Anche quest'anno abbiamo riproposto le domande che da tempo sottoponiamo alla paziente attenzione dei nostri lettori più affezionati, per tastare il polso all'evoluzione delle opinioni del nostro piccolo ma significativo campione di iscritti alla newsletter e per confrontarle con il recente passato.

Reduci da dodici mesi di continui allarmanti dati sugli andamenti sempre negativi di occupazione, produzione industriale, potere d'acquisto e credibilità della nostra classe politica, oltre che evidentemente coinvolti di persona in questa congiuntura economica che con un eufemismo possiamo definire poco favorevole, coloro che hanno risposto alle domande hanno espresso tutto il loro disagio di fronte al protrarsi indefinito di questa crisi mondiale e in particolare italiana.

La disillusione e la stanchezza, forse, hanno fatto sì che le risposte siano state anche leggermente inferiori per numero agli scorsi anni; in effetti non è piacevole continuare a sentirsi ripetere e a ripetersi che le cose vanno male e che non si vede via d'uscita, soprattutto con la prospettiva di un paese poco governabile anche dopo le prossime elezioni.

La prima domanda, la più diretta, sull'impatto della crisi dal punto di vista personale, ha così ottenuto il record assoluto di risposte negative (Figura 1). Coloro che non sono stati toccati in alcun modo da questo periodo cupo sono scesi dal 25,8% ad un misero 10%!

Tutte le altre risposte indicano un disagio crescente soprattutto dal punto di vista patrimoniale. Molti hanno indicato due o più risposte, alcuni addirittura tutte e quattro le opzioni negative, compresa l'ultima che abbiamo inserito quest'anno (l'idea di trasferirsi all'estero), che ha raccolto un imprevisto 20% di consensi, indicativo della fiducia nella capacità del nostro paese di risollevarsi.

1) La crisi:

A - non mi ha toccato finora: 10% (25,8% nel 2012)
B - mi ha toccato dal punto di vista patrimoniale: 34,8% (40,3% nel 2012)
C - mi ha toccato dal punto di vista del lavoro: 17,5% (12,9% nel 2012)
D - ha cambiato le mie prospettive di vita: 17,3% - (21% nel 2012)
E - mi sta portando all'idea di trasferirmi/andare all'estero: 20,4%

Aggregando i dati e confrontandoli con i questionari del passato (Figura 2), non possiamo non notare come questo sia stato l'anno con il più brusco crollo di riscontri positivi.

Il nostro secondo quesito (Figura 3) chiedeva di prevedere l'andamento dell'inflazione nel 2013. Non avendo riproposto la poco realistica opzione di un'inflazione fuori controllo, presente nell'ultimo nostro questionario, le risposte segnalano comunque un aumento dei timori anche su questo punto, dato che coloro che si dichiarano ottimisti scendono al 2,9%. Scendendo anche il numero dei pessimisti, la grande maggioranza prevede o forse auspica un aumento comunque non drammatico, segno che il problema sembra per ora in secondo piano rispetto ad altri più assillanti

2) Durante il 2013 in Italia l'inflazione sarà:

A - Molto contenuta, quasi inesistente: 2,9% (11,3% nel 2012)
B - Molto contenuta ma in graduale crescita: 68,7% (45,2% nel 2012)
C - Relativamente elevata: 28,4% (41,9% nel 2012)

La terza domanda (Figura 4), sulle previsioni per la ripresa dell'Europa, mostra viceversa un'attitudine leggermente più ottimista, per quanto i dati non si discostino di molto da quelli del 2012, forse anche a causa del modo in cui abbiamo scelto le opzioni, escludendo, in un eccesso di pessimismo, quella di una discreta ripresa, che era presente l'anno scorso ma aveva avuto scarso riscontro

 

 

 

3) Durante il 2012 in Europa:

A - Non ci sarà ripresa: 15,8% (22,6% nel 2012)
B - Ci sarà una ripresa lenta e insufficiente ad assorbire la disoccupazione 65% (53,3% nel 2012)
C - La situazione peggiorerà ulteriormente: 19,2% (19,3% nel 2012)

(La ripresa sarà discreta e acquisterà gradualmente vigore: 4,8% nel 2012 )

Anche sul quarto punto, l'opinione dei lettori sull'Euro (Figura 5), abbiamo preferito eliminare la risposta più drastica e, al momento attuale, meno realistica (ossia quella che ne evocava l'estinzione).

La maggioranza, alla luce degli avvenimenti del 2012, si è rafforzata nella fiducia nel recupero della valuta europea, mentre si è indebolita la parte che pensa all'uscita dal sistema di alcuni paesi, a favore di un opzione più "soft" di un'Europa a due velocità

4) L'Euro e l'Europa

A - Supereranno le tensioni attuali e l'UE ne uscirà rafforzata: 56,8% (51,6% nel 2012)
B - Supereranno la crisi ma alcuni paesi usciranno dal sistema: 17,6% (33,8% nel 2012)
C - Troveranno una soluzione di compromesso con un'Europa a due velocità e due monete: 25,6 % (11,4% nel 2012)

(Smetterà di esistere e sarà sostituito da monete di ambito nazionale: 3,2% 2012)

Per concludere abbiamo chiesto ai lettori un'opinione su quale ritengano sia il principale problema, a livello globale, da affrontare nel 2013. Date le premesse, non poteva non ottenere una maggioranza schiacciante quello che, di fatto, sta diventando più una caratteristica che una deficienza dei paesi avanzati, ossia la crescente mancanza di lavoro (Figura 6). Quasi la metà delle risposte (oltre il 45%) si è concentrata su questa opzione.

Per il resto, le risposte si sono suddivise più o meno equamente sui vari punti, ma è interessante (e in qualche modo preoccupante) notare come i problemi ambientali siano stati i meno considerati. Se forse l'approvvigionamento idrico è ancora lungi dall'essere visto come una preoccupazione per noi europei, invitiamo i lettori a non scordare che anche il 2012 è stato un anno non facile dal punto di vista del clima un po' in tutto il mondo. Senza voler preconizzare scenari apocalittici, è forse ancora preferibile affrontare una crisi economica superabile che quella di un pianeta sfruttato senza scrupoli da molti ma difeso da pochi.

5) Il principale problema a livello globale nel 2013 secondo me sarà:

A......  Trovare una soluzione almeno ad uno dei conflitti ancora aperti (Siria, Afghanistan, Medio Oriente...) :13,6%
B
......  Trovare un nuovo equilibrio tra i leader dei principali paesi (Cina, USA, Russia, etc...) : 25,7%
C
......  Il clima : 12,2%
D
......  L'approvvigionamento idrico: 3,1%
E
......  La mancanza di lavoro: 45,4% 

L'immagine che emerge in conclusione è quella di un'ormai vastissima maggioranza che non crede più a facili e rosee promesse e che fatica ancora a vedere le nubi dissolversi in questo lungo viaggio verso un orizzonte di speranza.

Per quanto riguarda i temi indicatici come meritevoli di attenzione in futuro, vi rimandiamo alla sezione dedicata ai commenti, dove abbiamo riportato i più significativi, di cui cercheremo di tenere conto nelle nostre prossime schede, compatibilmente con la nostra linea editoriale.

 

                               

 

 

                                         

 

                                    

 

                                               

 

                                

                              

                                                

            

 

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