Siamo ormai alle porte dell’inverno e per molte città, insieme al freddo, si ripresenterà in termini preoccupanti il problema dell’inquinamento atmosferico.
In questi ultimi anni si sono moltiplicati i rapporti poco confortanti sullo stato dell’aria soprattutto nelle grandi città; i risultati pubblicati recentemente dall’Istat, riferiti agli anni 2004-2008, rilevati dal database AirBase dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), indicano come nelle prime 30 città europee per livelli d’inquinamento, ben 17 (più della metà!) siano italiane, con Torino, Brescia e Milano immediatamente alle spalle della bulgara Plovdiv.

Nelle aree urbane vive oltre la metà della popolazione mondiale, con un inevitabile rilevante impatto - diretto e indiretto - sull’ambiente in termini di produzione di emissioni nocive, polveri, rifiuti, consumo di risorse naturali e di sostanze derivate. E’ indubbio perciò che comportamenti maggiormente sostenibili dei singoli cittadini possano consentire il miglioramento delle condizioni ambientali, in prima istanza, delle aree nelle quali risiedono.
Il cittadino è solo uno degli attori che contribuiscono a determinare il profilo ambientale di una città, ma la rilevanza delle azioni dei singoli è stata spesso trascurata e solo recentemente si è iniziato ad approfondirla.

Il recente rapporto “Cittalia 2010. Cittadini sostenibili”, a cura della fondazione ANCI ricerche, prende in considerazione proprio l’impatto ambientale generato dai comportamenti dei cittadini di quindici città metropolitane italiane in termini di emissioni di CO2: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Trieste, Torino e Venezia.
Tutte le città presentano problematiche ambientali simili: inquinamento acustico, mobilità congestionata, presenza di terreni abbandonati, proliferazione urbana e produzione di rifiuti e di acque reflue, ma una delle fonti di danno ambientale più rilevanti è rappresentata dall’inquinamento atmosferico, determinato dalle immissioni nell’ aria dei cosiddetti “gas serra”. Tra questi, l’anidride carbonica (CO2) ne rappresenta, ad oggi, il principale, sia in termini quantitativi sia per l’elevato impatto.

Lo studio cerca di stimare l’impatto ambientale nel periodo 2000-2009 (il cosiddetto carbon footprint o impronta carbonica) sulla base dell’evoluzione dei consumi residenziali di energia elettrica e di gas naturale, della produzione e della gestione dei rifiuti urbani e dei consumi delle diverse tipologie di carburante per il trasporto privato, mentre non si considerano i consumi di beni alimentari e non, i trasporti pubblici e gli usi idrici.

La città in cui i cittadini hanno un maggior impatto sull’ambiente in termini di CO2 è Roma, dove ciascun residente, nel 2009, è stato responsabile dell’emissione di 2.406 kg. Seguono Torino (con 2.303 kg per residente), Firenze (2.296 kg pro capite), Bologna (2.284 kg pro capite) e Trieste (2.215 kg).  Da rilevare come tutte le aree metropolitane del centro nord si collochino al di sopra del valore medio, mentre, all’opposto, le aree del Mezzogiorno sono tutte al di sotto di tale valore.

Tuttavia, proprio nelle città del sud, con l’unica eccezione di Napoli, si è rilevato negli anni un incremento delle emissioni pro capite (Figura 1), mentre l’andamento nelle città del centro nord è diversificato (con Firenze, Trieste e Genova in crescita).

Guardando alle emissioni totali rilevate nelle 15 città metropolitane tra il 2000 e il 2009, emerge come le emissioni di CO2 siano rimaste pressoché stabili (la variazione è pari infatti allo -0,3%), passando da 1,265 milioni di tonnellate circa del 2000 a 1,261 milioni di tonnellate del 2009. Anche in questo caso, tra le città si evidenziano comportamenti tra loro molto differenziati: così a fronte di una riduzione dell’11% di Milano o dell’8% di Napoli, si contrappone un incremento, significativo, rilevato nelle città di Firenze (+19,3%), Reggio Calabria (+15,7%) e Trieste (+10,3%).

Nel 2009, la città con il maggior quantitativo di CO2 emesso è Roma (circa 6.600 migliaia di tonnellate; dato, tuttavia, determinato anche dal peso demografico della popolazione residente nella capitale), alla quale seguono Milano (2.408 migliaia di tonnellate) e Torino (circa 2.094 migliaia di tonnellate), ben al di sopra del valore medio delle emissioni calcolato per le 15 città (1.261 migliaia di tonnellate). Reggio Calabria e Cagliari sono invece le città nelle quali si rileva la minore emissione da parte dei cittadini di CO2(rispettivamente 223,5 e 239,1 migliaia di tonnellate). Le quote maggiori si rilevano dunque nelle tre città del centro nord Italia, le più popolate, mentre nelle aree metropolitane del Mezzogiorno le emissioni complessive si mostrano più basse.

Il 65% delle emissioni di CO2 complessivamente emesse dai cittadini delle 15 città metropolitane sono imputabili a 4 città del centro nord: Roma, che da sola contribuisce per oltre un terzo (34,9%), Milano (12,7%), Torino (11,1%) e Genova (6,8%). I cittadini delle città del sud Italia, invece, sono responsabili, complessivamente, del 20% delle emissioni di CO2 complessive (Figura 2).
Per quanto riguarda le fonti di origine delle emissioni di CO2 complessivamente generate dal cittadino, il gas è quello che pesa maggiormente (37,7%), valore stabile rispetto al 2000 (37,8%). Seguono il trasporto privato urbano (31,2%, in calo di poco meno di 2 punti percentuali), i consumi elettrici (30,8%), e, in via residuale, la combustione dei rifiuti (0,3%) (Figura 3).
Il comparto residenziale nei soli usi elettrici e di gas, dunque, supera di gran lunga le emissioni legate alla mobilità privata del cittadino.

Guardando alle singole città, le emissioni da consumi di gas sono maggiori al nord, mentre al sud incidono di più i trasporti privati (Figura 4).
Rispetto al dato pro capite delle emissioni di CO2 dei cittadini nelle 15 città metropolitane, Roma evidenzia i valori più elevati in tutti e 4 i settori analizzati. In particolare, nei settori dei consumi residenziali di energia elettrica e di gas naturale, così come nella produzione ed incenerimento dei rifiuti urbani, i valori più elevati di emissioni dei cittadini si rilavano, dopo Roma, a Torino e Firenze, mentre i valori più bassi sono quelli di Napoli, seguita da Cagliari e Palermo. In questi tre settori sono sempre le città del centro nord a registrare i valori più elevati, anche se non sempre valori superiori alla media. Così Milano e Venezia si collocano al di sotto del valore medio nel caso dei consumi elettrici domestici e di incenerimento dei rifiuti, affiancati, solo in quest’ultimo caso, da Genova.

La situazione muta, invece, con riferimento al trasporto privato urbano: dopo Roma, infatti, si collocano le città del sud: Catania, Reggio Calabria, Messina e Palermo. Al contrario, è a Venezia e Firenze che i residenti emettono la minor quantità di CO2 nell’ambiente urbano.
Le emissioni di CO2, in quanto dannose per l’ambiente e per la salute umana, sono come tali fonti di un costo che si esprime anche in termini economici. L’attribuire un prezzo all’anidride carbonica immessa in atmosfera rappresenta un modo per dare un valore a un bene pubblico puro quale l’aria pulita.

L’UE, con l’introduzione della Direttiva 87/2003  sul sistema europeo dei permessi di emissione, ha segnato la nascita di un mercato per la quotazione dell’anidride carbonica. Il sistema rappresenta uno strumento di regolazione ambientale, attraverso il quale l’autorità competente individua un monte emissioni massimo per un certo periodo che dovrà essere poi distribuito sotto forma di titoli che danno la possibilità ai soggetti sottoposti al sistema, nel caso specifico le imprese Energy intensive, di inquinare. Il prezzo dei permessi viene determinato sulla base delle contrattazioni che hanno luogo sul mercato dei permessi ed è influenzato innanzitutto dalla quantità titoli ad inquinare che le autorità competenti stabiliscono di rilasciare alle imprese sottoposte al sistema e dal comportamento delle stesse. Il prezzo a cui si è fatto riferimento in questo caso è la quotazione media del periodo gennaio-settembre 2010, pari a 14,52 euro per tonnellata di CO2 emessa.

La disponibilità di un prezzo di mercato della CO2 permette di fornire una stima dei costi legati alle emissioni serra calcolate per il cittadino, proponendo così una valutazione di quelli che potrebbero essere i costi legati alle emissioni serra generate annualmente in ciascuna città.
Mediamente, nel 2009, la città con i maggiori costi relativi alle emissioni di CO2 del cittadino è, evidentemente, Roma, con oltre 92,6 milioni di euro, a cui seguono Milano (33,8 milioni di euro) e Torino (poco meno di 30 milioni di euro). Reggio Calabria e Cagliari presentano, invece, i minori costi legati alle emissioni del cittadino, con rispettivamente 3,5 e 2,95 milioni di euro.

In termini di costo pro capite delle emissioni dei cittadini, Roma è ancora la città che sopporta i costi ambientali più elevati legati alla CO2 (34,9 euro), seguita da Torino (33,4 euro) e Firenze e Bologna (entrambe 33,2 euro). Ancora una volta sono le città del centro nord a registrare i valori più elevati e superiori alla media delle città (26,2 euro). All’opposto, tutte le città del sud si collocano tutte sotto il valore medio. In particolare, Napoli, che presentava uno tra i più elevati costi complessivi, è invece la città con il minor costo pro capite di CO2 del cittadino (Figura 5).

La monetarizzazione del costo stimato delle emissioni serra pro capite (il cui prezzo di mercato è discutibile) non rende però abbastanza l’idea dell’impatto negativo che queste hanno sulla salute umana. Per ridurre per esempio l’inquinamento di CO2 causato dalle emissioni dei cittadini sarebbe necessario che ciascun cittadino romano disponesse di 1,50 ettari di superficie boschiva, un’estensione pari a quella di 2 campi di calcio.
Se si mettessero insieme tutti i campi di calcio necessari a contrastare l’impatto ambientale di CO2 causato dai cittadini romani, l’84,9% della superficie comunale dovrebbe essere coperta da boschi.

Di poco inferiore la superficie boschiva pro capite necessaria nelle città di Torino e Bologna (rispettivamente 1,44 ettari e 1,43 ettari pro capite), ciascuno dei residenti di queste città dovrebbe disporre di una superficie boschiva grande poco meno di 2 campi di calcio. In particolare, l’intera superficie comunale di Torino (99,2%) dovrebbe essere coperta da campi di calcio in cui crescono piante rigogliose per azzerare l’impatto ambientale di CO2.

La valutazione del livello di attenzione ambientale manifestato dalle 15 città metropolitane nella programmazione delle opere infrastrutturali del territorio evidenzia comunque una rilevante attenzione al tema ambientale.
Il peso dei progetti a “valenza ambientale” è pari a oltre 15 miliardi di euro, il 48% del totale delle risorse quantificate nei 15 Programmi Triennali; Roma, Milano e Bologna sono le più sensibili su questo punto (Figura 6).

L’ambiente è un valore per i residenti delle 15 città metropolitane ed il tema ambientale, divenuto in generale una delle priorità sulle quali intervenire, è sempre più utilizzato come termine di valutazione del buon governo. Metà degli italiani residenti nelle 15 città ritengono infatti che la difesa dell’ambiente sia, oggigiorno, uno tra i valori più importanti della nostra società.

In un tempo di crisi, come quello in cui è stato effettuata la ricerca, non è affatto secondario notare come, anche di fronte al tema del lavoro e dello sviluppo economico, gli italiani non siano più disposti a sacrificare il proprio ambiente. I cittadini sono consapevoli che solo modificando i propri usi e le proprie abitudini sia possibile ridurre le forme di inquinamento e salvaguardare il nostro eco-sistema. In tutte le città metropolitane i livelli di consapevolezza sono decisamente alti.

Tuttavia, a fronte di simili prese di posizioni e di simili dichiarazioni, i residenti delle 15 città metropolitane hanno talvolta atteggiamenti poco attenti nelle proprie abitudini di consumo, tanto in ambito domestico quanto relativamente alla mobilità; le città più eco-friendly, dove oltre un terzo delle persone dichiara di porre in essere azioni quotidiane rispettose dell’ambiente, sono Catania, in cui la metà dei cittadini ha comportamenti attenti ai consumi energetici, Venezia (46%), Reggio Calabria (45%), Firenze e Messina (34%) e Genova (33%).

Il traffico è in cima alle emergenze dei cittadini delle aree metropolitane, un vero flagello avvertito sia in termini di rapidità degli spostamenti che come fonte di elevato inquinamento. L’uso della bicicletta è ancora per pochi: le uniche città con più del 10% della popolazione locale in sella alle due ruote sono solo Milano e Bologna  Se i comportamenti attuali, sulla mobilità, appaiono poco virtuosi, non mancano delle spinte al cambiamento, anche nei comportamenti individuali. I risultati dell’indagine, infatti, evidenziano un quadro che, seppur non eccessivamente positivo, è sicuramente incoraggiante:

Dall’indagine di Cittalia, emerge complessivamente un tratto significativo: la tendenziale solidità del mutamento pro-ambiente che sta avvenendo nel nostro paese.

L'Europa in generale ha messo in atto in questi anni rigorose politiche di riduzione delle emissioni inquinanti ed è la più convinta sostenitrice degli obiettivi fissati dai protocolli di Kyoto, fra i grandi paesi industrializzati. Come si può vedere dalla Figura 7 l'intera Europa continentale, a causa della densità della popolazione e degli insediamenti industriali, non versa in buono stato di salute.
I provvedimenti adottati nei confronti delle emissioni delle automobili e del risparmio energetico delle abitazioni, insieme agli effetti del periodo di crisi che hanno ridotto i consumi di materie prime inquinanti, possono considerarsi un buon punto di partenza per tentare di rendere più vivibile il nostro continente.

 

 

Commenti