In una fase di crisi internazionale generalizzata, la situazione sul mercato valutario, comunemente chiamato Forex, abbreviazione di Foreign Exchange, appare spesso non chiara e i movimenti delle valute talvolta sono difficilmente prevedibili, sia tramite lo studio dei dati macroeconomici che con l’analisi tecnica dei grafici.

Nel quadro attuale emerge però un punto centrale, fulcro del dibattito degli ultimi mesi: la crisi dell’Eurozona e la debolezza dell’Euro.

Sulla scia della crisi dei timori legati ai debiti sovrani di vari paesi del vecchio continente, primi fra tutti Grecia, Portogallo e Italia, la moneta unica ha perso diversi punti percentuali nei confronti di tutte le principali valute.

Per il secondo anno consecutivo l’Euro ha chiuso le contrattazioni a fine dicembre registrando un calo rispetto all’anno precedente nei confronti del Dollaro (il 3.5% nel 2011), fatto che non si verificava dal 2001.
L’Euro ha sfondato al ribasso, proprio nella seduta della vigilia di San Silvestro, ultima del 2011, la soglia psicologica di quota 100 nei confronti dello Yen, andando a siglare i minimi degli ultimi 160 mesi (dicembre 2001), per poi proseguire la discesa nelle prime due settimane del 2012, arrivando in area 97, prima di ritornare sopra quota 100 nella terza settimana di Gennaio.
Il recupero e’ poi proseguito anche nel mese di febbraio, con il cross che e’ tornato in area 110 (Figura 1).


Analizzando in modo più dettagliato l’annata 2011 del cambio EUR/USD notiamo che il range di oscillazione del cross è stato fra 1.28 e 1.49 (Figura 2).
I valori minimi si sono registrati nella fase iniziale dell’anno e nelle ultime sedute del dicembre 2011, quando l’euro è ritornato al di sotto della resistenza posta in area 1.295.

Il crollo degli ultimi giorni di dicembre è stato senz’altro rafforzato dalla scarsa liquidità presente sul mercato fra Natale e Capodanno, che ha permesso di muovere le quotazioni di diversi punti percentuali con quantitativi meno ingenti di capitale rispetto alle usuali sedute di mercato.
Tuttavia le prime due settimane di contrattazione di Gennaio, con una liquidità certamente maggiore hanno confermato il trend negativo e la discesa dell’euro nei confronti del dollaro statunitense, scivolato sotto quota 1.27, prima del recupero di quota 1.29 nella terza settimana di Gennaio, per poi tornare al di sopra di quota 1.30 nel mese di febbraio (Figura 3).

Come già anticipato in una precedente analisi, ormai da tempo il cross euro dollaro appariva piuttosto sopravvalutato (si pensi alla scorsa primavera - estate, quando è stato per diverse settimane sopra quota 1.45, arrivando a sfiorare la soglia psicologica di 1.50) e da mesi si susseguivano i rumors di un possibile ritorno del cambio a quotazioni piu’ basse, più vicine al “fair value”.

 

Anche nei confronti della sterlina inglese l’euro ha registrato un deciso calo nelle ultime settimane del 2011 (Figura 4).
Il range di oscillazione del cross (vale a dire l’area all’interno della quale si sono mosse le quotazioni) negli ultimi 24 mesi è stato fra 0.81 e 0.91, riassumibili a 0.82 e 0.90 con un grafico settimanale.

Questo secondo range, una sorta di “linea del Piave”, è estremamente più interessante anche sotto un profilo dell’analisi tecnica.
In area 0.82 si trova infatti un supporto fondamentale in questo cross, mentre l’area 0.895  - 0.90 rappresenta una resistenza piuttosto significativa, vale a dire un’area dove il cross ha sempre trovato ostacolo a continuare la sua corsa al rialzo. A fine gennaio 2011 il cross si trovava in area 0.83, quindi nella parte inferiore di questo range di oscillazione, una cui rottura al ribasso risulterebbe estremamente pericolosa.

Un altro movimento piuttosto importante si è verificato negli ultimi mesi sul Cable, termine utilizzato nel mercato valutario per indicare il cambio Sterlina Dollaro
(Figura 5). Il biglietto verde ha infatti recuperato terreno nei confronti della Sterlina britannica.

La valuta americana, dopo essere arrivata ad essere scambiata a 1.67 durante il mese di maggio, è oscillata fra 1.58 e 1.65 durante l’estate, per poi sprofondare fino a rompere la resistenza posta in area 1.54, scendendo a siglare i minimi degli ultimi 12 mesi in area 1.52, al di sotto anche dei valori di ottobre.

Alla base del rafforzamento del dollaro possiamo senz’altro identificare la crisi europea, che ha generato un susseguirsi di rumors su ritrasferimenti di importanti portafogli di investimenti in Euro verso titoli in Dollari, in quanto l’eurozona non pareva sufficientemente sicura.
Le fosche nubi che si addensano sul vecchio continente e l’acquisto dei titoli di stato dei paesi membri hanno portato la Banca Centrale a emettere liquidità per circa 1000 miliardi di Euro, incamerando titoli di pari ammontare.

La discesa dei tassi in Euro, forse un primo segnale di maggiore fiducia dei mercati nei confronti della tenuta europea, può essere anche interpretata come un segnale d’allarme per Dollaro e Sterlina?
Se l’Europa dimostrerà di essere in grado di poter trovare una soluzione al problema dei debiti locali l’attenzione dei mercati finanziari potrebbe nuovamente concentrarsi sui problemi che affliggono le economie di Stati Uniti e Gran Bretagna, allentando le tensioni speculative sull’Eurozona.

Un’ultima nota sulle valute del 2011 per citare la performance dello Yuan cinese, in forte apprezzamento (quasi il 5% nei confronti del Dollaro ed il 9% nei confronti dell’Euro), segnale che anche negli investimenti valutari spesso vale la pena slegarsi dai cambi principali, i cosiddetti “major”, diversificando con le dovute ridotte percentuali gli investimenti.

                                 Carlo Alberto De Casa

                              

                                                

            

 

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