Una buona notizia tra tante cattive

Si è appena conclusa la stagione sciistica e quindi è ora di consuntivi.

E' stato un inverno duro, un po' per i morsi della recessione mondiale, un po' perché è risultato l'inverno più nevoso da almeno quarant'anni, forse cinquanta. Non tutti hanno protestato per le condizioni climatiche avverse: per esempio i produttori di particolari componenti automobilistici hanno registrato un buon andamento dell'after market, cioè della vendite dei pezzi di ricambio, maggiormente richiesti proprio per le avverse condizioni delle strade in un inverno rigido e duro.

Un altro segmento economico che ha gioito per l'abbondanza delle precipitazioni nevose è stato chiaramente quello del turismo sciistico, il cosiddetto Circo bianco.

Frettolosamente si tende a focalizzarsi quasi esclusivamente sulle società degli impianti di risalita o al massimo si allarga la visuale alle aziende produttrici di specifica attrezzatura (sci, scarponi, etc). In realtà il Circo bianco si porta dietro un suo "indotto": strutture alberghiere di varia natura (dai club esclusivi ai frugali bed and breakfast), ristorazione e divertimento, trasporti (taxi delle nevi), manutenzione di immobili (artigiani vari, come idraulici e falegnami, che intervengono nelle seconde case), per non parlare, last but not the least, dei maestri di sci.

E' impossibile mappare perfettamente l'indotto del circo bianco: sicuramente intere valli alpine vivono, per sei mesi all'anno, sulla stagione sciistica, in modo diretto o indiretto. Uno studio citato dall'ARPIET (Associazione Piemontese delle imprese esercenti trasporto a fune) è giunto alla conclusione che 1 euro speso in skipass genera un volano di altri 15 euro spesi sul territorio, di cui 12 in attività "valligiane" (alberghi, ristornati, intrattenimenti, etc) e 3 in pedaggi autostradali e spese varie di trasporto (Figura 1).

Analizziamo a titolo esemplificativo il  caso dei comprensori piemontesi/valdostani: considerato che il costo delle skipass giornaliero oscilla fra i 15-20 euro delle stazioncine ai 35-40 dei comprensori più noti (con punte anche superiori per i transiti internazionali tipo Cervinia-Zermatt), la spesa complessiva degli sciatori dovrebbe situarsi fra i 200 ed i 555-600 euro al dì.

Nella sue essenza più ristretta, il Circo Bianco è però costituito dalle società di gestione degli impianti di risalita.
Pur nell'era della neve artificiale, il risultato economico di queste società è sensibilmente influenzato dalle precipitazioni nevose. E' chiaro che "tanta neve (naturale)" significa "tanti turisti". E di conseguenza corrisponde ad un risultato positivo per la gestione di queste società.

Il consuntivo dell'annata è sicuramente di grande soddisfazione. Nelle stazioni sciistiche piemontesi (Figura 2) le presenze sono complessivamente aumentate del 10%, spingendo verso i 60 milioni il giro d'affari 2008/09 per le società del solo Piemonte. Se vale la sopraccitata proporzione (15 euro in spese collaterali per ogni euro speso direttamente sulle piste), il giro d'affari del circo bianco piemontese (compreso l'indotto) si è avvicinato ai 900 milioni per l'intera stagione.

Segnaliamo una peculiarità della stagione appena conclusa: a giudizio degli  addetti ai lavori, pare proprio che ad attirare un maggior numero di sciatori sulle piste, oltre all'abbondanza di neve, abbia contribuito la crisi economica stessa.
Il sentiment recessivo, infatti, ha notevolmente attenuato la spinta turistica verso viaggi in Paesi lontani e mete esotiche varie. I cittadini si sono riconvertiti a più modeste gite fuori porta, preferendo così le scampagnate bianche a poche ore di auto dalle loro residenze.

Sulle Alpi, aumentano i flussi di turisti "bianchi" in arrivo dal Centro Italia, mentre si assiste ad una interessante modifica nei flussi provenienti dall'estero. Sono calati gli sciatori inglesi, frenati dalla Sterlina debole, sostituiti dai "nuovi ricchi" dell'Est Europa: russi, baltici (lituani, lettoni, estoni), cechi e polacchi.
Si sono registrate anche significative presenze di cittadini greci e slavi.

Ma l'analisi del quadro piemontese non va assunta come indiscutibile sintomo dell'intero arco alpino. Per esempio molto più variegato è il risultato delle stazioni sciistiche valdostane, dove si registrano tre eventi di rilievo:

1) La ripresa di un trend crescente (dopo due esercizi in flessione) dei risultati positivi di Pila (Figura 3), in quanto si tratta dell'unica stazione sciistica che possa vantare un collegamento diretto (in funivia) con un grande centro cittadino capoluogo di provincia.

2) Le difficoltà gestionali di Cervinia, penalizzata dal minor afflusso di clientela di turisti inglesi (essendoci stata neve ovunque), nonché da 55 giorni di forte vento durante la stagione, che hanno limitato la fruizione del comprensorio.

3) La "rinascita" dei centri minori, che hanno attirato gli sciatori di giornata o comunque quelli che non vogliono rinunciare all'ebbrezza dello sci nemmeno in momenti di ristrettezza e non disdegnano le località con skipass meno "pesanti".

 

Grazie alla Legge regionale 8/04, il settore valdostano può contare su significativi contributi pubblici, pari a 17,2 milioni nella sola stagione appena conclusa (Figura 4). La "sicurezza" di poter contare sui contributi (avendone i requisiti, naturalmente) consente di programmare con una certa serenità il futuro gestionale, che spesso comporta gravosi investimenti in impianti ed infrastrutture varie (nuove e/o da rinnovare).

Infatti il principale problema del Circo bianco, già emerso a partire dagli anni '80, è proprio costituito dalla notevole aleatorietà dei business plan gestionali. Le società sono sistematicamente "chiamate" a mettere a budget ingenti somme per nuovi investimenti (si pensi ad un impianto di innevamento artificiale oppure alla sostituzione di "vecchi" ski-lift con modernissime seggiovie a quattro o sei posti...), le cui quote di ammortamento si spalmano su numerosi esercizi. Spesso non si è ancora finito di ammortizzare un impianto che già occorre "ipotizzarne" la sostituzione. Rispetto ai decenni pioneriestici del dopo guerra, il settore ha sensibilmente incrementato il suo carattere di attività capital intensive e ciò ne aggroviglia le tematiche gestionali.

Infatti gli investimenti sono ingenti, ma la novità, che rischia di soffocare (sotto il profilo finanziario) i centri sciistici, è che il ciclo di vita del capitale investito si è accorciato rispetto al passato. I gusti dei turisti-consumatori cambiano ad una velocità impressionante e oggi sarebbe impensabile riproporre una "semplice" seggiovia biposto, quando il mercato offre seggiovie a sei posti, con tanto di schermo in plexiglass anti-vento, con velocità modulare (lenta in fase di salita-discesa, veloce durante il trasferimento) e così via.

Inoltre, anche in stagioni abbondantemente nevose, non sempre i riflessi sul conto economico sono di segno esclusivamente positivo: a volte vi sono anche ripercussioni anomale, interessanti da analizzare. Meglio farlo al termine di una "buona" stagione sciistica: ovvero, meglio pensare ai problemi con la pancia piena che analizzarli proprio perchè la pancia è vuota.

Anche l'investimento in nuovi impianti di innevamento artificiale (ipotesi che un "saggio" amministratore mette in pratica perché non si può contare ciecamente sull'abbondanza nevosa delle prossime stagioni) condiziona fortemente i conti economici. Non solo per l'acquisto delle attrezzature specifiche, ma anche per i lavori collaterali, spesso realizzati in piena estate per evidenti ragioni meteorologiche, quindi con aggravio anche del costo del lavoro fuori dai mesi prettamente sciistici. E non si pensi che tali lavori siano solo di quelli  una tantum, ma essi si portano dietro una "coda" di manutenzioni annuali, tipo sistematici lavori di spostamento terra per ripristinare annualmente l'impostazione delle piste.

L'attuale tecnica sciistica, con sci sciancrati e stile "carving", richiede piste perfettamente tirate come biliardi, il tutto da realizzare non solo con una battitura perfetta dopo ogni nevicata (il che , a sua volta, richiede gatti delle nevi e personale all'avanguardia), ma anche e soprattutto "lavorando" il terreno sottostante durante l'estate. Addio vecchie e care piste gobbute stile anni '70, lasciate allo stato brado: oggi la cura maniacale del "campo di regata" è una componente irrinunciabile dell'appeal che esprime ogni centro sciistico, grande o piccolo che sia.
E' notorio il detto che nel comprensorio delle piste olimpiche valsusine vi sia una tradizione di gestione delle piste infinitamente più accurata di quella espressa dai comprensori francesi, distanti pochi chilometri in linea d'aria.

Addirittura alcuni comprensori (principalmente valdostani) pianificano, fuori dai mesi invernali, la semina di specifiche varietà di erba sulle piste, al fine di poter contare sul "sottofondo" migliore per "tenere" la neve (naturale o artificiale che sia) nel corso della stagione sciistica.

Ecco il punto, i costi di gestione (rapportati all'estensione delle piste) sono confrontabili fra grandi e piccoli centri. Installare un impianto di neve artificiale o sostituire una seggiovia comporta un costo che non cambia radicalmente fra un grande e variegato comprensorio (come la Via Lattea o Cervinia) ed un centro minore, come quelli (bellissimi) delle Valli di Lanzo o del Cuneese.

Le quote di ammortamento gravano su tutti i bilanci annuali, sia delle stagioni positive, come l'attuale, sia delle stagioni di crisi e "astinenza" da sci. La differenza è che, negli anni "neri", il grande comprensorio ha maggiori chance di traghettarsi all'anno successivo; viceversa il piccolo centro viene messo sotto pressione sul piano economico-finanziario a tal punto che rischia di non arrivare all'anno successivo.

Diversa è la politica degli altri Paesi, in particolare quella della Francia, che tradizionalmente spinge i suoi cittadini verso le attività sportive (di qualsiasi natura), erogando contributi a chi gestisce i relativi impianti.
La Legge valdostana è già un buon sostegno, ma il resto del Circo bianco resta in balia della bizze meteorologiche.

 

 

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