Il 2010 secondo l'Economist

L'ultima survey dell'Economist prima della fine dell'anno ci consente di completare le considerazioni esposte nelle precedente scheda
(2010, dall'Economist una luce in fondo al tunnel), alla quale rimandiamo per tutte le considerazioni introduttive e metodologiche. E' interessante infatti fare qualche precisazione su "come" gli analisti economici vedono il 2010, proprio a ridosso dell'apertura dell'anno.

PIL 2010 (Figura 1): migliorano ulteriormente, attestandosi al 2,7% YoY (variazione tendenziale rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente) le previsioni sulla crescita USA, mentre non registrano variazioni di sorta, rispetto all'indagine di novembre, le stime sul PIL EU (1,2% YoY), Giappone (1,5%), G3 (1,8%) ed Italia (0,9%). Di conseguenza si accentua il ruolo di locomotiva attribuito, almeno fra i principali blocchi economici, agli Stati Uniti nel 2010.

Interessante segnalare, a livello generale, che le attuali previsioni sul 2010 si pongono tutte, più o meno, su livelli pari al doppio dei corrispondenti minimi espressi nel periodo di maggior "pesantezza" dell'umore, ovvero nell'aprile - maggio scorsi.

A proposito di PIL 2010, è interessante riproporre la tabella di Figura 2, aggiornata con le attuali previsioni Economist e ripulita a livello di dati storici, dopo le revisioni dei preliminari statistici. Questa tabella cerca di "coniugare" i dati storici con le previsioni dell'Economist circa i PIL medi annui, per proporre un possibile itinerario attraverso il quale la congiuntura può raggiungere gli obiettivi indicati dall'Economist.

Per chiudere il 2009 a -2,5% medio finale, l'economia USA dovrebbe registrare un dato relativamente positivo (+0,3% QoQ - cioè variazione trimestrale) anche nel 4° trimestre '09. Per confermare invece la previsione Economist 2010 (2,7% appunto), lo slancio della congiuntura americana dovrebbe prolungarsi ed irrobustirsi lungo tutto il 2010, arrivando a segnare, nel 4° trimestre '10, una crescita dell'1,4% QoQ. Questo dato corrisponde (nella metodologia statistica statunitense) ad una crescita del 5,6% - 5,7% trimestrale annualizzato, ritmi decisamente eclatanti, che richiederanno molte conferme lungo l'asse temporale del prossimo anno.

La stessa tabella di Figura 2 dimostra che l'economia dell'Unione Europea, per risollevarsi dal -3,8% medio '09 al +1,2% medio '10, deve registrare una conferma della crescita anche nel 4° trimestre '09 (pari a +1% QoQ) e proseguire nel 2010, anche se a ritmi decisamente inferiori a quelli stimati per gli USA (in pratica: da 0,2% a 0,4% QoQ per ogni trimestre '10).

 

Inflazione 2010 (Figura 3): anche a livello di andamento prospettico dei prezzi al consumo (CPI) si registra una tendenziale divaricazione fra le previsioni USA (CPI media '10 ora stimata all'1,8%) e quelle EU, complessivamente stabili e attestate all'1,2%. Stazionarie  le previsioni su CPI G3 (0,7%), Giappone (-0,9%), mentre quelle italiane incamerano un leggero incremento, passando ora all'1,7% medio finale, livello pari ad oltre il doppio dell'ultimo dato ufficiale statistico (novembre:  0,7% tendenziale).

Tassi 2010 (Figura 4): la divarificazione fra le previsioni USA e quelle EU si ribaltano, a maggior ragione, sulle ipotesi di evoluzione dei tassi di interesse, ipotesi calcolate sommando le stime PIL a quella CPI (per le note metodologiche, si veda la scheda citata). I tassi USA sono ora attesi al 4,5% nel corso del 2010, mentre quelli EU sono attestati al 2,4%. Ricordiamo che gli attuali tassi monetari si posizionano fra 0,25% e 1% negli USA e fra 0,45% e 1,25% nell'EU: l'effettivo raggiungimento degli obiettivi 2010 presuppone una crescita molto marcata per i tassi USA (che praticamente quadruplicherebbero), mentre quelli EU "si limiterebbero" a raddoppiare.

Infine aggiungiamo due parole sul Dollaro. Secondo logica il predetto andamento della crescita economica e dei tassi di interesse 2010 sulle due sponde dell'Atlantico dovrebbe giocare a favore della moneta USA, che forse non a caso ha improvvisamente realizzato un significativo recupero contro Euro nella prima metà di dicembre (Figura 5).

Tuttavia va ricordato che, storicamente parlando, mentre il rialzo dei tassi europei (un tempo, di quelli tedeschi) ha sempre giovato alla moneta (ora Euro, un tempo Marco), non necessariamente si è sempre riscontrata la stessa correlazione negli USA.
Per la realtà americana, infatti, la variabile dominante risulta essere non tanto il rialzo dei tassi, ma l'interpretazione che i mercati finanziari danno al rialzo dei tassi e questa incognita pesa anche per il 2010. Infatti il rialzo dei tassi USA come sopra descritto sarebbe frutto anche di un aumento dell'inflazione USA, elemento quest'ultimo che ha sempre giocato contro al Dollaro, perché i mercati temono che l'inflazione eroda dall'interno il potere d'acquisto della moneta USA.

Infine i mercati, a parità di ritmi di crescita congiunturale USA, vorranno "verificare" la composizione interna di tale crescita, poiché se la dinamica principale si impernierà sulla domanda pubblica, ciò amplificherà l'espansione del debito federale USA, indebolendo questo lato dei fondamentali americani.

                                                 Carlo Crovella

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