L’Indice di Libertà Economica delle Regioni Italiane (ILERI, Figura1) esce, nella seconda edizione, in una veste aggiornata. Gli indicatori sono stati parzialmente modificati in modo da rendere l’indice più adatto a cogliere le differenti sfumature, in termini di libertà economica, tra le diverse regioni.

Si raccomanda, ad ogni modo, prudenza nella lettura dei risultati: gli enti locali hanno solo una limitata autonomia decisionale e quindi la performance di ciascuna regione è pesantemente influenzata da scelte effettuate a livello centrale.

Performance delle regioni italiane

Così coma già avvenuto nella prima edizione dell’indice la prima classificata nella classifica della libertà economica delle Regioni Italiane è l’Emilia Romagna (8,23) seguita dal Trentino Alto Adige (8,17) e dal Friuli Venezia Giulia (7,9).
(Figura2 e Figura3)

L’Emilia Romagna eccelle soprattutto nelle aree d’analisi relative al Mercato del Lavoro e alla Società, con bassi livelli di disoccupazione e un’elevata partecipazione al mercato del lavoro. Meno eccellenti le performance riguardanti le aree Istruzione e inserimento nel mercato del lavoro e Infrastrutture, dove l’Emilia Romagna ottiene rispettivamente il settimo e il dodicesimo posto nella classifica generale.

Per quel che riguarda il Trentino Alto Adige osserviamo buone performance nel campo dell’Economia, del Peso della PA, della Finanza e del Mercato del lavoro mentre il Friuli Venezia Giulia eccelle per quanto riguarda Istruzione, Mercato del lavoro ed Economia.

Il Piemonte è quarto con un 7,83 e con buone prestazioni nelle aree Infrastrutture, Società ed Economia (meno buoni i risultati nelle aree Peso della pubblica amministrazione e Istruzione). La Lombardia è settima con un 7,75 e con buoni risultati sotto il profilo della Finanza, del Mercato del Lavoro e del Peso della Pubblica Amministrazione mentre il Lazio è tredicesimo con 7,15, penalizzato da un ultimo posto sotto il profilo del Peso della Pubblica Amministrazione, “giustificabile” dalla presenza della capitale.

Agli ultimi posti troviamo tre regioni del Mezzogiorno: la Calabria è diciottesima (6,07), la Puglia è diciannovesima (6,02) mentre in ultima posizione troviamo la Sicilia (con 6,01).

Un’analisi per aree geografiche

Analizzando i voti per macro aree (calcolati come media dei voti delle regioni appartenenti all’area ponderati per i rispettivi PIL) osserviamo che (Figura4 e Figura5):

- Il Nord Est è la macro area più libera (con un voto pari a 7,95) seguita dal Nord Ovest (7,77). Più distaccato il Centro (con 7,37) mentre per ultimo viene il Mezzogiorno (6,24);

- Il Nord Est eccelle nelle aree Economia, Peso della Pubblica Amministrazione, Finanza e Mercato del lavoro; in tutti questi campi si trova al primo posto;

- Il Nord Ovest è al primo posto per quel che riguarda le Infrastrutture mentre si trova al secondo o terzo posto in tutte le altre aree di analisi;

- Ottimi i risultati del Centro Italia per quanto riguarda Società ed Istruzione, aree nelle quali si trova al primo posto battendo le regioni settentrionali. Meno buone invece le performance nelle aree Peso della Pubblica Amministrazione, Finanza e Mercato del lavoro;

- Il Mezzogiorno si trova in ultima posizione in tutte le aree analizzate ad eccezione dell’area Peso della Pubblica Amministrazione.

In generale si può osservare come vi sia ancora una netta differenziazione del grado di libertà economica raggiunto nelle diverse aree geografiche e come quindi sia necessaria un’accelerazione affinchè le regioni più indietro da questo punto di vista possano migliorare le proprie performance.

Alcune considerazioni sui risultati ottenuti

La definizione di cosa sia la libertà economica in un contesto regionale può non essere così univoca e l’individuazione di indicatori adatti a misurarla non è semplice. Tuttavia le due edizioni di Indice di Libertà Economica delle Regioni Italiane, che pure utilizzano un diverso mix di indicatori, offrono risultati simili, a conferma del fatto che alcune tendenze di fondo ci sono e gli indici sono in grado di coglierle.

L’Indice di Libertà Economica delle Regioni Italiane è concepito come una “fotografia” della libertà economica delle regioni e come tale non fornisce gli strumenti per un’analisi dei trend e delle evoluzioni seguite. Sarà però interessante, in futuro, osservare tali evoluzioni per comprendere se (e di quanto) i divari osservati tra le diverse aree geografiche si stiano riducendo.

Infine, occorre osservare come l’importanza dell’analisi della libertà economica delle regioni crescerà quanto più alle singole regioni verrà affidata un’autonomia decisionale che ad oggi non hanno, se non in minima parte.

         

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