Ad un anno esatto dalle Olimpiadi di Londra 2012 la situazione economica inglese non pare più rosea di quella del vecchio continente, mentre si avvertono ancora i problemi di un'economia fortemente colpita dalla crisi 2008-2009.

I forti tagli alla spesa pubblica attuati dall'attuale governo di coalizione negli ultimi mesi hanno toccato settori portanti quali l'istruzione, l'Università ed il sistema pensionistico, generando ampie proteste in tutto il Regno, a cui si devono aggiungere gli sviluppi dello scandalo intercettazioni che ha investito i giornali di Rupert Murdoch e lo stesso premier Cameron.

La ripresa economica degli ultimi mesi in taluni settori è stata maggiore rispetto a quella del resto del Vecchio Continente (Germania esclusa) ed ha portato ad un decremento del tasso di disoccupazione, accompagnato però da una ripartenza dell'inflazione. L'indice della crescita dei prezzi è attualmente al 4,4%, vale a dire circa il doppio di quanto registrato nel resto d'Europa (gli ultimi dati sono del 2,1%, con la possibilità di un lieve rialzo nei prossimi mesi sulla spinta di energetici e materie prime, mentre le previsioni per il 2012 sono dell'1,8-2,0%).

Nel complesso non risulta avvantaggiata da questa situazione la sterlina, che continua a mostrare debolezza sui mercati valutari mondiali.

Il "Quid", come viene chiamata la sterlina nello slang inglese (presumibilmente dal latino storpiato "quid pro quo") è arrivato a fine giugno 2011 a segnare i minimi degli ultimi 15 mesi contro l'euro, altra valuta che non sta certo attraversando un momento entusiasmante con il possibile default della Grecia ed i rumors relativi alle difficoltà di altri paesi.

Vediamo in modo più dettagliato quale è stato l'andamento della sterlina contro le tre valute principali: euro, dollaro e yen

Un'analisi di lungo periodo

Il trend di lungo periodo è senz'altro sfavorevole alla valuta britannica, che negli ultimi 5 anni ha perso contro sia contro l'euro, che contro lo yen e contro il dollaro fra il 20 ed il 40% del suo valore.

La percentuale di perdita più elevata si è registra contro lo yen, dove la sterlina è arrivata ad  un  50% rispetto ai massimi ante-crisi (Figura 1).

Nel dettaglio dopo essersi apprezzata nei primi anni del terzo millennio (passando dai 160-170 yen per una sterlina del 2001 ai 230-250 del 2007) la moneta inglese è crollata con la crisi fino ad essere scambiata con 120-125 yen ad inizio 2009.

Il successivo recupero della valuta inglese si è fermato in area 160 yen/pound, con un doppio massimo che ha segnato il ritorno in segno negativo della sterlina verso quota 130.

Per quanto riguarda il cambio con l'euro (Figura 2) il crollo del pound è arrivato con la crisi, quando il cambio sul forex denominato EUR/GBP ha rotto la resistenza di quota 0,70 verso l'alto, arrivando subito in area 0,80.

Il crollo della valuta britannica è proseguito con le difficoltà delle banche e dell'economia inglese derivanti dalla crisi. Alla fine del 2008 la moneta unica è arrivata a sfiorare la parità, venendo scambiata sopra quota 0,98.
Tale svalutazione del pound ha favorito parzialmente il rilancio dell'export, danneggiando conseguentemente le aziende basate sull'import.
Nel 2009 e 2010 il cross si è attestato fra gli 0,80 e gli 0,92.

 

Anche nei confronti del dollaro il 2008 è stato l'anno del crollo della sterlina
(
Figura 3). La valuta inglese dopo essere salita per tutto il 2007 (da 1,90 fino ai massimi sopra i 2,10 di fine 2007) ha subito un rapido tracollo nella seconda metà del 2008. In soli 3-4 mesi la sterlina ha perso più di un quarto del suo valore, arrivando ad essere scambiata con 1,45 dollari a fine 2008, fino ai record negativi di inizio 2009, quando per acquistare un pound erano sufficienti 1,36 dollari.

Da questi valori la valuta inglese ha trovato nuovo slancio, recuperando una parte delle perdite fino a collocarsi stabilmente fra 1,60 ed 1,70 nella seconda metà del 2009, prima di tornare ancora in area 1,50 nel corso del 2010.

Il quadro attuale e prospettive future

Lo scenario valutario internazionale attuale risulta di difficile interpretazione e spesso soggetto a repentini movimenti determinati dai rumors di mercato, non sempre fondati.

Analizzando quanto accaduto nei primi sei mesi dell'anno (i grafici sono aggiornati al 10 luglio, dopo il venerdì nero di Milano) emerge come la sterlina abbia perso terreno nel 2011 sia contro l'euro che contro lo yen, mostrando invece un lieve recupero nei confronti del dollaro.

Nel dettaglio dopo il minimo della scorsa estate in area 0,81 l'euro in questi mesi si è progressivamente apprezzato nei confronti della sterlina (Figura 4), arrivando ad essere scambiato con 0,85  pound a fine 2010, per poi arrivare a maggio in area 0,90. La successiva discesa si è arrestata a 0,87 e l'euro è ritornato a 0,90, questa volta infrangendo la "resistenza" fino a sfiorare quota 0,91.

Nelle ultime sedute di borsa l'euro ha invertito la rotta, tornando a perdere terreno nei confronti di tutte le principali valute, sulla scia delle notizie relative alle difficoltà italiane, utilizzate dai mercati per deprezzare le quotazioni dell'euro, arrivato ormai su valori decisamente elevati sia nei confronti della sterlina (€/£ 0,90) che nei confronti del dollaro (€/$ 1,45-1,50) e probabilmente ben al di sopra del fair value.

Analizzando il grafico sterlina dollaro appare piuttosto evidente il trend positivo della sterlina, con una serie di minimi e massimi crescenti, compresi nell'area fra 1,50 ed 1,67 (Figura 5).
In chiave futura occorre innanzitutto valutare se la sterlina riuscirà ad essere ancora una valuta centrale nel sistema valutario mondiale.

Nonostante la presenza della City, che rappresenta tuttora un centro vitale nella finanza mondiale, non è detto che in ambito europeo ci sia spazio per una seconda valuta forte (eccezion fatta per il franco svizzero, per cui vale un discorso a parte).  Inoltre nell'arco di qualche mese si dovrebbe capire qual è la reale forza della ripresa inglese, vale a dire se la crescita sarà confermata nei prossimi trimestri e le riforme messe in atto dall'attuale governo e basate su una politica di austerity riusciranno a dare continuità ai segnali di rilancio del paese, mantenendo nel contempo la disoccupazione su livelli significativamente bassi.

Un ultimo fattore chiave è  l'andamento del tasso di inflazione, destinato senz'altro ad influenzare le politiche della Bank of England nella gestione dei tassi di interesse.

In altre parole occorre capire se i dati positivi relativi alla crescita inglese, con un Pil in crescita di oltre il 2%, non vengano parzialmente annullati da un'inflazione due volte più alta, destinata a collocarsi fra il 4 ed i 5 punti percentuali.

E forse proprio questa è una delle sfide più impegnative della politica economica e monetaria di questo governo.

                                       Carlo Alberto De Casa

 

                    

 

 

 

                                                                                  

 

Commenti

Comments are now closed for this entry