Qualche nota per capire

In Italia, come in altri Paesi, il tema delle migrazioni ha assunto un ruolo importante nel dibattito politico, divenendo terreno di scontro tra posizioni discordanti e oggetto di strumentalizzazioni. Proprio in queste settimane c’è stata anche un’audizione in Commissione Difesa del Senato del Procuratore di Catania, che ha suscitato un vespaio politico: il tema del dibattere è qui il ruolo presunto di alcune Ong, di recente costituzione, delle quali non sono chiari fonti di finanziamento e scopi.
Il fenomeno delle migrazioni non ha avuto su tutti i Paesi lo stesso impatto numerico, anche se in diversi casi le fazioni opposte fanno leva sui numeri per rafforzare il loro discorso; non mancano anche, purtroppo, casi di sfruttamento, specie in ambito agricolo, con salari e tutele praticamente inesistenti (vedere ad esempio il rapporto MEDU, aprile 2017) e lo stesso termine “migrazioni” è generico e racchiude una serie di situazioni che è bene analizzare separatamente.

Occorre intanto sfatare un mito: l’Italia non è certamente tra i primi paesi al mondo per numero di migranti ospitati, è però altrettanto vero che questo numero è cresciuto a ritmi sostenuti negli ultimi anni. Secondo i dati dello UN International Migration Report 2015, tra il 2000 e il 2015 il numero di migranti internazionali è cresciuto in 167 paesi nel mondo: in 63 di questi - inclusi Francia, Germania e Stati Uniti - i migranti sono cresciuti meno del 2% per anno, mentre in 104 paesi il tasso di crescita è stato più rapido. Diciannove paesi hanno affrontato una crescita annua media dei migranti in ingresso del 6% o più: tra i paesi con la maggiore crescita tra il 2000 e il 2015 il rapporto cita Italia, Spagna, Thailandia, Emirati Arabi Uniti (Figura 1).


Concentrando l’attenzione sugli ultimi anni, il quadro cambia
. I dati dello OECD International Migration Outlook 2016 dicono che nel 2014 i flussi di migrazione verso l’Italia hanno continuato a scendere mentre i flussi in uscita dall’Italia, soprattutto di cittadini italiani, crescono: e in questo caso si tratta in buona parte di giovani e con una elevato titolo di studio.
I migranti in ingresso sono stati 277.630 nel 2014 (-9.7% rispetto al 2013), 248.360 stranieri (-11%) e 29.270 italiani di ritorno(+3%). Nel 2015 le immigrazioni (iscrizioni in anagrafe dall'estero) sono rimaste stabili intorno a 280.000, e nove su dieci (89%) riguardano cittadini stranieri.
Tra i flussi in entrata, la cittadinanza più rappresentata è sempre la rumena (46 mila ingressi), seguita dalle comunità marocchina (15 mila), cinese (15 mila) e del Bangladesh (12 mila). Rispetto al 2014 sono in forte aumento gli ingressi dei cittadini dell'Africa subsahariana: Gambia (oltre 5 mila, +209%), Mali (quasi 5 mila, +135%), Nigeria (9 mila, +68%) e Costa d'Avorio (2 mila,+61%). Sono in calo, invece, le immigrazioni dei cittadini filippini (4 mila, -35%), peruviani (2 mila, -31%) e moldavi (3 mila, -23%).
Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2016, inoltre, fra quelli arrivati nel 2015, quasi 45.000 stranieri si sono trasferiti all’estero e 178.000 hanno acquisito la cittadinanza italiana. Nel corso dell’anno a 64.000 persone non è stato rinnovato il permesso di soggiorno e secondo i dati dell’ISTAT nel 2015 sono rientrati in Italia 28.000 italiani precedentemente residenti all’estero.
I migranti in uscita, in base al numero delle cancellazioni dall’anagrafe, sono cresciuti da 136.330 (di cui 88.860 italiani) nel 2014 a 147.000 ( di cui 102.000 italiani) nel 2015. Il rapporto Italiani nel Mondo 2016 della Fondazione Migrantes valuta la quota di italiani migrati all’estero nel 2015 ancora maggiore, fino a 107.529 persone (Figura 2). Per effetto di questa nuova emigrazione, gli italiani registrati come residenti all'estero ammontano a 5.200.000 secondo le anagrafi consolari. Quadrante Futuro ha dedicato a questo fenomeno recentemente una scheda.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2016 dice che nel 2015 sono 5.026.153 i cittadini stranieri residenti in Italia, e 5.202.000 gli italiani residenti all’estero. Le regioni con le percentuali maggiori di stranieri (più del 10%) sono Emilia Romagna, Lombardia (Milano è inserita nella classifica della International Organization on Migration delle metropoli con la più alta percentuale di abitanti nati in un altro paese – Figura 3), Umbria, Lazio e Toscana. Circa il 30% dei residenti stranieri sono cittadini dell’Unione Europea: il gruppo più numeroso è quello romeno (1,1 milioni). Seguono albanesi (490.480), marocchini (449.060), cinesi (265.820) e ucraini (226.060).
Fin qui per quanto riguarda i numeri. In relazione invece al secondo aspetto delle migrazioni, cioè la scomposizione in diverse categorie di migranti (vedere scheda precedente per le definizioni) , è bene considerare come dei 238.936 nuovi permessi di soggiorno emessi nel 2015, sono stati 107.096 i permessi di ricongiungimento famigliare, mentre i nuovi permessi per motivi di lavoro sono stati solo 21.728 (dal 56,1% del 2014 al 9,1%) e quelli per motivi di asilo e protezione 64.515, saliti al 27% del totale.
Tra i paesi terzi di origine dei nuovi arrivati si evidenziano ai primi posti Marocco, Nigeria, Albania, Repubblica Popolare Cinese, Pakistan, India, Bangladesh, Ucraina e Stati Uniti, ciascuno con oltre 10.000 ingressi.

Gli alti livelli di disoccupazione tra i lavoratori stranieri in Italia (16,6% e 16,3% nel 2013 e 2014) hanno spinto infatti il Governo a fissare delle quote molto basse rispetto agli anni precedenti. per nuovi immigrati per lavoro I permessi per lavoro stagionale nel 2015 e 2016 erano 13.000 (2.000 in meno rispetto al 2014), ristretti a specifiche categorie e nazionalità, e soltanto per i settori turistico e agricolo.
Un’altra categoria rilevante è quella dei migranti per studio (Figura 4): nell’anno accademico 2014/15, 70.340 studenti stranieri erano iscritti in università italiane, e provenivano principalmente da Albania (15%), Cina e Romania (10% l’uno). Gli studenti stranieri studiavano principalmente economia, statistica e ingegneria (36% del totale), scienze politico-sociali, lingue (11%) e medicina (10%).
A fronte di un tendenziale ribasso del numero dei migranti in ingresso in Italia, gli ultimi anni hanno visto peggiorare la situazione in relazione all’arrivo di rifugiati. Secondo i dati dello UNHCR Global Trends 2015, l'Europa è il secondo continente di destinazione dopo l’Africa di rifugiati internazionali nel 2015: sono 4,4 milioni e sono cresciuti del 41% (+1,3 milioni) rispetto al 2014. I numeri tuttavia vanno considerati con attenzione: il rapporto include nel gruppo di paesi europei anche la Turchia (che da sola ospita nel 2015 2,5 milioni di rifugiati provenienti per lo più da Siria e Iraq). Altri paesi di destinazione in Europa sono stati la Germania (316.100 rifugiati), la Russia (314.500), la Francia (273.100), la Svezia (169.500), il Regno Unito (123.100) e l'Italia (118.000).
Anche in questo caso, non colpisce tanto il numero totale – l’Italia non è tra i primissimi in Europa per numero di rifugiati – quanto piuttosto il tasso di crescita. Il numero di richieste di asilo presentato all'Italia nel 2016 è il più alto di sempre, circa 120.000; erano 83.200 nel 2015 e 63.700 richieste del 2014. Malgrado ciò, l'Italia rimane il settimo paese per richieste ricevute in Europa.
La nazionalità dei richiedenti asilo in Italia cambia: mentre nel 2014 il gruppo più numeroso proveniva dal Mali, nel 2015 i più numerosi sono i nigeriani con 17.800 richieste contro le 9.700 del 2014. il secondo paese con più richieste è il Pakistan (10.300), seguito da Gambia (8.000), Senegal (6.400) e Bangladesh (6.000). Sebbene gli Eritrei rappresentino una fetta significativa dei migranti arrivati in Italia via mare, (19%), solo 700 persone hanno presentato richiesta d'asilo (Figura 5).

Aumentano anche gli arrivi via mare: nel 2016 i rifugiati che approdano nelle coste italiane sono circa 181.000 contro i 153.000 del 2015 (+18%, una quota superiore anche ai 173.000 della Grecia, dove gli sbarchi si sono quasi azzerati dopo l’accordo con la Turchia e la chiusura della rotta balcanica), Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2017 sono sbarcate in Italia 37.142 persone, un dato significativamente superiore a quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 27.933 persone (+33%).
Anche se probabilmente in Italia si voterà nel 2018, il tema ‘degli sbarchi’ e della gestione di migranti e rifugiati resta in primo piano, e in un anno di elezioni politiche nei più importanti Paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Germania) diventa un cavallo di battaglia delle diverse campagne elettorali.

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