L'ultimo rapporto dell'OCSE di febbraio 2015 sull'Italia ha ufficialmente vaticinato la fine della recessione per il nostro paese: il Pil dovrebbe crescere quest'anno dello 0,4%, per poi issarsi all'1,3% nel 2016. Molto resta da fare, ammonisce burbera l'OCSE, ma le riforme appena iniziate dal nostro governo potrebbero favorire una crescita del 6% da ora al 2025.
Il tutto al netto delle imprevedibili oscillazioni del prezzo del petrolio, dei risultati del programma di Quantitative Easing lanciato dalla BCE, del ritorno del clima di guerra fredda in Europa, delle folli minacce all'occidente dell'ISIS, del terrorismo su scala globale. La riforma del mercato del lavoro e le liberalizzazioni annunciate sarebbero comunque una componente importante per la ripresa.

Vediamo però come la pensano i nostri iscritti alla newsletter, analizzando le numerose risposte al consueto breve questionario che sottoponiamo annualmente alla loro attenzione.
Essendo stato il 2014 un anno interlocutorio per l'Italia, con sporadici squarci di luce in uno scenario ancora grigio, dove i dati in maggior crescita sono stati quelli di ascolto del festival di Sanremo, la nostra prima domanda verteva appunto sulle speranze per il 2015. Ecco i risultati (Figura 1).

1) Il 2015 in Italia sarà:
• Si cominceranno a vedere i frutti del Jobs Act e del petrolio meno caro; si avrà un "graduale rimbalzo" (Confindustria, dicembre 2014): 18%
• Migliore del 2014 ma non per tutti, in quanto la disoccupazione non scenderà ancora: 43%
• Come il 2014, stagnante: 23%
• In peggioramento per la continua perdita di potere d'acquisto degli italiani e la rarefazione delle attività produttive: 16%
L'opzione B, cautamente ottimista, è stata, come nel 2014, la più votata, scendendo peraltro dal 52% al 43%. Un calo compensato dalla crescita delle risposte per la più favorevole opzione A, che (seppur posta in altri termini) si fermava al 6% nel 2013 e ha oggi raggiunto il 18%. Sono però aumentati anche i rassegnati alla stagnazione dell'opzione C (dal 14% al 23%), mentre chi pensa che le cose andranno ancora peggio si è fermato al 16% contro il circa 29% dello scorso anno. Opinioni abbastanza polarizzate dunque, con i fiduciosi (a+b) al 61% in lieve crescita rispetto al 58% del 2014.

2) Durante il 2015 in Europa (parte I):
•Ci sarà ripresa anche grazie alle riforme strutturali di vari Paesi, all'intervento della BCE e alle nuove politiche dell'EU (successive alle elezioni 2014): 29%
•Proseguirà il pericolo di una deflazione che continua a comprimere consumi, occupazione e produzione: 14%
•Continuerà un clima di incertezza per la mancanza di una chiara linea di politica economica, senza uscire veramente dalla crisi ma anche senza particolari aggravamenti: 57%

Per quanto riguarda l'Europa (Figura 2), abbiamo posto due quesiti, il primo sulla congiuntura interna, il secondo sulla politica estera, ammesso e non concesso che si possa usare questo termine per l'Unione.
Le risposte alla prima domanda hanno forse risentito del protrarsi del problema Grecia, e pertanto si conferma quel clima di poco entusiasmo e sfiducia nella ripresa già emerso lo scorso anno: il 57% (contro il 58% del 2014) non è entusiasta delle politiche del vecchio continente, mentre il 29% crede all'efficacia delle riforme avviate (contro il 32% del 2014). Solo il 14% vede la deflazione come un pericolo, confermando quello che è il sentire comune, che difficilmente avverte i prezzi in calo come una minaccia.

3) Durante il 2015 in Europa (parte II):
•L'Europa tenderà progressivamente a isolarsi: 4%
•L'Europa stabilirà nuovi legami economici preferenziali con gli Stati Uniti e alcuni paesi asiatici: 20%
•L'Europa risentirà delle situazioni ai suoi confini: Ucraina, Medio Oriente e bacino del Mediterraneo: 76%

Per quanto riguarda lo scenario internazionale (Figura 3), i problemi già evidenziati ai confini europei sono di gran lunga il tema più sentito, per il 76% delle risposte. Emerge comunque anche una blanda fiducia nella capacità dell'Europa di adattarsi ai nuovi scenari globali (20%), mentre pochi sembrano credere a un futuro isolamento.

4) Del 2014 saranno da ricordare
• L'epidemia Ebola: 13.000 persone contagiate, oltre 5.000 morti in 8 paesi (dati Oms): 14%
• Il sorgere del Califfato ISIS: 41%
• La guerra alle porte dell'Europa: 18%
• I rapimenti e i massacri di Boko Haram in Nigeria: 5%
• La ripresa economica degi USA e il boom di Wall Street: 13%
• Il referendum della Scozia per l'indipendenza dal Regno Unito: 7%
• Altro: 2%

Non a caso, anche le risposte al quarto quesito sugli eventi più importanti del 2014 (Figura 4) riflettono le preoccupazioni in primis per la minaccia dell'ISIS (41%), ormai in rotta di collisione con l'Europa e comunque associata anche ai recenti fatti di sangue in Francia, per quanto rivendicati da altri gruppi terroristici e tecnicamente avvenuti già nel 2015, e in secondo luogo per la guerra in Ucraina (18%).
L'epidemia Ebola, irrilevante in Europa e alla fine contenuta abbastanza bene anche in Africa, si piazza la terzo posto con il 14% delle risposte. Segnalazioni anche per l'eccesso di controllo e l'egemonia degli Stati Uniti, il crollo del prezzo del petrolio e la situazione politica in Alto Adige.

5) I principali temi a livello globale nel 2015 secondo me saranno
• Le politiche monetarie divergenti tra Fed, BCE e BoJ e gli andamenti delle principali valute: 25%
• Il riavvicinamento fra Stati Uniti e Cuba: 7%
• L'allargamento degli effetti, economici e geopolitici, della caduta del prezzo del greggio: 23%
• Il rallentamento della Cina e la recessione russa: 17%
• I numerosi focolai di guerra: 26%
• Altro: 2%

La quinta e ultima domanda sulle attese per il 2015 (Figura 5) ha fatto registrare una dispersione di risposte abbastanza uniforme, tranne che per il nuovo corso nei rapporti USA-Cuba che in effetti non ha ancora mostrato fatti concreti. Le preoccupazioni per i focolai di guerra risaltano comunque anche in questo caso.
Altre opzioni segnalate sono la violenza in crescita in Messico e Venezuela, le scelte politico-economiche in Grecia, il purtroppo sempre attuale surriscaldamento del pianeta e la politica estera americana nei confronti di Russia ed Europa.
Numerosi i temi indicatici come meritevoli di attenzione in futuro (Figura 6); alcuni saranno trattati prossimamente e terremo in ogni caso conto dei suggerimenti, altri sono già stati trattati in passato. A tal proposito segnaliamo che nella nuova versione del sito sono presenti un motore di ricerca Google in home page e un altro interno in ognuna delle singole sezioni, tramite i quali è possibile cercare e consultare gli articoli più recenti e quelli in archivio. E' anche possibile scrivere un commento alle singole schede tramite l'apposito spazio a piè pagina.
Ringraziamo ancora tutti per la cortese partecipazione e i numerosi consigli e apprezzamenti.

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