessere, consenso e pace sociale e lascia  tempo per crescere i figli e curare i vecchi. Il coefficiente moltiplicatore dello sviluppo non deriva dai livelli di consumo come affermano i politici, ma soprattutto dai beni materiali e immateriali di produzione nazionale. Il valore di questi beni deriva soprattutto dal livello di pressione fiscale diretta e indiretta del paese. Quindi sicurezza sociale, pressione fiscale personale ecc. sono direttamente proporzionali ai consumi della propria produzione. Non è un caso che dall'immediato dopoguerra in Italia e in Europa sono stati favoriti fiscalmente i consumi interni a scapito di quelli importati (ad esempio il disincentivo fiscale a consumare benzina). In ogni caso questa politica ha dato grande impulso allo sviluppo economico e sociale in Europa e in nord America, ma la bassa tassazione sugli idrocarburi ha determinato al di là dell'oceano un loro consumo esasperato, creando oggi problemi ambientali maggiori rispetto all'Europa.

Da questo ragionamento deriva che per battere la congiuntura sfavorevole occorre rimodulare il sistema fiscale riducendo la pressione sui prodotti di prima necessità per ragioni sociali e  invece privilegiare i prodotti di prevalente produzione nazionale per lo sviluppo. Il consumo dei prodotti nazionali ne aumenta la produzione a beneficio anche del fisco e ne riduce i costi grazie all'automazione produttiva, rendendoli più concorrenziali anche all'estero, alimentando il processo virtuoso economico e fiscale.

Per tornare alla questione cinese il loro sviluppo, oltre che dall'esportazione, può derivare anche dall'aumento del consumo interno, anche per assorbire le spinte sociali che ne disturbano il consenso.
Per quanto riguarda il numero dei vecchi in Cina in presenza di poche nascite, il problema non esiste, le cure prevalenti praticate sono quelle palliative, per cui i cinesi in genere non invecchiano.

L'argomento è complesso, ci vorrebbe ben altro spazio per dimostrare queste tesi di economia classica, che hanno fatto in Europa il miracolo economico, mentre quelle moderne della globalizzazione, senza regole sociali ed ecologiche, applicate a partire dagli anni 90 dal WTO, hanno creato solo recessione economica e famiglie indebitate con il monetarismo della BCE.

Elio D., Alessandria

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