Se i santi e i poeti non sono più così diffusi, gli italiani rimangono senz’altro un popolo di viaggiatori e in alcuni casi di emigranti. Il desiderio di avventura e di affrontare nuove sfide in terre lontane pare insito nel nostro DNA e recenti studi scientifici sulle mutazioni genetiche, che ipotizzano che il desiderio di viaggiare e di fare esperienze nuove risieda in un gene – il DRD4-7R – potrebbero confermare questa tesi. Gli italiani, giovani e meno giovani, aiutati dalle nuove tecnologie, dalla facilità e dall’attuale relativa economicità degli spostamenti, si rivolgono sempre piu all’estero (in particolare all’Europa) per soddisfare i propri desideri lavorativi, sia perchè non trovano offerte di lavoro adeguate alle loro aspettative in patria, sia perchè convinti che un periodo di studio e/o lavoro all’estero possa migliorare la loro situazione e il loro curriculum, ma talvolta anche semplicemente per senso di sfida o per moda...

I cittadini italiani che si trasferiscono all'estero per periodi superiori a un anno devono iscriversi all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero), istituita nel 1990, ai sensi della Legge n. 470 del 27 Ottobre 1988, presentando la dichiarazione d’immigrazione presso l'Ufficio Consolare italiano del Paese in cui si sono trasferiti. L'Aire registra anche i cittadini che sono nati all'estero e hanno mantenuto la cittadinanza italiana.
Al 1 gennaio 2016 gli iscritti all’AIRE sono 4.811.163, il 7,9% dei 60.665.551 residenti in Italia secondo i dati ISTAT (Figura 1).
Il Rapporto "Italiani nel mondo 2016", presentato a ottobre da Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, conferma questa tendenza. Dal 2006, quando gli iscritti erano circa 3 milioni, al 2016 gli italiani che si sono trasferiti all’estero sono aumentati del 54,9% e il trend in continuo incremento si è confermato anche nell’ultimo anno considerato (Figura 2), nel corso del quale 107.529 persone hanno abbandonato la penisola, con un totale di 6.232 partenze in piu rispetto al 2015 (+3,7%).


Le destinazioni preferite (Figura 3) sono, ovviamente, l’Europa per il 53,8% (2,5 milioni circa) seguita dalle Americhe per il 40,6% (1,9 milioni circa), di cui ben il 32,5 % in centro e sud America: Germania, Regno Unito, Svizzera, Francia, Brasile e Argentina restano ai primi posti, per quanto il sud America, complice un rallentamento della congiuntura, abbia subito un forte calo di quasi il 15% nel 2015.
Le variazioni piu significative in positivo degli ultimi 11 anni hanno riguardato comunque la Spagna e il Brasile . Complessivamente, i dati per il decennio 2005-2014 mostrano un aumento continuo del numero degli espatri, soprattutto dal 2010, a fronte di un andamento quasi costante del fenomeno inverso dei rimpatri: il saldo migratorio del 2014 era pari a -59.588 unità (Figura 4).
Il 50,8% dei cittadini italiani iscritti all’AIRE proviene dal Mezzogiorno, con sette province fra le prime dieci, il 33,8% dal Nord, in testa alla classifica 2015 a livello regionale con la Lombardia (Figura 5), e solo il 15,4% dal Centro, per quanto Roma sia ai primi posti a livello comunale e provinciale. Le prime cinque province di cancellazione sono nell’ordine Milano, Roma, Torino, Napoli e Palermo le quali, nel complesso, rappresentano circa il 25% delle migrazioni in uscita. Da segnalare in particolare il balzo in avanti in graduatoria della citta di Palermo.
Il fenomeno comprende donne e uomini quasi in egual misura (il 48,1% del totale sono di sesso femminile), ma in ben 35 nazioni il numero delle donne italiane supera quello degli uomini, così come fra gli over 65enni, che sono il 20,2% sul totale degli iscritti all’AIRE.

Interessante è l’analisi per classi di età: la fascia 18-34 anni, come si può intuire, è la più rappresentata (36,7%), seguita dai 35-49 anni (25,8%) e tutte sono in aumento rispetto allo scorso anno, tranne gli over 65 anni (erano 7.205 nel 2014 sono 6.572 nel 2015).
Il 60,2% di chi è andato all’estero nel 2015 è celibe o nubile, il 33% coniugato; per quanto concerne il titolo di studio, il 25,7% è in possesso di un diploma di scuola superiore.
Indubbiamente, per quanto concerne i giovani, ma anche per i docenti stessi e gli apprendisti nelle imprese, un grande impulso è venuto dal programma Erasmus Plus 2014-2020 (Figura 6), il progetto offerto dall’Unione Europea che finanzia vari tipi di mobilità per formazione e lavoro a cui gli italiani partecipano attivamente. Se dal 2006 al 2012 il numero degli studenti iscritti in atenei stranieri era aumentato rapidamente, nel 2013 ha subito una visibile flessione verso le mete europee (probabilmente anche a causa della crisi economica) ma sono viceversa cresciute le partenze per gli Stati Uniti e l’Australia e per gli atenei in Romania e. in misura minore in Albania, specie per gli studi legati all’ambito medico, odontoiatrico e farmaceutico.
Tenendo conto di tutti i tipi di mobilità finanziati dal progetto Erasmus plus, il numero di cittadini italiani che ne hanno usufruito nel 2014 è stato di nuovo estremamente elevato: 57.832 persone, soprattutto grazie al consistente aumento del supporto economico offerto agli studenti (oltre 1.300 euro, mentre quello medio dell’ultimo anno del programma Erasmus era di soli 272 euro), con Spagna, Francia e Germania come destinazioni più gettonate. Complessivamente, il numero di diplomati e laureati che si cancellano dall’anagrafe per traferirsi all’estero sembra essersi stabilizzato intorno al 60% del totale (Figura 7) e dal 2002 al 2015, hanno lasciato l’Italia 202 mila diplomati e 145 mila laureati.

Per quanto riguarda i pensionati all’estero, malgrado il decremento di circa l’11,8% del numero complessivo delle pensioni in pagamento nell’ultimo quinquennio (comprese quelle all’estero), in seguito alle riforme del nostro sistema e agli accorpamenti per i numerosi italiani che ricevevano più di una pensione, e quindi in presenza di comunità di beneficiari INPS piu contenute, va segnalato l’aumento dei pagamenti in Spagna (+22,0%) e, in misura nettamente piu elevata, in Polonia (+105,2%), in Romania (+152,8%), in Bulgaria (+223,6%) e in Ucraina (+307,0%), dove l’alta percentuale si spiega con il relativamente basso numero di emigrati; tra i paesi che hanno un costante trend negativo, si annoverano invece la Francia (-16,7%), con un calo di oltre 9.300 presenze, il Belgio (-13,6%) e la Svizzera (-1,3%).

Queste statistiche ufficiali non tengono peraltro conto dell’elevato numero di persone che, per disinformazione o indifferenza, non ottemperano all’obbligo di legge di iscriversi all’AIRE e di cancellarsi dall’anagrafe del comune italiano di origine (stando agli archivi dei paesi di destinazione, gli espatriati superano i registrati, a volte anche di molto). Bisognerebbe, a tal fine, riformare le regole di iscrizione alla luce delle nuove esigenze della mobilita degli italiani, non sempre continuativa nel tempo, ma spesso discontinua e precaria e all’interno di un Europa che, sulla carta, è divenuta un’unione senza confini...
Secondo altri dati, disponibili nel Dossier Statistico Immigrazione 2016, realizzato dal Centro studi Idos e dalla rivista Confronti, in collaborazione con l'Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), nel 2015, per la prima volta dopo molti anni, il numero di cittadini italiani residenti all'estero avrebbe superato quello dei cittadini stranieri residenti in Italia (nel 2014, gli italiani all'estero e gli stranieri in Italia si equivalevano). Peraltro una non facile stima sulle presenze effettive, che contemplano anche coloro che pur avendo un permesso di soggiorno non hanno preso la residenza in Italia, farebbe salire gli immigrati regolari nel nostro Paese a 5 milioni e mezzo, ai quali vanno aggiunti 1.150.000 che hanno già acquisito la cittadinanza italiana.

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