L'edizione 2007 dell'Indice della Libertà Economica dell'Unione Europea (ILEUE)  fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione per l'analisi della situazione dell'Italia (Figura1). Vengono confermate le linee di tendenza già delineate nelle scorse edizioni dell'Indice, con il nostro paese avviato in un sentiero di lenta crescita ma ancora distante dalla media degli altri membri dell'UE.

L'Italia nel contesto europeo

La posizione dell'Italia in classifica è relativamente stabile. Nell'Europa a 15 l'Italia occupa sempre la 13° o 14° posizione in tutti gli anni considerati (1990-2005). Nel contesto dell'Europa a 27 oscilla tra il 18° posto e il 20° posto, sempre comunque nella seconda metà della classifica.
In termini assoluti l'Italia evidenzia un distacco di circa mezzo punto sia rispetto alla performance dell'UE a 15 sia rispetto all'UE a 27 (Figura2 e Figura3).

Il trend, generalmente positivo, nella valutazione ottenuta dal nostro paese dal 1990 ha permesso di ridurre lievemente il gap rispetto agli altri paesi europei e, soprattutto, di accorciare le distanze rispetto al vertice: 2,4 punti separavano, nel 1990, l'Italia dal primo classificato (allora era il Lussemburgo), mentre oggi solo 1,67 la separano dall'attuale «primo della classe» (il Regno Unito).

Osservando la performance dell'Italia nelle diverse aree di analisi (Figura4)notiamo che:

- Per quel che riguarda Struttura dell'economia (circa mezzo punto di distacco rispetto alla media europea), e Mercato del credito l'Italia deve ancora recuperare un gap piuttosto consistente rispetto agli altri paesi europei. Fa ben sperare il trend positivo osservato nell'area Struttura dell'economia dove, grazie soprattutto all'abolizione del servizio militare obbligatorio e all'aumento della flessibilità sul mercato del lavoro, l'Italia passa da una netta insufficienza (5,11 nel 1990) a un voto più che sufficiente (7,25 nel 2005);

- I risultati ottenuti nelle aree Peso dello Stato, Struttura della tassazione e Stabilità dei prezzi non si distaccano di molto rispetto alla media europea, forse anche grazie al processo di convergenza per quel che riguarda conti pubblici e politiche fiscali.

 

Evoluzione della libertà economica in Italia

Osservando l'evoluzione nel tempo della libertà economica nel nostro paese emerge una sostanziale staticità (Figura5). Il voto complessivo aumenta (+0,63 punti con un incremento del 9,3%) ma non in misura così rilevante, soprattutto se paragoniamo tale miglioramento con quello di altri paesi che partivano da posizioni vicine. Portogallo e Belgio, che avevano valutazioni simili a quelle dell'Italia nel 1990, sono cresciuti del 22,2% e del 14,6% rispettivamente nei 15 anni oggetto di analisi.

Tra il 1990 e il 1995 si sono registrati miglioramenti nelle seguenti aree:

- Struttura dell'economia (+2,14 con un incremento del 42%);

- Stabilità dei prezzi (+0,67 con un incremento del 7%);

-  Mercato del credito (+1,64 con un incremento del 24%).

Per quanto riguarda l'area Peso dello Stato si osserva miglioramento tra il 1990 e il 2000, nelle fasi in cui si poneva maggior attenzione al contenimento della spesa pubblica al fine di rispettare i parametri di Maastricht. Tra il 2000 e il 2004 osserviamo, invece, un'inversione di tendenza con un peggioramento della performance. Praticamente stabile nel tempo, con oscillazioni minime, il voto relativo alla Struttura della tassazione.

Considerazioni finali

L'Italia rimane, tra i paesi appartenenti al cluster UE a 15, relegata nelle ultime posizioni, né bastano i lievi miglioramenti osservati a modificare tale situazione.

Se estendiamo l'analisi ai 27 paesi che ad oggi fanno parte dell'Unione Europea, l'Italia si colloca al 19° posto, risultato tutt'altro che brillante.

La crescita registrata sinora è servita ad accorciare il divario esistente con gli altri paesi, ma non sembra essere sufficiente per consentire una "rimonta" in classifica e per permettere di raggiungere risultati soddisfacenti.

Queste constatazioni non fanno che convincere una volta di più della necessità di riforme strutturali che inducano un cambio di marcia e un'accelerazione nel cammino verso la libertà economica.

 

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