Non ci facevamo illusioni e interrogando i nostri "navigatori" abbiamo trovato conferma di questo nostro atteggiamento disincantato. All'inizio del 2009 abbiamo provato a chiedere agli iscritti alla nostra newsletter, mediante un breve questionario, quali erano le loro aspettative e abbiamo avuto la conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, della grave incertezza di questo momento storico.

Abbiamo rivolto l'identica domanda di inizio 2008, ossia:  come vedete l'andamento dell'economia mondiale? Il confronto tra le risposte - che sono state numerose e per le quali ringraziamo -  è riportato nella Figura 1. E sul loro significato non ci possono essere dubbi.

All'inizio del 2008, un terzo esatto dei rispondenti vedeva l'economia mondiale in peggioramento; il numero è salito alla metà (49,4 per cento). Il che significa che metà dei rispondenti pensano che l'economia andrà ancora più giù e che la percentuale dei "pessimisti" è salita di circa il 50 per cento. Si è per contro più che dimezzata (dal 27,3 al 13 per cento) la percentuale di coloro che vedono l'economia in lento miglioramento.
Risulta invece quasi stazionaria (è passata dal 39,4 al 37,6 per cento) la percentuale di coloro che considerano l'economia "stagnante" per il 2009.

Un'interpretazione sommaria ma significativa è che ci sia stato un netto cambiamento di opinione da ottimismo a pessimismo pari al 16 per cento dei rispondenti, ossia di un rispondente su sette. Il saldo tra risposte negative (comprese quindi anche quelle di coloro che credono nella stagnazione) e risposte positive è passato da 45,4 a 73.
Un balzo in avanti gigantesco, del tutto inusuale nell'esperienza delle analisi di questo tipo.

Ci sono però due piccole consolazioni: la prima è che le risposte negative non sono aumentate dal nostro precedente questionario di ottobre.
Ma neanche diminuite. La seconda è che le risposte positive registrano un aumento: dal 9,4 al 13 per cento, appunto. Effetto Obama? Vedremo se questa ancora sparuta schiera di ottimisti si consoliderà nei prossimi "sondaggi".

In ogni caso, la maggioranza continua a veder nero sulla durata della crisi (Figura 2). Appena il 9,4 per cento continua a pensare che la crisi possa dunque risolversi già nel corso del 2009 (A). Sui tempi di soluzione di questo periodo di recessione mondiale, dobbiamo forse registrare un generale aumento del pessimismo, in linea con quanto emerge dalle preoccupate analisi che ogni giorno ci vengono proposte, con il generoso aiuto dei mass media, da economisti, analisti e altri specialisti, oltre che da uomini politici e uomini d'impresa.

Il 61,2% ritiene che la crisi finirà nel 2010 (B), ma esiste quasi un terzo di "irriducibili" che considera la crisi più lunga, così da non poterne ancora prevedere la conclusione (C).

C'è la speranza, che molti di noi a Quadrantefuturo e al Centro Einaudi coltivano ardentemente, che l'Europa sia colpita solo di striscio. Ma i nostri abituali "navigatori" non si fanno illusioni
(Figura 3) : il 70,5% ritiene che Stati Uniti ed Europa ne saranno egualmente colpiti (B) e appena l'11,8% pensa che l'attuale congiuntura sia un problema sostanzialmente americano (A).
Sembra, per converso, diffusa l'impressione che questa sia una "crisi per ricchi": infatti solo il 17,7 per cento (C) considera i paesi poveri più esposti alle conseguenze negative che ne deriveranno.

Abbiamo infine rivolto agli iscritti alla nostra newsletter qual è la loro aspettativa sulla politica del nuovo Presidente americano (Figura 4).
Sarà per l'inveterata diffidenza degli italiani verso i politici, ma, a differenza che negli Stati Uniti, dove l'avvento di Obama è stato generalmente accolto come il possibile inizio di una nuova era, solo il 37,6%  pensa che il nuovo Presidente modificherà in profondità l'assetto dell'economia e della politica mondiale (A), mentre il 42,4 per cento ritiene che non riuscirà in questi cambiamenti (C); una maggioranza, sia pure di "cinici"  rispetto agli "entusiasti". Un po' meno disincantati ma comunque riduttivi (B)sono coloro che pensano che Obama esaurirà la propria carica innovativa affrontando i problemi energetici (17,6 per cento) .

Un'ultima indicazione che riguarda noi, ossia Quadrante Futuro: alla fine di questo brevissimo questionario abbiamo chiesto se il nostro sito farebbe bene ad occuparsi di problemi italiani, oggi sostanzialmente esclusi dal nostro ambito di osservazione. Ci ha un po' sorpresi la maggioranza schiacciante (il 77,6 per cento) che ci suggerisce invece di affrontare anche tematiche più strettamente legate al nostro paese, benchè quasi tutti raccomandino di inquadrarle in un'ottica internazionale.

Tale maggioranza, però, non è monolitica: una parte vorrebbe che si parlasse dei problemi dell'economia reale e degli interventi che la politica dovrebbe mettere in atto, altri non vogliono assolutamente che si parli di politica, ma piuttosto di finanza o dell' impatto sociale della recessione o di clima e risorse alimentari. Anche su questi ultimi due punti, cari navigatori, ci costringete a fare delle lunghe meditazioni.
Grazie anche di questo.

 

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