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Lavoro nel campo del credito dal 1994, prima in banca poi,
dal febbraio 2005, in un confidi che si sta attrezzando per iscriversi
all'elenco degli intermediari vigilati ex art.107 del T.U.B..
Vengo subito alla domanda. Spesso familiari o amici mi
chiedono informazioni su conti correnti online che offrono rendimenti
elevati rispetto alle banche tradizionali.
Ho sempre detto di lasciar perdere in quanto secondo me se l'istituto di
credito può pagare tassi alti è perché può impiegare i depositi praticando
tassi molto più alti quindi sicuramente destinati a soggetti
finanziariamente "pericolosi". A partire dal 2000 si è verificato un aumento
vorticoso nel volume dell'indebitamento personale dei privati, stimolato
direttamente dalle grandi catene di distribuzione, case automobilistiche e,
addirittura da soggetti che non dovrebbero invitare a contrarre debiti
(Inpdap!! Mi è capitato di vedere la lettera di pagamento della pensione di
mia mamma nella quale si parlava della possibilità di accendere dei
prestiti). Oggi, parlo per esperienza diretta, ci sono ragazzini di 20 anni
con 4/5 prestiti attivi per telefonini, stereo, ferie, autovettura ecc. ecc.
In presenza di un'economia che cresce molto poco crescono molto i debiti ed
il denaro che passa di mano non è più legato alla ricchezza ma
all'indebitamento. Il problema attualmente legato ai subprime in qualche
maniera potrebbe trasmettersi, a livello nazionale o europeo, contagiando
gli istituti che "praticano" il settore del credito al consumo (I&G, Linea,
ecc ecc)? Nel mio ambito lavorativo lo scorso anno abbiamo cartolarizzato
qualche milione di euro di garanzie tramite Unicredit scaricando così
parzialmente il nostro patrimonio. A Suo avviso le operazioni di
cartolarizzazione potrebbero essere in futuro oggetto di divieto? Tutte le
operazioni di salvataggio operate dal Governo americano in questi giorni ne
hanno ridotto considerevolmente la "capacità patrimoniale" (probabilmente mi
sbaglio ma mi pare di aver sentito dire che se accettato il piano da
700.000.000.000 di dollari porterebbe al raddoppio del deficit). So che ogni
Stato ha una valutazione, un rating e so che a livello Europeo le banche che
fanno riferimento ad un determinato Stato devono effettuare degli
accantonamenti in base al rating assegnato a quello Stato. Ad oggi gli Usa
sono "quotati" AAA, secondo Lei se dovesse andare in porto il piano di
salvataggio gli Stati Uniti potrebbero essere oggetto di una revisione del
rating sul rischio paese? Potrebbe avere qualche ulteriore influenza sulle
banche Usa?
Cordiali saluti.
Michel Tacus
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